mercoledì 24 dicembre 2008

Buone Feste!

Cari Lettori,
auguro a tutti voi un Sereno Natale ed un 2009 ricco di successi e di felicità.

Ma sopratutto un anno pieno di sano scetticismo, per superare indenni le nuove bUFOle che il nuovo anno sicuramente (purtroppo!) porterà con se.

Buone feste!

giovedì 18 dicembre 2008

Muta - Non muta


Sulla rivista ‘Le Scienze’ si trova la rubrica ‘Pentole e provette’ di Dario Bressanini. Questa interessante rubrica parla della scienza applicata alla cucina (ottima la ricetta della mousse di cioccolato proposta!) e di problemi correlati.

Nel numero di Ottobre 2008 Bressanini si è occupato delle ’mutazioni ortofrutticole’, ovvero di come la frutta e la verdura che mangiamo siano stati ‘modificati’ nel corso dei millenni.

Ovviamente sapete tutti che nel corso dei millenni l’uomo si è sempre adoperato per migliorare il rendimento e le caratteristiche delle piante utili. Per esempio, il mais (o granoturco), pianta di origine americana (e viene da ridere a leggere di piatti ‘a base di mais autoctono piemontese’), in origine produceva pochi chicchi, e con selezioni ed incroci si è arrivati ad avere le rigogliose pannocchie che vediamo nei nostri campi. La pianta originale invece si è ormai estinta.
Stessa sorte per grano, riso orzo, e per mele, insalata, melanzane, e chi più ne ha più ne metta.

Oggi, oltre agli incroci ‘tradizionali’, si possono usare le tecniche dell’ingegneria genetica…. si, proprio i famigerati OGM…. quelli che hanno prodotto la famosa ‘fragola-pesce’, che però esiste solo nella fantasia di qualcuno. Nonostante la cattiva pubblicità fatta all’ingegneria genetica, questa tecnica permette di ottenere risultati di grande rilievo, mirati ed altamente controllati. Un esempio è il mais resistente alla piralide, parassita che rende il mais tossico e che richiede un grande uso di antiparassitari. Oppure il ‘golden rice’, un riso che produce una piccola quantità di beta-carotene, precursore della vitamina E, e che è potenzialmente di grande utilità per combattere l’insufficienza vitaminica nelle popolazioni che si cibano quasi esclusivamente di riso. A mio avviso, la ‘crociata’ contro gli OGM, di cui magari parleremo un’altra volta, pur avendo dei punti condivisibili, è forse più politica che scientifica.

La cosa interessante che si legge nell’articolo di Bressanini sono i sistemi di miglioramento ‘atomico’ delle piante messi in atto tra il 1920 ed il 1970, e che non sono soggetti a scomunica come gli OGM.

In quegli anni la ‘frontiera’ erano gli usi pacifici dell’energia nucleare. Visto che le radiazioni sono ‘mutageniche’ (ovvero forzano un cambio a livello genetico), e che l’evoluzione non è altro che la sopravvivenza di mutazioni casuali che migliorano la specie, perché non provare ad accelerare il fenomeno con radiazioni artificiali?

Detto – fatto! In diversi paesi, tra cui l’Italia, si iniziarono progetti di irradiazione di sementi e di successiva verifica dei risultati, che sono letteralmente nella bocca di tutti! Facciamo una breve carrellata.

Vi piace il pompelmo rosa? Quello chiamato ‘Star Ruby’? Deriva dal Ruby Red, mutazione naturale, i cui semi furono irraggiati con neutroni lenti, che portarono alle varietà rosa e senza semi in commercio oggi.

Che ne dite della birra? La Pilsner Urquell è cecoslovacca, e nel 1965 in quel paese si introdusse l’orzo Diamant, modificato con raggi gamma: piante più basse e resa più alta.
Una variante simile, il Golden Promise, sempre ottenuto con raggi gamma, si è diffuso in Scozia per la produzione di birra e whisky.

Che ne dite di un buon piatto di pasta? In Italia viene prodotta con farina di grano duro, e la varietà più diffusa (con le varietà derivate) è il CRESO, ottenuto negli anni 70 per irraggiamento con fasci di neutroni.

E poi fagioli (Montalbano e Mogano), riso (Fulgente), piselli (Esedra, Savona ed altri), melanzane, patate, ciliegie……

E’ curioso notare che queste varianti ‘atomiche’ non siano particolarmente avversate da ambientalisti ed opinione pubblica.

Per approfondire il tema vi invito a leggere l’articolo originale disponibile nel blog di Dario Bressanini sul sito di Le Scienze.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 18 Dicembre 2008, Numero

giovedì 11 dicembre 2008

Nessie!


Un recente film fantasy – The Water Horse - basa la sua trama su una ipotetica creatura misteriosa che vivrebbe nelle acque di Loch Ness.
La versione odierna delle teorie su ‘Nessie’ cominciò con la testimonianza dei coniugi McKay nel 1933. Mentre tornavano a casa nei pressi di Drumnadrochit, i due videro un enorme animale che si tuffava dalle rive del lago nelle gelide acque. I coniugi riportarono: "Assomigliava ad una balena". La notizia fece scalpore in tutto il mondo, ben presto la popolazione locale, i Media e molti criptozoologi iniziarono ad interessarsi al fenomeno. Naturalmente con molti occhi puntati sul lago di Lochness, gli avvistamenti nel corso del tempo crebbero a dismisura, e tutti erano orientati in un unica direzione: un enorme creatura lunga dai cinque ad i sei metri, con il collo lunghissimo e una testa minuta, ed infine due o tre gobbe a seconda delle varie descrizioni. Alex Campbell, guardiano delle acque del lago di LochNess per quarantasette anni afferma di aver avvistato il mostro ben diciotto volte ma di non essere mai riuscito ad immortalarlo in una foto.
Testimonianze sempre molto vaghe, fotografie poco nitide e filmati ancor meno convincenti.

In realtà, la fotografia più famosa del mostro, realizzata nell'aprile del 1934, si è rivelata pochi anni fa (1994) un falso per ammissione del suo stesso autore: si trattava di un modellino immerso nell'acqua. Altri documenti e "prove" hanno trovato una spiegazione ragionevole: ciò che conta, tuttavia, è che i motivi per dubitare della presenza reale del mostro sono molti. Innanzitutto, per sopravvivere oltre 70 milioni di anni, una creatura preistorica avrebbe dovuto riprodursi continuamente: quindi, nel lago dovrebbe esistere almeno più di un mostro e sul suo fondale si dovrebbero trovare le ossa di centinaia di mostri, invece nulla di tutto questo c'è nel lago. Una creatura di quelle dimensioni, poi, difficilmente potrebbe nascondersi così a lungo dentro uno spazio piccolo come quello del lago di Loch Ness.

Neil Clark, curatore del museo di paleontologia della Glasgow University ha trascorso due anni a studiare il grande mistero di Loch Ness e del suo abitante Nessie. Ora sostiene che i testimoni potrebbero avere visto un elefante. L'animale, secondo la teoria di Clark, nuotava nel lago e le persone avrebbero scambiato la proboscide e la gobba che fuoriuscivano dall'acqua per il mostro marino tanto famoso nel mondo.

Clark ribadisce la sua spiegazione con un fatto: i circhi erano soliti circolare in quell'area, in particolare dal 1930. E fu proprio nel 1933 che i coniugi McKay videro il caro Nessie immergersi nel lago. Secondo il paleontologo, queste carovane passavano da Inverness e permettevano agli animali di fare una sosta e di nuotare nel lago per rinfrescarsi. Quando un elefante nuota nell'acqua, in superficie si può vedere solo parte del dorso e la proboscide; quest'ultima poteva far pensare al lungo collo di un animale misterioso. Osserviamo che l'idea non è del tutto nuova. L'ipotesi degli elefanti, infatti, era già stata formulata in passato per spiegare gli avvistamenti di Mokele Mbembe, il presunto dinosauro superstite che secondo alcuni sarebbe stato osservato in alcune regioni dell'Africa a partire dal 1913.

A differenza del mostro di Loch Ness, tuttavia, una reale creatura marina, che si credeva estinta da decine di milioni di anni, è stata effettivamente scoperta solo alcune decine di anni fa, si tratta di un pesce: il celacanto. Meno suggestivo di un vero e proprio dinosauro marino, certo, ma pur sempre una creatura preistorica.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 11 Dicembre 2008, Numero 45

mercoledì 10 dicembre 2008

La nevicata del 10 Dicembre 2008

Questo post non c'entra con l'argomento del blog, ma alcune di queste immagini sono suggestive, e fanno tanto Natale.

E fanno anche pensare che la pulizia strade non è esattamente il principale obiettivo delle amministrazioni locali.....

giovedì 4 dicembre 2008

Le famigerate Sorelle Scoppi


Le Bangs Sisters (in Italiano, le Sorelle Scoppi), Lizzie e May, erano due famose medium nella Chicago della fine del 1800. Fu la loro madre Meroe, anch’essa medium, che le avviò alla professione. Già nel 1872, quando Lizzie aveva 12 anni e May 8, si esibivano in spettacoli spiritici, di cui si ebbero resoconti sulla stampa dell’epoca: messaggi dei defunti apparivano su lavagne; seggiole e mobili si muovevano. I bambini venivano legati con corde e fatti entrare in una cabina da cui poi proveniva il suono di una chitarra e da cui si vedevano uscire mani che si agitavano. Alla fine, la giovane May portava in scena un ‘gattino spiritico’, un gatto senza pelo che si pretendeva essere nato nell’altro mondo.

Nel 1888, le sorelle erano diventate tra le più note medium di Chicago, fornendo remunerative sessioni private, con l’assistenza della madre. Il Washington Post (17 Aprile 1888) riportò che “Lizzie e May Bangs, sotto il nome di Bangs Sisters, gestiscono la più importante attività spiritistica in Chicago…. Il loro elegante studio è affollato sia di giorno che di notte, ed i soldi affluiscono copiosamente nei loro conti.”

