lunedì 26 gennaio 2015

La cospirazione impossibile

Repetita juvant, è disponibile (per chi vuole capire) come download gratuito (PDF) il libro del CICAP sull'attentato dell'11 Settembre.

Basta cliccare questo link per scaricare il file.

Gli autori che hanno collaborato al libro sono:
Piergiorgio Odifreddi
Umberto Eco
Michael Shermer
James Randi
Paolo Attivissimo
Lorenzo Montali
Francesco Grassi
Andrea Ferrero
Stefano Bagnasco.

Come dice Paolo Attivissimo, che ha curato la versione digitale del libro:
«Insomma, scaricate il libro e tenetelo a disposizione per quando vi capita un complottista che inizia la propria litania: linkategli La cospirazione impossibile e non perdete altro tempo. Non ne vale la pena». 

Potete anche scaricare dei divertenti fumetti 'scettici', adatti a grandi e piccoli, a questo link.

Buona lettura



domenica 25 gennaio 2015

Vata, Pitta e Kapha

Ovvero etere ed aria (vata), fuoco ed acqua (pitta), e acqua e terra (kapha).
 
Si tratta di termini alla base della filosofia Ayurvedica, e visto l'incontro che si terrà il prossimo sabato 31 Gennaio (10.30) al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, mi sto informando per poter assistere con un minimo di conoscenze di base. E come al solito devo ringraziare Medbunker che ha già trattato, con la solita competenza, l'argomento.
 
Mi permetto di fare un riassunto della situazione, e rimando all'articolo di Medbunker per i dettagli.
 
L'Ayurveda è una medicina orientale che sfrutta idee e credenze secolari, ed ha come scopo quello di bilanciare le energie del nostro corpo, in particolare mente e spirito, purificare l'organismo, integrare la salute. In questo modo condurrebbe anche alla felicità, oltre che alla salute.
 
I mezzi con i quali si otterrebbero questi benefici sono tutti "naturali", erbe, minerali, massaggi, diete, tutta una serie di rimedi tramandati dall'antichità (quando non esistevano le medicine) ed a volte "modificati" con il tempo.
 
Si parte dall'idea, abbastanza comune, che il corpo sia connesso con la mente e l'universo attraverso una sorta di "forza vitale". Ogni parte del corpo è unita all'universo, contiene sostanze che si ritrovano in natura e quando la "connessione" con la natura è sbilanciata, insorge la malattia.
 
All'epoca nella quale nacque questo tipo di medicina non esisteva alcuna idea sullo sviluppo delle malattie, non si conoscevano i batteri e tutti i mali derivavano da forze sovrannaturali che decidevano per noi. Per curare le malattie, la medicina ayurvedica utilizza gli elementi che secondo lei compongono il corpo, si usano quindi erbe o minerali, massaggi per "riequilibrare" le energie, ed altro, come esercizi di respirazione e simili allo yoga.
 
Non discuto l'oggettiva utilità di una pratica che induce a prendersi cura di se stessi, pensare positivo e fare attività fisica.  Migliorare la propria alimentazione, lo stile di vita, dedicarsi del tempo per curare la propria vita, sono tutti princìpi che non possono essere dannosi.
 
Purtroppo, come in tutte le cose, ci sono dei pericoli in agguato. Fino a che ci si limita alla cura di piccoli malanni, malattie psicosomatiche, stati di stress, niente di male, ma quando si pretende (come alcuni fanno) di curare anche malattie gravi (cancro incluso), forse si esagera.
 
Un altro problema è l'uso di erbe e sostanze terapeutiche, comprate via web dai paesi di origine, che non sono controllate e che oltre a poter essere di scarsa qualità possono essere dannose. Sono in aumento infatti i casi di avvelenamento (anche letale) da prodotti ayurvedici. In particolare sono stati segnalati diversi casi di avvelenamento da piombo.
 
Ci sono pochi studi scientifici (e di scarsa qualità) sull'efficacia dell'ayurveda, ma è chiaro che è la stessa base teorica dell'Ayurveda a non trovare conferme in campo scientifico. Le fantomatiche "energie", la "forza vitale", l'equilibrio con l'universo sono tutti concetti filosofici che hanno pochissimo in comune con la medicina.
 
Non sono conosciute malattie guarite con l'Ayurveda ma sono descritti stati di malessere psicologico notevolmente migliorati. Regolare le proprie abitudini di vita non può che tenerci in un binario di educazione sanitaria utile in qualsiasi caso, bisogna invece diffidare pesantemente da quei medici ayurvedici che pretendono di curare l'impossibile.
 
