giovedì 21 febbraio 2008

Il trucco della corda indiana

Chiamato ‘il trucco che non muore mai’, nel nono secolo il filosofo Indiano Shankaracharyya raccontò nel ‘Mandukya Upanishad’ (Sutra 17) la storia “del mago, il mayavin, che tirò una corda in aria e quindi, armato, si arrampicò su di essa tanto in alto da sparire alla vista, per andare in battaglia e finire smembrato: dopo che le parti del suo corpo caddero a terra egli fu visto rialzarsi e non ci sono dubbi nel pensare alla realtà del magico trucco effettuato”.

Tracce di questa abilità immortale appaiono nuovamente nei resoconti dettati dal famoso viaggiatore-mercante Veneziano Marco Polo, nel 1289. Si pensa che egli vide questo trucco nel cortile del palazzo del Kublai Khan in Pechino. Solo 39 anni più tardi, Ibn Batouda, nativo di Tangeri, uno dei più famosi viaggiatori del tempo, documentò questo trucco presentato da un mago cinese durante un banchetto nel palazzo d’estate del Khan a Hangzhou, allora definita la più grande città del mondo conosciuto.

Si racconta che nel 1856, durante una visita del Principe di Galles in India, si cercò in tutto il paese qualcuno in grado di eseguirlo. Tuttavia, i resoconti ufficiali del viaggio, pur citando vari fachiri e maghi che si esibirono ed i loro numeri, non menzionano il trucco della corda indiana.

Lo scrittore e giornalista americano John Booth (http://www.mcmaster.ca/ua/alumni/gallery/G28638.htm), quando nel 1948 si trovò in India come corrispondente del Chicago Sun, offrì una ricompensa per trovare qualcuno in grado di effettuare quel trucco, senza esito. Tentò nuovamente nel 1957, offrendo 25.000 rupie, di nuovo nulla. La cosa divertente è che in India, dove il trucco dovrebbe essere nato, Booth (ed altri, per esempio Thurston, famoso prestigiatore) non solo non trovò fachiri in grado di farlo, ma scoprì anche che la maggior parte degli indiani non ne aveva mai neppure sentito parlare!

Come è possibile che questo trucco, praticamente sconosciuto in India (dove dovrebbe essere di casa), sia così famoso? Ebbene, pare che la fama di questo trucco sia nata da un articolo pubblicato il 4 Agosto 1890 dal Chicago Tribune, a firma Fred S. Ellmore. Articolo che, 4 mesi più tardi, il giornale ammise essere un falso ‘scritto per presentare una teoria in forma di intrattenimento’. Insomma, si tratterebbe di una bufala (anzi, bUFOla) ante litteram!

Alcuni studi attribuiscono la diffusione di questa notizia agli scritti di Sir John Mandeville tra il 1357 ed il 1371. E’ stato suggerito che Mandeville (che pretendeva di essere Inglese di nascita e Cavaliere, mentre in realtà era un medico, residente a Liegi, in Belgio, conosciuto come Johains a la Barbe o Jehan Bourgogne) abbia copiato, o preso ispirazione da, gli scritti di Marco Polo, che si presume sia stato testimone del Trucco della Corda 68 anni prima dell’uscita degli appunti di Mandeville.

Peter Lamont, ricercatore all’Università di Edimburgo, ha scritto un interessante libro al riguardo (http://skepdic.com/indianrope.html) , pubblicato anche in Italia (La leggenda della corda e del bambino che scompare, Ed. Neri Pozza). L’argomento è anche stato trattato nel numero 6 della rivista MAGIA (www.rivistamagia.it), che ho saccheggiato per scrivere questo articolo ed a cui vi rimando per approfondimenti (la potete trovare alla Biblioteca Civica di Novi Ligure).

Alla prossima.

Da Il Novese, Giovedì 21 Febbraio 2008, Numero 7

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