Uno dei loro clienti era Henry Jestram, un benestante fotografo di Chicago. Poco dopo essere diventato un regolare frequentatore delle sedute delle Sorelle Bangs, ed aver speso gran parte della sua fortuna per pagare le loro astronomiche parcelle, Jestram impazzì e dovette essere rinchiuso in un istituto. Molti giornali attribuirono alle medium la morte di Jestram. In uno spettacolare arresto effettuato il 2 Aprile1888, due investigatori in borghese parteciparono ad una seduta delle sorelle Bangs e furono testimoni dell’apparizione dalla cabina di una serie di entità spiritiche. Quando una spettrale principessa Russa, vestita di una toga regale, fece la sua apparizione, gli investigatori la bloccarono. Si trattava di May Bangs, mascherata da principessa.

May si sposò 4 volte. Nel Novembre del 1890, May – già divorziata dal primo marito – ottenne il divorzio dal ricco imprenditore della chimica Henry H. Graham. La loro breve, drammatica relazione cominciò durante una seduta del 1887 nella quale la Bangs disse al da poco vedovo Graham che la sua moglie deceduta la aveva contattata dicendo che lui avrebbe dovuto sposare la medium, aggiungendo anche un messaggio del figlio morto: “Caro papa, mi piacerebbe questa signora come mia nuova mamma”.
Nel 1907, May Bangs si sposa nuovamente, questa volta con Jacob Lesher, il milionario industriale della pelletteria. Secondo il New York Times, la medium “gli fece la proposta tre volte prima di riuscire finalmente a convincerlo assicurandogli che lo spirito di sua madre (di Lesher) sollecitava l’unione e che lui stesso sarebbe diventato 25 anni più giovane e non sarebbe mai più stato malato.” Nel giro di 2 anni Lesher rimase senza un soldo. “Suggerimenti economici dal mondo degli spiriti avrebbero causato il fallimento di Jacob H. Lesher, ex milionario, e marito di May Bangs, la ‘pittrice spiritica,’” scrisse il Chicago Daily Tribune il 16 Luglio del 1909.

La fama delle Sorelle Bangs è dovuta soprattutto alla loro tecnica di ‘pittura spiritica’, mediante la quale riuscivano a far ‘materializzare’ dipinti di persone scomparse sotto gli occhi dei lori clienti.

Fortunatamente David P. Abbott, un prestigiatore dell’epoca ed investigatore dell’occulto, svelò al mondo i trucchi usati dalle sorelle, e così per loro divenne sempre più difficile trovare clienti.

Ulteriori dettagli sulle Bangs Sisters (in Inglese) su questo sito.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 4 Dicembre 2008, Numero 44

giovedì 27 novembre 2008

Cercando la vita


Ho già scritto di essere convinto dell’esistenza di altre forme di vita nell’universo. Non solo il solo a pensarla così! Ci sono molti enti che studiano quest’affascinante possibilità e cercano di trovare prove dell’esistenza di vita su altri mondi.

Un esempio sono i rover della NASA, Spirit ed Opportunity, che stanno ancora esplorando la superficie di Marte, anche alla ricerca di acqua e molecole complesse. Questo programma continua a ben 5 anni dal lancio, ed a più di 4 dall’atterraggio, a fronte di un’attesa di funzionamento di 90 giorni. Un vero successo! I risultati ottenuti, anche se non hanno permesso di scoprire gli omini verdi, sono eccezionali, ed i dati fin qui raccolti occuperanno i geologi per molti anni.

Esiste anche il Progetto SETI, che si occupa di analizzare i dati radio raccolti dai radiotelescopi per identificare segnali radio di origine artificiale. La cosa interessante è che tutti possono contribuire a questo progetto. Basta scaricare un piccolo programma nel nostro PC, e questo, lavorando come uno screensaver, scaricherà ed analizzerà pacchetti di dati dai server di SETI, ed invierà i risultati. Purtroppo fino ad oggi non abbiamo scoperto segnali intelligenti, ma si continua a cercare. Magari potrebbe essere uno di voi a trovare la prima prova di intelligenza aliena nell’universo!

Lasciando perdere ET ed i vari omini verdi della fantascienza, come potrebbe essere un alieno? La NASA ha un ente che studia le diverse possibilità di vita aliena. Sono tante le possibilità analizzate, in funzione del tipo di stella, del pianeta, e della chimica usata. La vita sulla terra è basata sul carbonio, ma potrebbero esistere esseri che usano il silicio o altri elementi. Noi viviamo su un piccolo pianeta roccioso, ma possiamo escludere la possibilità di vita sui giganti gassosi?

Ci sono diversi progetti, sia della NASA che dell’ESA dedicati alla ricerca di pianeti in altri sistemi solari (ebbene si, nonostante le distanze in gioco, questo tipo di ricerca è tecnicamente possibile! Una delle meraviglie rese possibili della scienza!). Ad oggi abbiamo già scoperto almeno 200 diversi pianeti orbitanti intorno ad altre stelle, ma sono solo una piccola parte di quelli che sicuramente esistono.

Non sappiamo ancora se qualcuno di questi pianeti ospiti la vita, ma è questione di tempo. Nel Luglio 2007 è stata confermata la presenza di vapore acqueo in un pianeta extrasolare, studiando il passaggio della luce di una stella attraverso l’atmosfera del pianeta.
Un possibile sistema per scoprire vita è cercarne la ‘firma’, per esempio analizzando la composizione dell’atmosfera alla ricerca di gas di origine biologica, quali ossigeno ed ozono, oppure valutando la colorazione della superficie.

La nostra Terra, vista dallo spazio, è in prevalenza blu (gli oceani), e le terre emerse sono in larga parte di colore verde, dato dalla clorofilla delle piante.
Un pianeta che orbiti attorno ad un’altra stella potrebbe però avere vegetazione di altri colori, rosso, blu, addirittura nero, in funzione del tipo di luce disponibile. Le diverse possibilità sono studiate in modo da poter definire come identificare i segni di vita su altri mondi.

Informazioni (in Inglese) sugli studi di ‘astrobiologia’ sono disponibili sul sito di 'Astrobiology'. Ne raccomando la consultazione!

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 27 Novembre 2008, Numero 46

giovedì 20 novembre 2008

Argyria.


L’oggetto di questo articolo è una particolare forma di dermatosi, ed è uno dei tanti motivi per cui questa rubrica esiste.

Di che cosa si tratta? Dobbiamo iniziare dalle proprietà antimicrobiche dell’argento. Questo metallo, oltre ad essere apprezzato in gioielleria, è usato per esempio nelle testine degli spazzolini da denti, appunto per ridurre la formazione di batteri. Ci sono molti altri usi medici dell’argento. Fin qui, tutto bene.

Ma se l’argento è antimicrobico, se io ne assumo una certa quantità con regolarità dovrei essere in grado di limitare le infezioni. Questo ragionamento, che ha una sua logica, è stato seguito da diverse persone. E’ possibile trovare (su Internet) svariate pagine che spiegano come prepararsi in casa una soluzione di argento colloidale, oppure siti che vendono ‘integratori alimentari’ pronti a base di questo metallo, con dettagliate istruzioni per l’uso.

Occorre sapere che il nostro organismo contiene naturalmente una quantità di argento, circa un milligrammo a persona. Eventuali quantità aggiuntive di metallo (comunque assunto) vengono eliminate dall’organismo attraverso le solite vie. Il metallo che non può essere eliminato viene accumulato nelle cellule, soprattutto quelle della pelle.
L’argento diventa tossico quanto raggiunge la concentrazione di 50 – 500 milligrammi per Kg di peso, ovvero da 4 a 40 grammi per una persona di 80 kg (fonte).

E’ un quantitativo decisamente difficile da raggiungere, a meno di sgranocchiare cucchiai d’argento tutto il giorno. Però, assumendo costantemente soluzioni di argento colloidale, come suggerito da diversi siti, si riesce ad arrivare a livelli molto vicini a quelli indicati.

A questo punto possiamo iniziare ad avere un quadro generale della situazione:
- l’argento è antimicrobico
- se ne può fare in casa una soluzione colloidale
- si può comprare come ‘integratore’ già pronto
- ci sono istruzioni per ‘mantenersi in salute’ con l’argento
- ci sono sempre quelli che magari esagerano
- l’argento in eccesso si accumula nella pelle.

Ma l’argento colloidale per che cosa è anche usato? Qualcuno ha detto in fotografia? Risposta esatta! Infatti, i sali di argento hanno la caratteristica di decomporsi sotto l’azione della luce, depositando argento metallico.

Ma un momento….. se io ho assunto tanto argento, che mi si è accumulato nella pelle….. non è che sono diventato una specie di lastra fotografica ambulante?

Ebbene si , questo è il rischio che si corre ad assumere alte dosi di argento colloidale. E’ possibile che si arrivi ad accumulare nella pelle una tale quantità di sale d’argento da diventare ‘fotosensibili’: con l’esposizione alla luce del sole, il sale si decompone, il metallo precipita, e la pelle diventa grigio-blu.

Questa colorazione cutanea è appunto detta ARGYRIA. Non è dannoso per l’organismo, semplicemente si assume un colore strano, vagamente metallico, e di difficilissima eliminazione……

Se volete saperne di più, rivolgetevi a Rosemary Jacobs, oppure a Stan Jones , che vivono questo problema sulla loro pelle (nel vero senso della parola!).

Alla fine, l’importante è sempre INFORMARSI bene, valutando con attenzione le (troppe) informazioni disponibili. Considerate anche da chi arriva l’informazione: se chi vi dice che l’argento fa bene vi vuole vendere il suo preparato, forse è di parte.

Se dopo aver vagliato i pro ed i contro, deciderete che bere un bicchiere d’argento al giorno fa bene, nonostante il rischio di diventare grigi, la scelta è solo vostra.

Alla prossima.

Informazioni sulla tossicità dell’argento sono disponibili qui.

Da Il Novese, Giovedì 20 Novembre 2008, Numero 42

giovedì 13 novembre 2008

Misteri veri: le montagne sepolte dell'Antartide.

Questo articolo è tratto dal sito di Paolo Attivissimo, e pubblicato con il permesso dell’autore.