Per concludere quindi: diffidare da prodotti non sicuri e non certificati. Affidarsi solo a medici iscritti all'albo ed abilitati, parlare sempre con il proprio medico curante per capire se si può ricorrere a questo tipo di pratica o se non fosse consigliabile vista la propria patologia.
 
Basti sapere che la medicina Ayurvedica, da noi considerata quasi un "capriccio" un po' stravagante (preso anche in giro da Aldo, Giovanni e Giacomo in un loro film), in India è utilizzata dalla classe più povera (perché spesso praticata da guaritori improvvisati) ma che per le malattie vere, anche in quel paese, si rivolgono agli ospedali, quando esistono.

Alla prossima.

Tecnologia

Viviamo in un mondo ricolmo di meraviglie tecnologiche che diamo per scontate, banali, cose di tutti i giorni. Ed in effetti, la tecnologia si trova in tanti aspetti del nostro vivere quotidiano. La cosa strana è che pur vivendo in mezzo a lampanti dimostrazioni del progresso della scienza, troppe persone hanno una conoscenza scientifica minima, unita spesso ad una diffidenza nei riguardi della stessa.

Non che la scienza, e la tecnologia che da essa deriva, sia assoluta e perfetta, ma certamente è la cosa che ci aiuta nel nostro vivere quotidiano, ed è quella che può dare soluzioni ai problemi che ci affliggono.
Poi ci possono essere valutazioni diverse della parola ‘aiuto’. Per esempio, la possibilità di essere sempre raggiungibili, grazie ai telefoni cellulari, è un aiuto o una maledizione? La risposta non è una, dipende dall’uso che facciamo del mezzo, non dal mezzo in se.

Ma torniamo a parlare di tecnologia, per l’appunto di telefoni cellulari. Sono ormai nelle tasche di tutti, modelli più o meno evoluti che permettono di navigare su internet, prendere appunti, fare foto quasi professionali, riprodurre musica ed anche di telefonare! Questi meravigliosi e diabolici aggeggi si basano su segnali radio, che nascono solo 128 anni fa, con le prime trasmissioni di David Hughes nel 1887. Nel 1897 Marconi brevettò la radio. Lo stesso Marconi, nel 1924 (91 anni fa) realizzò la prima trasmissione di voce umana. Lo stesso anno nasce la URI, che diventerà prima EIAR e poi RAI. Una sentenza del 1976 permise la nascita delle radio libere, togliendo il monopolio alla RAI. Il tutto supportato dai progressi nella tecnologia di trasmissione, le valvole ed i loro successori, i transistor.

Il telefono ha una storia molto più antica. Sistemi di comunicazione vocale attraverso tubi erano in uso in epoca greca e romana, in Cina nell’anno 1000 ed in Europa in alto medioevo. Il telefono elettrico, invece, è probabilmente da attribuire ad un valdostano, Innocenzo Manzetti, che ideò il suo apparato intorno al 1855. Intorno al 1875 tra Bell, Meucci e Grey inizia a svilupparsi la rete telefonica americana, e la prima linea italiana è del dicembre 1877, a Milano. La prima telefonata transatlantica risale al 1927. I primi telefoni erano linee punto-punto, poi si inventarono i primi centralini, dove con un operatore connetteva fisicamente il chiamante con il ricevente. Le moderne centrali telefoniche connettono elettronicamente senza mano umana, e la rete è globale.

Nel 1973 la Motorola presentò il primo prodotto che univa radio e telefonia, ma solo nel 1983 uscì il DynaTAC 8000X, primo ‘telefono cellulare’ commerciale. Il 1° Gennaio 1985 la prima telefonata cellulare nel vecchio continente, in Inghilterra, su rete Vodafone. Quei telefoni cellulari pesavano 5 chili ed avevano un’autonomia di 30 minuti. La storia di una cosa che diamo per scontata, il telefonino, ha solo 30 anni!!!

Il primo telefonino di successo è Motorola: lo StarTAC, nel 1996. Nel 1999 Nokia lancia il 3210, il primo cellulare con i giochini (ricordate lo ‘Snake’?) e le cover colorate intercambiabili. Il primo schermo a colori fu del Sony Ericsson T681 nel 2001. Il BlackBerry, con la sua tastiera estesa ed il sistema di push mail arrivò nel 2002, diventando un accessorio indispensabile per gli uomini di affari.