Intanto che certi programmi TV si occupano di misteri di cartapesta, gli scienziati si occupano di quelli veri. Per ricordare che la scienza vera non nega i misteri, ma quando li trova sul serio li indaga, eccovi la storia intrigante dei monti Gamburtsev.

Non ne avete mai sentito parlare? Eppure si tratta di una catena montuosa grande come le Alpi, che si estende per circa 1200 chilometri e ha vette di oltre 3000 metri. Non siete i soli a non conoscerle: sono in un luogo così inaccessibile che nessuno ne conosceva l'esistenza fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, e ancor oggi nessuno le ha scalate. Cosa ancora più intrigante, sono in un posto dove la geologia dice che non ci dovrebbero essere montagne. E' questo il motivo che ha spinto Robin Bell, del Lamont-Doherty Earth Observatory, a dire di queste montagne: "E' come aprire la porta di una piramide egizia e trovarci dentro un astronauta".

Dove sono? Non cercatele sull'atlante: sono sepolte sotto i ghiacci dell'Antartide. Furono scoperte da una missione sovietica nel cuore del continente, durante l'Anno Geofisico Internazionale 1957-58, e prendono il proprio nome dal geofisico sovietico Grigoriy A. Gamburtsev (morto tre anni prima della scoperta). La loro struttura è stata poi mappata approssimativamente tramite i satelliti Landsat, che sono in grado di "vedere" oltre la coltre di ghiaccio, spessa fino a 600 metri.

Ora la comunità scientifica internazionale torna ad esplorare questo mistero nell'ambito dell'Anno Polare Internazionale, con una spedizione aerea dotata di sensori radar, magnetici e gravimetrici per ottenere una mappa dettagliata della stratificazione dei ghiacchi antartici sopra i monti Gamburtsev (la mappa qui accanto è cliccabile per ingrandirla). Dei sismografi al suolo analizzeranno le onde prodotte dai terremoti per decodificare la struttura delle rocce e dei ghiacci. Verranno effettuate trivellazioni per prelevare campioni di neve compressa, nei quali è intrappolata aria che risale a milioni di anni fa, da confrontare con quella attuale.

Il mistero, per i geologi, è come si possano essere formate delle montagne così alte al centro del continente. Come dice il professor Bryan C. Storey, dell'Università di Canterbury in Nuova Zelanda, "non esiste alcun meccanismo ampiamente accettato che spieghi le origini dei Monti Gamburtsev". Le montagne si formano ai bordi dei continenti, o dove le zolle della crosta terrestre si scontrano o vengono stirate, oppure dove un vulcano erompe fino alla superficie. Ma nessuno di questi meccanismi si applica a queste montagne.

L'ultima collisione fra zolle nell'Antartico risale a oltre 500 milioni di anni fa, e quindi le montagne dovrebbero essere state erose dal tempo e dai ghiacci: invece sono ancora lì. E non risultano tracce di vulcanesimo sotto la calotta di ghiaccio, formatasi circa 30 milioni di anni fa.

A parte risolvere un mistero, la spedizione ha anche uno scopo molto pratico: l'Antartide è il principale regolatore dei livelli dei mari e degli oceani. A differenza dell'Artico, il suo ghiaccio poggia sulla terraferma, e quindi se si scioglie fa aumentare il livello delle acque. E' quindi importante capire come si evolverà l'Antartico se la temperatura mondiale aumenterà e come si è formata la calotta antartica, e i monti Gamburtsev sono ritenuti il punto dal quale ha avuto inizio la crescita dei ghiacci.

E là sotto ci sono laghi e fiumi subglaciali che non hanno contatti con il resto del mondo da 30 milioni di anni. Sarà come avere la macchina del tempo.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 13 Novembre 2008, Numero 41

giovedì 6 novembre 2008

Le pietre di ICA


Questo articolo è tratto dal sito di Paolo Attivissimo, e pubblicato con il permesso dell’autore.

Voyager racconta che queste pietre, provenienti da Ica, in Perù, potrebbero essere "raffigurazioni che non dovrebbero esistere", perché sarebbero state scolpite "alcune migliaia di anni fa ed in maniera praticamente perfetta" e mostrano "scene di caccia con uomini e dinosauri insieme... incisioni di mappe geografiche, costellazioni, strumenti ottici, trapianti di organi e macchine volanti".

Secondo il suo modello ben collaudato, Voyager si para le spalle mettendo il tutto in forma interrogativa, dimenticandosi che il compito del giornalismo non è fare domande, ma trovare risposte. Risposte che si potevano trovare facendo a meno di un viaggio di Giacobbo fino in Perù, perché la bufala delle pietre di Ica è in giro da quarant'anni e nota da almeno dieci.

Basta una ricerchina negli archivi di Internet per scoprire che di questa storiella si sono già occupati lo Skeptical Dictionary e la BBC in due documentari, nel 1977 e nel 1996, che hanno chiarito come stanno le cose. Si tratta di falsi, realizzati da artigiani del posto per venderli ai polli. Se fossero autentici e quindi antichi di millenni, le incisioni non avrebbero spigoli netti, perché sarebbero stati smussati dall'erosione naturale. Spigoli netti, come se fossero stati incisi l'altroieri. Appunto.

Il pollo, nello specifico, è un medico, Javier Cabrera Darquea, che negli anni Sessanta ricevette in regalo una pietra sulla quale era inciso un pesce che, a suo avviso, apparteneva a una specie estinta. Cabrera andò alla ricerca di altre pietre simili e gli abitanti del posto furono sorprendentemente più che lieti di "fornirgliele" dietro compenso, raffiguranti uomini insieme a dinosauri e tutte le altre sciccherie tecnologiche anacronistiche descritte da Voyager.

Cabrera, a quanto pare, non si chiese come mai una civiltà così tecnologicamente avanzata da fabbricare telescopi e macchine volanti e realizzare trapianti non avesse lasciato alcuna traccia di sé a parte qualche sasso. Diamine, troviamo le pietre di selce degli uomini primitivi, e non troviamo una valvola o uno spinterogeno, un cuscinetto a sfere, le rovine di un ospedale o di un palazzo lasciato da questa civiltà evoluta?

Il medico peruviano, evidentemente, non si chiese neppure se per caso il suo interesse per le pietre incise avesse spinto qualche artigiano intraprendente a realizzare l'equivalente locale della proverbiale fabbrica di mobili antichi. Fatto sta che la sua collezione ha superato i 15.000 esemplari, tanto da permettergli di aprire un museo a Ica.

Le pietre di Ica, fatte di andesite, non possono essere datate usando la datazione al radiocarbonio, che si applica soltanto alla materia organica. Le pietre si datano di solito guardando gli strati in cui sono sepolte, ma nessuno sa da dove provengano esattamente. In ogni caso, qualsiasi datazione di questo genere indicherebbe l'età del sasso, ma non direbbe nulla sull'epoca in cui sono state realizzate le incisioni.

La datazione delle incisioni è possibile osservando, appunto, l'erosione: se non c'è, vuol dire che sono recentissime. E infatti hanno bordi netti. Cosa ancora più importante, il ricercatore spagnolo Vicente Paris, di Fraudesparanormales.com, scoprì, con un esame approfondito, che le incisioni contenevano tracce di moderna carta.

Dobbiamo domandarci un'altra cosa. Come mai la vendita di reperti archeologici è proibita in Perù, eppure queste pietre sono in libera vendita ai turisti ingenui?

Forse perché Basilio Uschuya, il principale fornitore di Cabrera, fu arrestato nel 1996 per questo presunto crimine e fu poi rilasciato quando confessò che le pietre se le fabbricava da solo prendendo spunto dai fumetti, dai libri di scuola e dalle riviste. Le pietre venivano poi ricoperte di una patina di invecchiamento ottenuta lasciandole per qualche giorno nel pollaio a ricevere gli escrementi delle galline. Se per prendere un ladro ci vuole un ladro, forse ci vuole una gallina per prendere un pollo.

Infine, per i cocciuti che sostengono che l'andesite è durissima e quindi non può essere lavorata senza strumenti particolari, ergo le pietre devono essere autentiche, va chiarito che non si tratta di sculture, ma di semplici incisioni superficiali, che rimuovono lo strato superficiale ossidato. Uschuya mostrò, nel documentario della BBC, come realizzarle usando un semplice trapano da dentista.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 6 Novembre 2008, Numero 40

giovedì 30 ottobre 2008

Messaggio dallo spazio? WOW!


Questo articolo è di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e noto cacciatore di bufale. L’originale lo trovate nel suo blog, la cui lettura raccomando caldamente a tutti.

Visto che qualcuno si lamenta che non faccio altro che smontare misteri e ammazzare la fantasia, eccovi un esempio di vero mistero. Non le solite storielle trite di UFO, piramidi e Templari, ma un mistero autentico, di quelli benedetti dalla scienza.

E' il 15 agosto 1977. Il radiotelescopio Big Ear della Ohio State University sta ascoltando l'incessante fruscio dei segnali radio naturali che provengono dallo spazio, specificamente nella direzione della costellazione del Sagittario. L'astronomo Jerry R. Ehman sfoglia i tabulati prodotti dal radiotelescopio e a un certo punto segna con la biro rossa una serie di dati e vi aggiunge un grande "Wow!".

Il suo stupore è più che giustificato. Il segnale ha tutte le caratteristiche tipiche di un segnale artificiale proveniente dallo spazio profondo.
  • Il radiotelescopio Big Ear aveva un puntamento fisso: spazzava il cielo man mano grazie alla rotazione terrestre. Di conseguenza, poteva "osservare" un punto specifico del cielo per esattamente 72 secondi prima che uscisse dal suo campo di ricezione. Un segnale che fosse durato di più o di meno avrebbe indicato una fonte terrestre (un satellite in orbita o un aereo, per esempio). Un segnale che fosse durato esattamente 72 secondi sarebbe stato quindi di origine non terrestre (non necessariamente artificiale, ma non terrestre). Il segnale durò esattamente 72 secondi.
  • Un segnale non terrestre avrebbe avuto un'intensità che iniziava bassa, raggiungeva il picco massimo dopo 36 secondi (quando era al centro del campo di ricezione del radiotelescopio), e poi calava di nuovo. Il "segnale Wow" aveva queste esatte caratteristiche.
  • Il segnale fu il più potente mai ricevuto dal radiotelescopio Big Ear.
  • La larghezza di banda del segnale era inferiore a 10 kHz: in altre parole: un segnale ben preciso, senza le sbavature tipiche dei segnali di origine naturale.
  • La frequenza di emissione del segnale era vicinissima ai 1420.406 MHz, che è quella ritenuta ottimale per le trasmissioni radio interstellari perché buca le nubi di polvere nello spazio e quindi viaggia meglio di tutte le altre; sarebbe quindi un candidato naturale per qualunque segnale emesso intenzionalmente da una civiltà extraterrestre.
  • La stessa frequenza è fra quelle proibite ai trasmettitori terrestri, e questo è un altro motivo per escludere l'origine terrestre del segnale.
Purtroppo il segnale "Wow" non si è mai più ripetuto. Sono stati fatti numerosi tentativi di riascolto, puntando verso la medesima posizione nel cielo anche i più recenti radiotelescopi, ma non è mai stato ricevuto altro. In quella posizione, inoltre, non ci sono corpi celesti significativi. Sono state escluse anche le fonti più improbabili, come pezzetti di satelliti che potevano riflettere un segnale di origine terrestre.

C'è chi ha obiettato che un segnale intenzionale si sarebbe ripetuto. Non si grida "Ehi, sono qui" una volta sola, no? Ma bisogna considerare che quando siamo stati noi a mandare nello spazio un radiosegnale per farci conoscere, tramite il radiotelescopio di Arecibo il 16 novembre 1974, lo abbiamo fatto una sola volta.

L'apposita voce della Wikipedia in lingua inglese ha una ricca bibliografia tecnica sul "segnale Wow".

Questi sono i veri misteri della scienza. Ed è per questo che la ricerca scientifica va finanziata: perché sarebbe veramente vergognoso scoprire che là fuori ci stanno chiamando da una vita, e noi siamo troppo stupidi per rispondere al campanello.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 30 Ottobre 2008, Numero 39

giovedì 16 ottobre 2008

Il ritorno degli spiriti – Seconda parte.


La settimana scorsa ci siamo lasciati con cold reading, warm reading e hot reading, che sono ‘letture’, da fredda a bollente.
Con la cold reading (lettura a freddo), il veggente chiede e lo spettatore risponde. L'abilità del primo sta nel far apparire i ruoli invertiti, così che una domanda possa suonare come un'affermazione e la risposta dello spettatore come una conferma delle abilità del medium. È lo spettatore a "leggere" qualcosa di "freddo", di per sé privo di significato. "Vedo una donna...", esordisce il medium e lo spettatore conferma, per esempio, che si tratta di una zia recentemente scomparsa.

Con il warm reading (lettura tiepida) entra in gioco la capacità di osservazione e la conoscenza specifica, da parte del medium, della psiche delle persone con cui si rapporta. Nel caso di individui che hanno subito un lutto, ad esempio, è comune l'abitudine di portare con sé una fotografia, un oggetto o magari un gioiello del defunto, come ad esempio la fede del consorte scomparso. Le cause di morte, inoltre, sono facili da indovinare. Statisticamente, c'è solo una mezza dozzina di modi in cui la maggior parte della popolazione conclude la propria esistenza, se a questa esiguità si aggiunge un po' di competente ambiguità linguistica ("un dolore al petto" può coprire infarti, varie forme tumorali e molto altro) individuare la causa di un decesso risulta relativamente facile.

Infine, l'hot reading (lettura a caldo), consiste nello spacciare per rivelazioni o per messaggi ultraterreni semplici informazioni che, attraverso differenti modalità, il medium è in grado di reperire, con anticipo, sulla storia della persona a cui sta parlando. Spesso, ad esempio nei varietà o nei talk show, rivelazioni sulla vita passata di personaggi famosi vengono apprese con grande stupore dalla personalità di turno, la cui autorevolezza, oltre a fungere da garanzia all'eccezionalità delle rivelazioni, passa immediatamente al servizio della popolarità del medium. Le stesse informazioni, magari, erano già state pubblicate sulle riviste di gossip.

Shermer, nel suo esame della vicenda, riporta le difficoltà incontrate da una troupe della ABC Television nel condurre un'inchiesta su John Edward. La troupe, dopo aver richiesto di poter fare alcune domande al sensitivo per poterne verificare i poteri, si è vista imporre il divieto di riprendere all'interno dello studio; la produzione del programma di Edward avrebbe pensato a fornire loro il materiale necessario. Insospettita, l'ABC sollecitò un'intervista con il medium. Edward non si trovava disponibile in quanto all'estero per lavoro, dissero i responsabili del programma: lo stesso giorno comparve in diretta in una trasmissione della CBS a New York.

La produttrice della ABC, che aveva contattato Michael Shermer per un commento sul nuovo medium, dopo averlo ascoltato spiegare le tecniche fondamentali usate da Edward, chiese una dimostrazione delle stesse: "Lei non sa assolutamente niente su di me, vediamo dunque se funzionano". Shermer che dopo averla osservata per qualche istante, si esibì in una performance di circa una decina di minuti lasciandola a bocca aperta e a occhi sbarrati. Nonostante l'incredulità della produttrice, Shermer confessò di aver semplicemente adoperato, combinandole, le tre tecniche di cold, warm e hot reading.

Ancora una volta ci troviamo a constatare come, al di là delle singole personalità, che a quanto pare si succedono senza soluzione di continuità, ciò che non cambia sono le opportunità che il mondo del paranormale, nelle sue diversificate forme, offre a editori e produttori televisivi che, dal canto loro, non indugiano a creare fenomeni come Edward, alimentarne la fama per poi, una volta esauritosi il filone, sostituirli con nuovi personaggi dall'immagine più fresca e meno usurata.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 16 Ottobre 2008, Numero 37

giovedì 9 ottobre 2008

OOppsss..... niente rubrica questa settimana!


Troppe notizie, troppa pubblicità e così questa settimana niente rubrica...

Nessun problema, si torna Giovedì prossimo

Ciao!

giovedì 2 ottobre 2008

Il ritorno degli spiriti – Prima parte.


Negli Stati Uniti, un ex insegnante di ballo è rapidamente diventato popolare grazie a una trasmissione televisiva dal titolo ‘Crossing Over’.

"La storia è sempre la stessa [...] le mode vanno e vengono, per i vestiti, per le macchine e per i veggenti. Negli anni Settanta era Uri Geller, negli anni Ottanta Shirley MacLaine, negli anni Novanta venne James Van Praagh e a dare il via al nuovo millennio ci pensa John Edward", leggiamo in un articolo di Michael Shermer, direttore della Skeptic Society. John Edward è la nuova star dei medium degli Stati Uniti: partito come protagonista di una piccola trasmissione, oggi è richiestissimo dalla maggior parte delle televisioni statunitensi, i suoi libri si moltiplicano e vanno a ruba.

Michael O'Neill, un manager di New York, era tra il pubblico alla registrazione del programma, e potè "ascoltare" la performance di Edward in contatto con il suo nonno defunto. Alcune settimane più tardi, vedendo la trasmissione, cominciò a nutrire qualche dubbio sull'autenticità dei poteri del medium, tanto da rivolgersi alla James Randi Educational Foundation.

Il montaggio della trasmissione era stato molto "libero": domande e risposte erano state mescolate e riordinate con maestria, al fine di rendere più sensazionale l'esibizione di Edward. Solo una ridotta frazione della performance era andata in onda e la selezione dei pezzi era stata operata in modo tale che la realtà dei fatti ne uscisse alterata: le molte affermazioni totalmente errate del medium, ad esempio, erano state per la maggior parte censurate.

Alcune singolarità nel comportamento dei produttori e nell'organizzazione complessiva dello spettacolo, tornate alla mente di O'Neill, hanno cominciato ad assumere un significato chiaro. Egli ricorda come gli assistenti di produzione si aggirassero in modo sospetto tra il pubblico che attendeva di entrare nello studio, l'inizio dello spettacolo tardò più di due ore per non meglio specificati problemi tecnici - lasso di tempo che i presenti, tutti vittime di premature scomparse, occuparono parlando dei propri defunti. Un'altra curiosa circostanza: un gruppo di una quindicina di persone, arrivate con lo stesso pulmino, era stato smistato e i suoi componenti fatti sedere distanti gli uni dagli altri. Ebbene, di cosa possono parlare due estranei, seduti l'uno accanto all'altro, in attesa per più di due ore, che condividono la drammatica esperienza della scomparsa di un proprio caro? Non è difficile immaginare la risposta. Si noti che, sebbene lo spettacolo non fosse cominciato, i microfoni e le telecamere erano già state preparate e accese: di queste, secondo O'Neill, Edward e il suo entourage si servono per carpire particolari da utilizzare successivamente nello show.

James Randi, in poco meno di un minuto di Crossing Over, ha contato 23 affermazioni, una media di una ogni due secondi, di queste solo tre erano corrette. Poche? Sufficienti a ridurre lo spettatore in lacrime, convinto che lo spirito del padre sia lì, a pochi passi, a voler comunicare ancora una volta con lui. Di che affermazioni si trattava? La prima, riferendosi allo spirito che sosteneva di avere di fronte: "È un anziano". Successivamente: "Con lui c'è un uomo più giovane". Azzeccata questa, Edward ha provato con poca fortuna a spingersi oltre affermando che la seconda persona era il figlio più vecchio dell'anziano. La terza: "Il padre [dello spettatore, ndr] è morto". E chi volete che fosse quell'uomo anziano se non il padre dello spettatore!

Per Randi e Shermer non c'è dubbio: Edward non è altro che l'ultimo dei tanti a usare metodi e tecniche ben conosciute per ingannare un pubblico di per sé vulnerabile, come è chi ha subito un lutto. Nelle performance di Edward si può osservare una mescolanza di cold reading, warm reading e hot reading.

Di cosa si tratta, e la fine della storia, alla prossima settimana.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 2 Ottobre 2008, Numero 35

mercoledì 1 ottobre 2008

Per ridere un po.....