Il telefonino più famoso e più ambito (e che a me non piace) è l’iPhone della Apple, la cui prima versione venne commercializzata nel 2007. Questo telefono ha reso ‘indispensabile’ lo schermo touch, introdotto sul mercato l’anno prima da LG, mentre la necessaria tecnologia era usata da alcuni anni in altri dispositivi, come bancomat e schermi per PC.
In meno di 10 anni il touch screen è diventato parte della nostra vita. Per i bambini di oggi è ‘normale’ toccare lo schermo per far accadere le cose, ed ho sentito un bimbo di forse 3 anni lamentarsi che il TV a schermo piatto ‘non funzionava’ quando lui toccava l’immagine…
Oggi abbiamo in mano un oggetto che si collega alla rete globale, accetta comandi vocali, sa dove siamo (grazie al GPS integrato), risponde al nostro tocco, e che pesa 200 grammi… praticamente magia, la magia della scienza.

Alla prossima!
 
 
 

mercoledì 14 gennaio 2015

Ignoranza o malafede?

Ho appena ricevuto un invito a firmare una petizione relativa al laboratorio di Roma di cui ha parlato Striscia la Notizia a Dicembre.

Mentre la petizione in se è più o meno moderata (http://firmiamo.it/fermiamo-la-sperimentazione-su-scimmie-a-roma#petition), la email che ho ricevuto evoca scenari da incubo:
... Hanno piastre di titanio che spuntano dalla testa e che sono conficcate nel cervello. Sono le ennesime vittime di prigionia della sperimentazione sugli animali. ...

Sapendo quali sono le leggi che regolano la sperimentazione animale, la cosa non mi è sembrata del tutto plausibile, e sono andato a chiedere lumi a chi la SA la conosce davvero.

Ed è uscito fuori che si tratta delle solite esagerazioni, non so se fatte in malafede, per ignoranza, o solo per mancanza di voglia di informarsi.

Avrei voluto commentare la petizione, ma mi sembra sia impossibile commentare senza firmare, quindi faccio il poco che posso diffondendo nel mio blog la dettagliata risposta di Pro Test Italia.

https://protestitalia.wordpress.com/2014/12/19/ignoranza-abissale-o-malafede-colossale-ai-posteri-lardua-sentenza-prima-parte/ 

Buona lettura

martedì 6 gennaio 2015

A proposito di scie chimiche...

Rubo un commento di un amico Facebook:

In Italia nel 1958 circolavano 1.100.00 automobili, nel 1970 10 milioni ed attualmente circa 40 MILIONI ogni giorno, e i loro scarichi sono all'altezza del suolo, soprattutto all'altezza di bambino.
Solo che questi dati reali di inquinamento non fanno presa sugli sciachimisti, perché?
Perché sono dati REALI, quindi si dovrebbe combattere davvero contro qualcosa che esiste, e che tutti USIAMO.
Le scie (di CONDENSA e non chimiche, aggiungo io) sono lassù, si accusano milioni di persone di genocidio, e ce ne fottiamo se per andare a portare il pargolo facciamo 100 metri con una macchina di 2 tonnellate.
E lo fanno REALMENTE milioni di persone al giorno.

E meno male che dal 1958 ad oggi i motori delle auto sono diventati più efficienti e puliti...

lunedì 5 gennaio 2015

Di che colore si veste Babbo Natale!

L’anno vecchio è finito ormai e (come cantava Dalla) qualcosa ancora qui non va, è passata pure la Befana, quindi cerchiamo di riprendere le buone abitudini di una rubrica quasi settimanale…
 
Finito il periodo natalizio, vi riassumo un articolo di QueryOnLine (la rivista web del CICAP) sulle origini del rosso dispensatore di doni.
Babbo Natale è cicciotto, con la barba bianca, ed indossa un vestito rosso bordato di bianco, con cappello intonato. Giusto?
 
Questa è l’immagine che ne abbiamo, e dura fin dal 1959, quando venne lanciata da una pubblicità della Coca Cola firmata da Haddon H. Sundblom. Da allora, Babbo Natale è quello, anche se la Pepsi Cola nel 1996 tentò di proporre un Babbo in Blu.
 