La vignetta che segue è tratta dal settimanale umoristico spagnolo 'El Jueves' (La revista que sale los Miercoles), anno XXXI, numero 1634 (dal 17 al 23 Settembre 2008), pagina 5.

Buon divertimento!

giovedì 18 settembre 2008

Sensitiva? Il caso di Chiara Bariffi.


Ripropongo in questo blog l'articolo di Marco Morocutti, pubblicato il 16-2-2006 sul sito del CICAP.

Mariarosa Busi, la sensitiva che avrebbe ritrovato il cadavere di Chiara Bariffi nel lago di Como, è impegnata in un nuovo caso: il 23enne Matteo Pina, scomparso nel Lago di Pusiano (fra Como e Lecco) il 24 settembre 2004 durante un’uscita in canoa.

Ma non sempre la stampa dà pieno credito alla veggente. Il quotidiano La Provincia informa che il CICAP intende verificare la vicenda, ed infatti sabato 12 novembre mi reco sul lago di Pusiano, di fronte all'Isola dei Cipressi. Ho appuntamento con il redattore, e forse vedrò anche la Busi.

La veggente però non si fa viva. Qualcuno la vuole in trasferta a Rimini sulle tracce di un altro ragazzo. Forse invece è nei paraggi, ma non desidera immischiarsi con TV, giornalisti e investigatori scettici. Una voce - più maliziosa - avanza un dubbio irrispettoso: i sommozzatori sanno già dove giace il povero Matteo, e "casualmente" lo troveranno proprio oggi. La Busi arriverà trionfante, scaccerà i mercanti dal tempio e farà piazza pulita di ogni miscredente. Avrà telecamere e taccuini tutti per lei.

Ignorando le maldicenze scende in acqua Marco Arrigoni, il sommozzatore leader dello Schwarzy Team e del gruppo di sub che cercano Matteo. A loro si unisce un operatore subacqueo della Televisione Svizzera, con la speranza di documentare ciò che tutti attendono. Ma non succede nulla, e ci si ritrova sulla riva a commentare la situazione.

Il lago, profondo al più una trentina di metri, in quel punto non supera neppure i tredici. Tuttavia la perlustrazione è difficile, visto che sul fondo si trova almeno un metro di materiale soffice e melmoso: si può infilarci un braccio senza sentire nulla di consistente, ma in compenso si solleva un bel po' di polvere che offusca la visuale. E poi ci sono tronchi, rami e detriti vari che rendono difficile usare ecoscandagli o telecamere subacquee.

Eppure pochi giorni prima la Busi aveva dichiarato a ‘La vita in diretta’ che già sabato 5 novembre le ricerche avrebbero avuto successo. Glielo avrebbe detto lo stesso Matteo: "Mi siete passati così vicino... cercate ancora!".

Se lo spirito del ragazzo vede chi gli passa accanto, non potrebbe dire chiaramente dove si trova il proprio corpo, senza giocare a nascondino con sommozzatori, parenti, giornalisti ed autorità? Sia Arrigoni che Luciano Traversoni, sindaco di Pusiano, sono possibilisti: la medium ha tracciato dei disegni con il punto in cui cercare. Chiediamo allora se sia possibile vedere queste mappe, dato che per controllare la previsione di un veggente si deve giocoforza disporre di qualcosa da controllare. Ma Arrigoni è irremovibile: "I disegni che Mariarosa ci da, che sono effetto delle sue sensazioni, eviterei sotto sua diretta richiesta di mostrarli. Ci sono forze negative che operano in controtendenza. Il suo pensiero è che queste notizie rimangano a noi." Anche il sindaco concorda, e così nessuno può vedere le famose mappe.

Ad oggi (Febbraio 2006), dopo circa tre mesi di ricerche su indicazione della Busi, lo sfortunato Matteo giace ancora sul fondo del lago. Dal suo, la veggente non sa che pesci pigliare.

Settembre 2008: a quanto ci è dato di sapere, il corpo di Matteo Pina non è ancora stato ritrovato.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 18 Settembre 2008, Numero 33

venerdì 12 settembre 2008

Tracce nel cielo: conferenza a Novi Ligure


Venerdì 19 Settembre, alle ore 21, presso la Biblioteca Civica di Novi Ligure (Via G. Marconi 66) e con il patrocinio del Comune di Novi Ligure, il Gruppo Piemonte del CICAP, sezione di Novi Ligure, presenta la conferenza, aperta a tutti:

Tracce nel cielo

Le scie chimiche: fantasia o realtà?

Tutti noi, alzando gli occhi al cielo, vediamo lunghe strisce bianche, lasciate dal passaggio degli aerei. Di che cosa si tratta?

Sono innocue, o, come dice qualcuno, sono parte di un complotto militare volto ad inquinare i cieli e cospargerci di sostanze tossiche?

A queste ed ad altre domande sul fenomeno delle scie chimiche cercherà di rispondere Simone Angioni.

Relatore: Simone ANGIONI
Dottore in Chimica, coordinatore del Gruppo CICAP Lombardia. Svolge attività di ricerca presso l’Università di Pavia.

Sull'argomento vedi questo post.

Modifica del 30/9/2008
Le registrazioni audio, in formato MP3, sono state pubblicate da Paolo Attivissimo nel suo blog, e sono scaricabili a questo indirizzo. (http://attivissimo.blogspot.com)

Appena possibile verranno pubblicate anche le registrazioni video. Un enorme GRAZIE a Paolo!

giovedì 11 settembre 2008

Corpi di pietra


Lodi, Piazza Ospitale 10. Nel cuore dell'Ospedale Vecchio, nel lato sud del chiostro quattrocentesco, in un'unica sala dai soffitti riccamente affrescati nel 1593 da Giulio Cesare Ferrari, è ubicata la particolare collezione Anatomica di Paolo Gorini.

Si tratta di una raccolta, la cui visita è aperta al pubblico, di 166 delle oltre 1700 ‘preparazioni’ prodotte nel 19° secolo dallo studioso pavese famoso anche per aver ‘pietrificato’ il cadavere di Giuseppe Mazzini.

Gorini è uno di quei personaggi che, tra la fine del Settecento e la prima metà del Novecento, si dedicarono a sperimentare metodi per la conservazione indefinita di tessuti animali, e anche di interi corpi umani, tramite la loro cosiddetta pietrificazione. Un'attività che il gusto del macabro del diciannovesimo secolo tollerava ancora, ma che oggi sarebbe difficile praticare per ragioni di “correttezza politica”.
Si intende comunemente (ma impropriamente) per "pietrificazione" di tessuti animali la loro trasformazione a durezza lapidea, ottenuta grazie a vari metodi, ma soprattutto per impregnazione con sali minerali.
I pietrificatori operavano solitamente al di fuori dell'ambiente accademico ufficiale. Sperimentavano senza rivelare i loro metodi, spesso cambiando tecniche e ricette, circondati da un alone di segretezza. Erano per questo oggetto di timore reverenziale da parte della popolazione, dando origine a vere e proprie leggende.
Tra di essi si include, anche se impropriamente, il ‘Principe Maledetto’ di cui scrissi alcune settimane fa.

Il Prof. Luigi Garlaschelli (Chimica, Università di Pavia), con il curatore della collezione Prof. Alberto Carli, hanno studiato i documenti disponibili, scoperti nell’archivio storico di Lodi, ed hanno riscoperto il metodo usato: iniettava nelle salme, che al contrario delle mummie egizie non venivano eviscerate ma solo private del sangue, un preparato altamente tossico a base di bicloruro di mercurio, muriato di calce e sublimato corrosivo.

Garlaschelli ha quindi riprodotto il processo, ovviamente non su corpi umani, bensì su polli, conigli e su una mezza testa di maiale, con risultati incredibili!

Non pago, Garlaschelli ha studiato altri famosi ‘pietrificatori’ (un suo scritto al riguardo è scaricabile qui ).

Girolamo Segato, il cui procedimento è rimasto segreto, ci ha lasciato diversi reperti, quali un busto di giovane donna, un tavolino nel quale l'intarsio è costituito da sezioni di organi umani, e una scatola con altri pezzi, tra cui sezioni di uteri, reni, e una bellissima fetta di salame... Gran parte delle sue ‘opere’ possono essere ammirate nel Museo del Dipartimento di Anatomia, Istologia e Medicina Legale dell'Università degli Studi di Firenze.

L’ultimo dei ‘pietrificatori’ fu Francesco Spirito, morto nel 1962, Rettore dell'Università di Siena dal 1939 al 1943. L' Accademia dei Fisiocritici conserva una collezione di circa 70 pezzi da lui trattati nella prima metà del secolo scorso. Spirito fu il solo ad aver lasciato, in lavori pubblicati su riviste scientifiche, descrizioni abbastanza dettagliate dei suoi metodi.
Il passaggio principale consiste nell'impregnazione dei pezzi con una soluzione di silicato di sodio, composto chimico grazie al quale "la massa assume un aspetto ed una consistenza lapidea che con l'evaporazione diventa una massa vetrosa trasparente".

C’è anche un libro, un giallo, un cui il detective Fulvio Fùlleri riceve un pezzo di corpo di pietra…… Il titolo è ‘Corpi di pietra’, ed indovinate chi lo ha scritto?

Alla prossima

Da Il Novese, Giovedì 11 Settembre 2008, Numero 32

giovedì 4 settembre 2008

I poteri delle Piramidi


Sono molte le persone convinte che all'interno delle piramidi, dai grandi monumenti di Giza ai modellini da tavolo disponibili in commercio, avvengano fenomeni misteriosi, in quanto le stesse funzionerebbero come "condensatori energetici".
Probabilmente questa ipotesi nacque negli anni trenta quando Antoine Bovis, dopo aver visitato la Grande Piramide, ricostruì la stessa in scala ridotta e vi praticò esperimenti di mummificazione su animali morti.

Studi successivi (tra gli altri quelli di Karel Drbal e di Rodriguez Alvizo Luis Alberto) hanno portato ad affermare che le piramidi (o meglio, la semplice forma piramidale), oltre a mummificare i corpi, permetterebbero la conservazione degli alimenti, stimolerebbero la crescita dei vegetali e riaffilerebbero le lamette da barba usate (si trovano in vendita piramidi specifiche per questo uso). In pratica, la piramide si comporterebbe come un ‘concentratore energetico’: secondo questa visione delle cose le energie della terra e quelle cosmiche, distinte in una forza centrifuga calda e dinamica e in una forza centripeta fredda e ricettiva, possono circolare e moltiplicarsi all'interno della piramide, a patto che i rapporti geometrici siano gli stessi della Grande Piramide di Giza e un lato sia rivolto verso il nord magnetico.

Molti altri ricercatori non sono stati in grado di ripetere le esperienze di Bovis o Drbal, ma i sostenitori dei poteri delle piramidi, pur ammettendo queste incoerenze, non ne sembrano preoccupati.

Leggendo i testi ‘a favore’ si nota che termini come forza ed energia, che hanno un preciso significato fisico, vengono completamente snaturati, lasciando soltanto parole a effetto che tentano di generare nel lettore la sensazione di un fondamento scientifico di questa disciplina.

Fortunatamente è facile fare delle prove per confermare o smentire questi poteri, e voi stessi potete verificare con i vostri occhi.

Potete acquistare, in negozi specializzati, una splendida piramide di metallo placcata in oro con lato della base di 13 centimetri.
Più economicamente, le potete fare voi, avendo cura di rispettare le proporzioni della Grande Piramide. Siccome alcuni consigliano di usare materiali isolanti, ed altri di usare metalli, di piramidi fatene 2: una in cartone, legno o plastica, l’altra di metallo.

Fatte le piramidi? Bene, adesso mettetele lontano da televisori, computer e oggetti metallici, che ne perturberebbero il campo magnetico, protette da correnti d'aria, con una faccia rivolta a nord.

Mettete un pezzo di carne, o di frutta, su un piattino di vetro o di cartone, avendo cura che si trovi ad un terzo dell'altezza (in corrispondenza della Camera del Re, dove "l'energia positiva" sarebbe massima).
Oppure mettete dei bicchieri di latte, o magari dei vasetti con dei semi. Mi raccomando, che siano uguali!
Mettete un campione di confronto vicino alle piramidi, quindi aspettate che la natura faccia il suo corso.

Se le teorie ‘piramidali’ sono vere, i campioni ‘piramidati’ dovrebbero comportarsi diversamente da quello di controllo: il latte non dovrebbe inacidire, la carne o la frutta dovrebbe disidratarsi prima, i semi germinare più velocemente.

Se non volete fare la fatica di costruirvi tutto, potete leggere i risultati ottenuti da Sergio Facchini pubblicati sul sito del CICAP.

Non vi stupirà sapere che le differenze sono assolutamente irrilevanti, con buona pace del Faraone Cheope.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 4 Settembre 2008, Numero 31

lunedì 4 agosto 2008

"Sono dunque penso". Manifesto scettico.


Michael Shermer, presidente della Skeptical Society, ha scritto quello che può essere a buon ragione considerato il MANIFESTO dello scetticismo.

Ogni domanda e ogni dubbio riguardo lo scetticismo trovano in questo scritto la loro giusta risposta e collocazione.

Si tratta senza dubbio di un articolo base per iniziare ad approcciare il mondo con mentalità scettica, e per la prima volta il CICAP Lombardia lo presenta nella traduzione italiana di Clelia Maria Canna, e la versione integrale può essere letta qui.

Di seguito il primo paragrafo di questo articolo.

"Nella pagina iniziale dello splendido libretto "Conoscere una Mosca", Vincent Dethier fa un’osservazione umoristica su come i bambini crescono per diventare scienziati: "Sebbene i bambini piccoli abbiano tabù relativi al fatto di camminare sopra le formiche, poiché si dice che tale azione porti la pioggia, non è mai parso un tabù lo strappare le zampe o le ali delle mosche. Molti bambini addirittura esagerano in questo comportamento. Quelli che non vanno a finire male diventano biologi". (1962 p.2). Lo stesso può essere detto sullo scetticismo. Negli anni della prima infanzia i bambini sono allievi della conoscenza, ponendo domande su qualsiasi cosa vedano, mostrando tuttavia un certo scetticismo. Molti non imparano mai a distinguere tra l’essere curiosi e la credulità. Quelli che lo imparano o vanno a finire male o diventano scettici professionisti. James Randi è uno di questi. Così come lo sono i fondatori e compagni del Comitato per l’Investigazione Scientifica delle Affermazioni sul Paranormale (CSICOP), il predecessore della Skeptic Society, il cui giornale - lo Skeptical Enquirer - ha stabilito lo standard contro cui questa e altre pubblicazioni del genere devono confrontarsi nel perseguimento dello scetticismo. Ma cosa significa essere scettici? Questa parola è carica di inquietudini a causa del pesante bagaglio che essa si porta appresso. Questa parola ha differenti significati per differenti persone. (Noi avevamo considerato molte denominazioni, ma decidemmo che, purché sia ben definito, il termine è utile. Nella scelta del nome, abbiamo anche considerato Institute for Rational Skepticism, ma lo abbiamo rifiutato per paura che potessimo essere conosciuti come IRS, un’organizzazione della quale molte persone sono già scettiche!)......"

Alla prossima!

giovedì 24 luglio 2008

Le fiamme di Caronia


Qualche anno fa è scoppiata la notizia di un paese, Canneto di Caronia, in provincia di Messina, in cui si scatenavano incendi spontanei. Come spesso accade, le spiegazioni più fantasiose si sono sprecate, mettendo in gioco UFO, energie sconosciute, complotti militari ed altre amenità.

A Giugno, come riporta ‘L’eco di Sicilia’, i periti nominati dalla Procura, che avevano continuato ad indagare dopo una prima richiesta di archiviazione, hanno deciso. Dietro quei roghi c’è la “mano umana”. L’inchiesta era stata avviata tre anni fa.

Prendendo come prova alcuni degli episodi che si verificarono nei mesi dell’emergenza, i consulenti parlano di “fiamma libera”, sconfessando le teorie dei campi elettromagnetici che sino ad oggi sono state condivise dai vari “esperti” che avevano studiato la vicenda e gli stessi magistrati che nel 2004 avevano affermato di non prendere nemmeno in considerazione l’ipotesi del dolo.

Sul caso ha indagato anche il CICAP, il cui segretario, Massimo Polidoro, ha effettuato un sopralluogo i cui risultati sono stati pubblicati su S&P, la rivista del CICAP, e su FOCUS del Marzo 2004.

Riporto alcuni commenti di Polidoro, rilasciati dopo l’inizio dei fenomeni a Caronia, e che alla luce della recente sentenza sono tuttora attuali:

"Per tutta la giornata di ieri si sono susseguite le interpretazioni piu' fantasiose e improbabili: dalla presenza di fantomatici "nodi di Hartmann" agli spiriti maligni, dall'intervento di poltergeist a quello del demonio...
Lo stesso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha escluso possibili fenomeni naturali dovuti a influenze geo-magnetiche o a processi magmatici. In realta', eventi simili non sono una novita'.
Come CICAP abbiamo indagato in passato episodi di incidenti e incendi "spontanei" in abitazioni e luoghi di lavoro. In tutti i casi, alla fine, si e' scoperto che una o piu' persone, spinte dai motivi piu' svariati (rivalsa, scherzi di cattivo gusto, desiderio di attirare l'attenzione, noia...), erano dietro ai fenomeni. Erano loro, cioe', ad appiccare il fuoco o a provocare gli altri disagi".

"Dalla nostra esperienza emerge un quadro ricorrente. All'inizio, ci sono autentici disturbi, magari di origine elettrica (cortocircuiti, dispersioni...) del tutto normali, ma ravvicinati nel tempo. Poi qualcuno, colpito forse dal trambusto suscitato da questi episodi, decide per motivi suoi di "intervenire" in proprio e appicca il fuoco qui e la'. Appena si diffonde il panico, subentra un processo di emulazione, per cui anche altre persone decidono di fare la loro parte, alimentando cosi' il fenomeno. E' un po' quello che e' successo con quelli che avvelenavano le bottiglie d'acqua ai supermercati: all'inizio i casi erano uno o due, ma appena i giornali hanno cominciato a parlarne si sono moltiplicati fino a sparire quando l'attenzione dei media e' scemata. Non sto dicendo che anche a Caronia le cose siano andate in questo modo, ma certo e' un'ipotesi da considerare e che, mi sembra, ha avuto poco rilievo sui media".

"Sembrerebbe la conferma di una ben nota "legge" del paranormale: quando i controlli sono zero i fenomeni sono 100, quando i controlli salgono a 100 i fenomeni scendono a zero. Adesso che il paese e' stato sgomberato e si e' riempito di esperti della protezione civile, dell'Enel, delle ferrovie e delle compagnie telefoniche il fenomeno si e' come dissolto. Chissa', nel caso fosse qualche "buontempone" - per cosi' dire - a provocare i danni adesso certo non ha piu' la possibilita' di muoversi indisturbato. Come CICAP, comunque, non escludiamo di condurre un'indagine sul posto se i fenomeni dovessero proseguire".

Ulteriori informazioni nel blog di Massimo Polidoro, qui e qui.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 24Luglio 2008, Numero29

giovedì 17 luglio 2008

La Luna e le nascite


Crescita dei capelli, conservazione degli alimenti, imbottigliamento del vino, nascite, stati d’animo, eventi sismici: sulla scorta degli effetti di marea, la tradizione popolare attribuisce alla Luna influssi nei settori più svariati. Ma è davvero così?
Misurare la qualità del vino imbottigliato durante diverse fasi lunari sarebbe stato interessante, ma decisamente complicato da effettuare, così il Coordinamento Cicap di Cuneo ha provato ad approfondire uno degli effetti più famosi attribuiti alla Luna: l’aumento del numero di nascite in determinati periodi del ciclo lunare.

Con una piccola ricerca si scopre subito che esistono numerose tradizioni diverse e spesso in contraddizione fra loro: l’aumento delle nascite viene attribuito di volta in volta alla Luna piena, a quella crescente o ai cambi da una fase all’altra. A quale credere, quindi?