E prima? Andiamo a vedere da dove ‘nasce’ Babbo Natale… La leggenda del rossovestito barbuto risale alla figura di San Nicola, nato a Patara, un porto nel sud della Turchia, nel 270 d.C. e vissuto nella Licia, dove fu vescovo di Myra. A lui si attribuivano miracoli, come quello di aver ridato la vita a tre bambini, o azioni molto generose, come ad esempio quella di aver regalato la dote alle tre figlie di un pover’uomo perché potessero sposarsi. Quest’ultimo episodio è raccontato da Dante Alighieri nel XX canto del Purgatorio (vv. 31-33), come uno dei tre esempi di generosità in opposizione all’avarizia punita in quel girone. San Nicola era visto come il protettore dei poveri, delle donne nubili e dei bambini. Dopo la sua morte, le spoglie furono trafugate e portate a Bari, città della quale il santo divenne patrono.
 
San Nicola, fino al 1300, aveva la barba marrone e tuniche di diversi colori. Con la diffusione del Cristianesimo, San Nicola fu associato alla divinità nordica Odino (si, Il papà di Thor), raffigurato con barba bianca e di solito in sella a cavalli bianchi.
 
E’ solo nel diciannovesimo secolo che Santa Claus inizia la sua scalata al titolo di ‘portaregali’, soprattutto per il mondo anglosassone. Il “Racconto di una visita di San Nicola”, di Clement Moore, fu pubblicato a New York il 23 Dicembre 1823. Da questo poema Robert Wier crea il primo vero ritratto popolare in cui il vecchietto vivace comincia ad assumere le sembianze del Babbo Natale che conosciamo: lo ritrae come un elfo smilzo e bassino, con copricapo e stivali, con un sacco pieno di giocattoli.
 
Fu intorno al 1862 che Thomas Nast, vignettista politico, ritrasse per la prima volta il Babbo Natale a noi noto, prendendo in prestito a modo suo le caratteristiche più salienti che emergevano in poemi e romanzi. Da quel momento, la sua l’immagine di Santa Claus, con giocattoli, pancione, pipa, barba bianca e abito rosso, venne usata in molte pubblicità e centri commerciali.
Alla morte di Nast (1902) lo stile di Babbo Natale venne lasciato alla fantasia di chi lo disegnava. Si ebbero quindi Babbi alti e bassi, magri e grassi, e vestiti nei modi più diversi, anche se spesso in rosso.
 
La società americana iniziò a chiedere Babbi Natale per stimolare le vendite natalizie, e nel 1937 nacque le prima scuola di formazione per Babbi Natali ad Albion (New York), che impartiva lezioni sul comportamento e sulle tecniche di vendita. La scuola curava anche l’apparenza dei Babbi Natali, che dovevano portare abiti rossi, stivali neri e baffi.
 
In questi anni, la Coca-Cola decide di adottare il personaggio di Babbo Natale nelle sue pubblicità. E Sundblom comincia a rappresentare un Babbo Natale circondato da bambini, giocattoli e regali, elfi, alberi di Natale, renne, che si cala nei camini. Nelle illustrazioni, Babbo Natale legge lettere di bambini, costruisce giocattoli, controlla le sue liste. Un Babbo Natale florido e sfarzoso e, al tempo stesso, umano, amorevole e gioioso, e molto ingrassato rispetto ai tempi di Nast. Il pancione è tracotante, simbolo dell’opulenza e della ricchezza americana, in rosso e bianco come i colori della Coca-Cola.
 
Alla fine Sundblom ha messo insieme varie tradizioni, dando vita ad una immagine che è ora irrinunciabile. Pensate ad un Babbo Natale magro, per esempio…
 
Se volete tutti i dettagli, vi rimando all’articolo sul web http://www.queryonline.it/2014/12/24/babbo-natale-veste-coca-cola/
 
Alla prossima!

martedì 30 dicembre 2014

Scie chimiche e tribunali

Sapete che esistono dei personaggi che sostengono il megacomplottone globale delle scie chimiche. Ne ho parlato diverse volte, e la situazione è sempre quella, ovvero trattasi di fesseria.

Purtroppo c'è chi si è trovato diffamato da alcuni 'profeti' delle scie, ed è al momento in causa per cercare di avere giustizia.

Sapete tutti benissimo che le procedure legali italiane sono... farraginose e costose, e l'amico Wasp, che non naviga nell'oro, avrebbe bisogno di un aiuto.

Chi volesse supportare la lotta alle falsità di qualcuno che evito di citare (che tanto nella sua lista di biechi disinformatori ci sono già), legga questo post e faccia la sua donazione...
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