Per rispondere alla domanda, il gruppo CICAP di Cuneo ha preso in considerazione le date di nascita registrate nei comuni di Cuneo e Savigliano dal 1923 al 2003, analizzando i dati con diverse tecniche statistiche.

Una verifica statistica è contare quanti bambini sono nati nei diversi giorni del ciclo lunare. Con 80 anni di nascite a disposizione, si ottiene un valore di circa 2500 nascite per ogni giorno del mese lunare, con differenze minime ed assolutamente ininfluenti tra i diversi giorni.
Se poi si raggruppano le nascite per ‘fasi lunari’, le differenze praticamente spariscono!

Si è anche analizzata la ‘periodicità’ delle nascite: se si trova un maggior numero di nascite ogni 28 giorni (il ciclo lunare), allora si può supporre che ci sia un effetto. Non vi stupirà sapere che non si è trovata traccia di influenza lunare. Si sono invece trovati due picchi, uno a 6 mesi ed uno ad 1 anno, che forse sono i risultati delle ferie estive e delle feste di fine anno…..

Sono state quindi fatte diverse interviste alle ostetriche degli ospedali S. Croce e Carle di Cuneo e S.S.Annunziata di Savigliano, raccogliendo impressioni e punti di vista.

Dalle interviste è emerso che molte credono nell’influenza lunare sulle nascite, ma la cosa è vissuta a livello di sensazione personale, senza dati oggettivi a disposizione. Qualcuna parla di un’ipotetica influenza in Luna calante, altre in Luna crescente, altre invece non hanno un’opinione. Un’ostetrica in particolare (14 anni di servizio a Cuneo) ci tiene a dire che “sono tutte sciocchezze, leggende che si tramandano da generazioni antiche, nate quando non c’erano basi scientifiche adeguate”. Alla domanda: “E’ vero che in certi periodi organizzate doppi turni?” La risposta unanime è stata: “Assolutamente no”. E qui sfatiamo un altro mito.

In conclusione possiamo dire che anche per gli effetti della luna sulle nascite sembra valere l’equazione caratteristica dei fenomeni paranormali: appena si cerca di andare oltre le semplici affermazioni generiche e si stringono i controlli, il fenomeno sparisce….

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 17 Luglio 2008, Numero 28

giovedì 10 luglio 2008

Scie chimiche



Ringrazio Simone Angioni (Dottore in Chimica, svolge attività di ricerca all'Università di Pavia) che ha scritto questo articolo.

Sarà capitato a molti lettori di alzare la testa verso il cielo durante qualche giornata particolarmente serena e notare dei velivoli rilascianti vistose scie bianche. Non è raro osservare quotidianamente decine di queste scie incrociarsi fino a formare interi reticoli. Chi è sempre stato certo che tutto questo fosse provocato dal normale volo di aerei di linea, forse non conosce la teoria delle scie chimiche.

Questa teoria sta prendendo piede in Italia da almeno un anno raccontata in modo acritico da vari mass media. Secondo i sostenitori di questa teoria quelle scie sarebbero composte da sostanze chimiche tossiche per l’uomo e verrebbero diffuse da aerei militari controllati da una lobby segreta di persone (una sorta di Governo Ombra Mondiale).
Chiaramente questa lobby è molto furba, infatti, gli aerei militari del Governo Ombra sono perfettamente mimetizzati da aerei di linea e la scia chimica viene rilasciata in modo da essere in tutto e per tutto identica alle comuni scie di condensa.

Queste ultime sono note dagli anni ’20 del secolo scorso e sono composte da piccoli cristalli di ghiaccio generati dal passaggio di un aereo in alta quota. Le scie di condensa sono innocue essendo composte esclusivamente da acqua congelata a causa delle basse temperature in quota. I sostenitori dell’esistenza delle scie chimiche cercano quindi di trovare “L’anomalia” che consenta di riconoscere inequivocabilmente una comune scia d’acqua da una terrificante scia chimica, nella ricerca incessante del “L’anomalia” non riescono a rendersi conto che una teoria del genere è inconsistente per definizione.

Sarebbe, infatti, estremamente ridicolo che un governo ombra che vuole distruggere l’umanità, irrori di sostanze chimiche la gente in pieno giorno con scie visibili a decine di km di distanza; Inoltre se le scie fossero composte di sostanze chimiche tossiche queste dovrebbero ricadere al suolo (cosa che non avviene per l’acqua che invece evapora) quindi i nostri cortili dovrebbero essere tutti ricoperti da una misteriosa polverina bianca assassina, da questo se ne deduce che se un’operazione del genere fosse veramente in atto, sarebbe da definire quanto meno inefficace: dopo 10 anni di irrorazione, miliardi di tonnellate di sostanze diffuse nell’atmosfera, milioni di aerei quotidianamente impiegati nelle operazioni siamo ancora tutti vivi e vegeti e anzi l’aspettativa di vita continua a crescere.

Siccome la teoria non sta in piedi i sostenitori del complotto hanno dovuto postulare una rete enorme di categorie lavorative colluse con il Governo Ombra tra queste ne cito solo alcune:
I piloti civili e militari che pilotano gli aerei rilascianti le terribili sostanze; i controllori di volo che gestiscono tutto il traffico di aerei del Governo Ombra parallelo ai normali voli civili; gli scienziati che nei controlli ambientali non dichiarano l’evidente presenza di queste sostanze tossiche; i giornalisti e i registi che inseriscono nelle loro trasmissioni messaggi subliminali con scie bianche su sfondi azzurri (tipo la sigla del TG1 per intenderci); i governi mondiali che sarebbero collusi con il Governo Ombra; nel lungo elenco sono stati coinvolti anche i Testimoni di Geova e Gianluca Grignani, tutti pagati dal Governo Ombra per tacere sulla terribile verità delle scie chimiche.

Io stesso sarei pagato per mentire sul fenomeno, quindi mentre voi terminate la lettura di questo articolo e alzate gli occhi al cielo in cerca di una scia chimica io chiamo il Governo Ombra Mondiale per farmi corrispondere gli straordinari fatti per la stesura di questo testo.

Da Il Novese, Giovedì 10 Luglio 2008, Numero 27

giovedì 3 luglio 2008

Disegni nel grano


Questa è la stagione nella quale è possibile trovare strani disegni fatti nei campi di grano (ma anche di orzo e colza), i cosiddetti ‘Crop Circles’.

Si tratta di disegni, normalmente geometrici, di grandi dimensioni ed estrema complessità, fatti schiacciando le piante in diverse direzioni, e che appiaono nel giro di una notte.

E’ universalmente noto che questi disegni non possono essere fatti dagli esseri umani. Sono troppo complicati, le spighe sono piegate ma non spezzate, vi si trovano tracce di energie ergoniche, insetti ‘scoppiati’, polveri cosmiche ed altre meraviglie. Quindi si tratta di alieni che vogliono comunicare con noi!
Almeno, questa è l’opinione di ufologi e ‘cerealogi’, che quando esaminano un nuovo cerchio trovano sempre nuove meraviglie.

Qual è l’altra campana sull’argomento? Massimo Polidoro gli ha dedicato un capitolo del suo libro ‘Grandi Misteri della storia’, dove si possono trovare tante interessanti informazioni.

Per esempio, si scopre che i primi ‘crops’, molto semplici, apparvero in Inghilterra alla fine degli anni 70. A partire dal 1980, quando si cominciò a notare la loro presenza, i cerchi aumentarono progressivamente di numero (da 3 nel 1980 a 700 nel 1990) e cominciarono a presentare forme sempre più complesse. Non più semplici cerchi, ma cerchi collegati tra di loro, con tratti rettilinei, corone e appendici varie; triangoli, rettangoli e speroni combinati in modo da creare elaborati e spettacolari "pittogrammi", come vennero battezzati i sorprendenti disegni. Questi pittogrammi iniziarono a formarsi anche fuori dall’Inghilterra, soprattutto nei paesi anglosassoni.

Chi studiò i primi cerchi formulò molte ipotesi sulla loro origine. Una di queste proponeva che fossero stati fatti dai militari, usando il movimento delle pale di un elicottero in volo rovesciato. Lo so, sembra stupido, ma qualcuno lo ha detto davvero!
Altre ipotesi parlano di sfere di energia, raggi laser provenienti dalla spazio, linee energetiche terrestri, vortici di plasma, ed ovviamente tracce di veicoli alieni.

Il 9 settembre 1991 successe un fatto che cambiò la storia dei crops: alla redazione del giornale inglese "Today" si presentano Douglas Bower e David Chorley, due signori di mezza età che dichiarano di essere gli autori dei cerchi. Per dimostrarlo si organizza una dimostrazione pratica con i giornalisti. In un campo di grano a Sevenoaks, nel Kent, i due burloni, armati di una pertica e di una corda, si mettono al lavoro realizzando circoli perfetti e accurate forme geometriche, mentre i giornalisti documentano fotograficamente ogni fase dell'operazione.
Terminato il cerchio, si telefona ad uno dei massimi esperti di crops per avvisarlo della comparsa di un nuovo cerchio misterioso. L'esperto, giunto immediatamente sul posto, esamina il grano con cura ed esclama entusiasta: "Questo è senza dubbio il momento più bello della mia ricerca. Nessun essere umano può avere realizzato un'opera simile!"

Oggi ci sono ‘artisti’ che fanno cerchi su ordinazione, per scopi pubblicitari. Uno dei gruppi più famosi pubblica i suoi lavori sul loro sito web.
Esiste anche un manuale con i dettagli su come fare un cerchio nel grano, usato dal gruppo CICAP di Torino per fare un crop a Bra, nel Giugno 2005.

Possiamo dire che tutti i crops sono di origine umana? Ovviamente no, ma visto che non abbiamo prove che anche un solo crop sia di origine aliena, per il momento preferisco pensare ad artisti burloni di razza umana.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 3 Luglio 2008, Numero 26

giovedì 26 giugno 2008

Gli alieni esistono! Almeno, credo…..


Personalmente sono convinto che nell’universo esistano altre forme di vita intelligente oltre la nostra (sempre che si possa definire l’uomo ‘intelligente’….), anche se, come ho già avuto modo di scrivere, ritengo molto improbabile che i tanti UFO avvistati siano mezzi volanti di origine aliena.

L’apparente contraddizione si basa su due diversi ragionamenti.

La nostra galassia è formata da circa 200 miliardi di stelle, e ci sono almeno 10 miliardi di altre galassie. Considerando le stelle simili al sole, con la giusta età, e facendo diverse valutazioni sulla probabilità dell’esistenza di pianeti di tipo terrestre e sull’evoluzione della vita, nell’universo potrebbero oggi esserci da migliaia a miliardi di diverse civiltà (vedi ‘Nel cosmo alla ricerca della vita’, di Piero Angela). Il numero cambia in funzione del grado di ‘pessimismo’ usato nelle valutazioni, ma si tratta sempre di un numero enorme di possibili razze aliene!
Ed io voglio essere ottimista, e credo che l’uomo non sia solo!

Allo stesso tempo, le nostre conoscenze della fisica fanno pensare che non esista un sistema che permetta un viaggio a distanze interstellari compatibile con i limiti della vita. La stella a noi più vicina dista oltre 4 anni luce, e la nostra galassia ha un diametro di circa 100.000 anni luce. Visto che la luce viaggia a 300.000 km al secondo, ed un anno luce è la distanza percorsa dalla luce in un anno…. fate voi i conti! Ma la comunicazione con altri esseri potrebbe essere possibile.

Un’affascinante possibilità, scientificamente plausibile, è presentata nel film ‘Contact’, con Jodie Foster, tratto dal libro (stesso titolo) di Carl Sagan (http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Sagan): un’intelligenza aliena ci trasmette dati via onde radio, captate dai radiotelescopi.

Come abbiamo fatto noi nel novembre del 1974, trasmettendo da Arecibo un segnale radio verso l’ammasso di Ercole M13 (http://it.wikipedia.org/wiki/Messaggio_di_Arecibo).

Magari un giorno arriverà una sonda automatica, come le nostre ‘Voyager’ lanciate nel lontano 1977, ambasciatrice di una lontana civiltà (http://it.wikipedia.org/wiki/Voyager_1).

Oppure, come raccontato ne ‘Star Trek – il film’, sarà ‘Viger’ a tornare da noi….. (http://it.wikipedia.org/wiki/Star_Trek:_Il_film).

E sarebbe molto triste se invece avesse ragione Stephen Webb, ed in realtà fossimo soli nell’universo… http://www.delymyth.net/node/5116

Alla prossima.

Da Il Novese, Giovedì 26 Giugno 2008, Numero 25

giovedì 19 giugno 2008

Raimondo di Sangro, il Principe Maledetto


A lui si deve l’esistenza di un capolavoro del barocco napoletano, la ‘Santa Maria della Pietà’, meglio nota come ‘Cappella Sansevero’, dove possono essere ammirate statue di rara bellezza, la cui esecuzione materiale resta ancora un mistero. Due di esse infatti sembrano coperte da un velo trasparente di marmo che però è omogeneo con la statua sottostante, mentre la terza statua è coperta da una rete di marmo apparentemente posta successivamente ma anch'essa perfettamente omogenea con la statua. Una delle ipotesi, da parte degli estimatori moderni del principe, è che si tratti del risultato di un procedimento inventato dal Principe per "marmorizzare" un tessuto. Tale procedimento, però, non è stato ancora messo alla prova e tutt'oggi non sembrano esserci spiegazioni convincenti.

Eppure, nonostante abbia tolto il disturbo da oltre due secoli, ancora oggi a Napoli quando lo sentono nominare c'è chi si fa furtivamente il segno della croce. Di lui la gente racconta che fosse una specie di stregone, un alchimista diabolico che faceva rapire poveri disperati i cui corpi dovevano servire per i suoi turpi esperimenti, un castrafanciulli senza Dio che nessun potere, neanche quello del re, riusciva a controllare.

La cattiva fama del principe può trovare spiegazione se dalla cappella si scende, passando da una scala a chiocciola, al laboratorio segreto. Qui, in due teche di vetro alte circa due metri, sono conservate le cosiddette «macchine anatomiche» .
Lo scheletro della donna ha il braccio destro alzato e i globuli oculari interi, quasi ancora lucenti, in un'espressione di vero terrore. Sembra quasi che invochi aiuto. Le ossa sono interamente rivestite dal fittissimo sistema arterioso e venoso che, metallizzandosi, ha preservato anche gli organi più importanti. Il cuore è intero e nella bocca si possono riconoscere persino i vasi sanguigni della lingua. Il corpo dell'uomo ha più o meno le stesse caratteristiche, solo che le braccia scendono lungo il tronco.

Come furono realizzate le «macchine anatomiche»? Non lo sappiamo. Leggenda vuole che il Principe avesse ottenuto tale "metallizzazione" del circuito sanguigno "iniettando" un composto di sua invenzione e, poiché unica "pompa" in grado di spingere il liquido fin nei capillari più sottili è il cuore, che i due malcapitati fossero ancora vivi quando tale esperimento venne eseguito.

Occorre rammentare che all'epoca non era stata ancora inventata la siringa ipodermica. Le due "macchine” sarebbero state realizzate da un anatomista palermitano, Giuseppe Salerno, come risulta da un contratto ancora oggi conservato all'archivio notarile di Napoli. Partendo da due scheletri umani, il Principe si impegnava a fornire al medico fil di ferro e cera colorata (secondo un metodo di sua invenzione) per ricostruire l'albero circolatorio e dare così un valido modello didattico ai non esperti medici dell'epoca. In origine la "macchina" femminile aveva anche un feto che però negli anni '60 del '900 è stato trafugato. Che si tratti di "macchine" non è tuttavia certo dacché gli attuali proprietari della Cappella Sansevero hanno sempre opposto il loro rifiuto a far eseguire qualunque tipo di indagine.

Il mistero, quindi, continua…

Da Il Novese, Giovedì 19 Giugno 2008, Numero 24

Altre informazioni in rete:
Wikipedia
Articolo di Rino di Stefano

giovedì 12 giugno 2008

Il Triangolo Maledetto


Lo conoscete tutti. E’ quel tratto di mare a forma pressappoco triangolare, di circa 2.000 km per lato, compreso tra la Florida, le Bermuda e Puerto Rico, famoso per le innumerevoli e mysteriose sparizioni di navi ed aerei accadute nel corso degli anni. La letteratura al riguardo è vastissima, e riporta centinaia di casi di ogni tipo.

Cos’è che causa queste sparizioni, questi incidenti? Un vortice spazio-temporale? Una base aliena? Una anomalia magnetico-gravitazionale?

Per rispondere a queste inquietanti domande, cerchiamo di trovare qualche dato di fatto, per esempio, quante sono le navi realmente scomparse nel Triangolo delle Bermuda?

La Coast Guard degli Stati Uniti ha studiato il caso e parla di normale casualità. Data l'alta intensità del traffico aereo e marittimo in quella zona l'incidenza degli episodi occorsi non è da considerarsi allarmante, e rientra nella quota statistica normalmente accettabile. In poche parole il rapporto tra passaggi aerei, marittimi e navali, e il numero di incidenti verificatisi, rientra nelle casistiche. Mera fatalità. Nessun mistero.

Si, dirà qualcuno, ma la Coast Guart è un’ente statale, che ovviamente nasconde la verità! Facciamo allora una verifica con i Lloyds di Londra, la principale società di assicurazioni marittime mondiale. Visto che loro dovrebbero pagare i danni in caso di incidente, si suppone che se navigare in quel tratto fosse più pericoloso, il premio da pagare sarebbe più alto. Sorpresa! Il triangolo non mi fa alzare il premio! Si vede che per i Lloyds il ‘rischio Bermuda’ non esiste.

Ma allora? Da dove salta fuori il mistero? Facendo un’indagine si scopre che il Triangolo delle Bermuda viene citato per la prima volta negli anni 60 dallo scrittore americano Vincent Gaddis, che si limita a citare alcuni sporadici casi nell'ambito di un libro genericamente dedicato agli "orizzonti invisibili". Circa dieci anni dopo, lo stesso testo fu ripubblicato con il titolo eclatante ‘Il Triangolo maledetto e altri misteri del mare’. Sarà poi Charles Berlitz nel 1975 a consacrare definitivamente al mito le misteriosi sparizioni del Triangolo delle Bermuda con la sua pubblicazione omonima che dà ampio rilievo alle statistiche, ai casi segnalati, alla lunga lista di sparizioni, disastri, scomparse e naufragi occorse in quel tratto di oceano. E da qui in avanti, la letteratura aumenta enormemente!

Il giornalista Larry Kusche ha analizzato tutti i casi di "scomparsa" indicati dai cultori del mistero. Risultato: non c'è nessun mistero da spiegare. Infatti: 1) è stato possibile trovare una spiegazione razionale per la maggior parte degli incidenti verificatisi nella zona; 2) i pochi casi rimasti insoluti sono quelli per cui non è stato possibile trovare informazioni; 3) diverse "sparizioni" accreditate al Triangolo in realtà si sono verificate molto più lontano; 4) contrariamente alla leggenda, quasi tutti gli incidenti si sono verificati quando il tempo era brutto; 5) chi ha scritto libri sul Triangolo ha deliberatamente nascosto informazioni che avrebbero permesso di fornire semplici spiegazioni per le sparizioni; 6) alcuni incidenti non sono mai avvenuti se non nella fantasia di chi ha scritto libri sul Triangolo delle Bermuda.

Prendendo i casi citati dai cultori del mistero, esclusi quelli mai avvenuti, e li si dispone su una cartina, si scopre che alcuni si trovano a nord dell'Oceano Atlantico, altri nel Golfo del Messico, alcuni nell'Oceano Pacifico e altri addirittura nei pressi dell'Irlanda o del Portogallo. Quante sparizioni, dunque, sono avvenute realmente all'interno del Triangolo? Solamente quattro!

Alla prossima.

Da Il Novese, Giovedì 12 Giugno 2008, Numero 23

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