giovedì 7 febbraio 2008

La differenza esiste


In questa rubrica mi capita (e mi capiterà) spesso di citare la ‘scienza’. Questa parola, secondo me, non indica un insieme di nozioni, bensì un modo di affrontare il mondo, con umiltà e mente aperta, per cercare di capire ciò che ci circonda.
La scienza è uno strumento di conoscenza. Non è perfetto, ma è il migliore che abbiamo. E’ il sistema che ci ha permesso di sconfiggere malattie, di arrivare sulla Luna e su Marte, di iniziare a svelare i segreti del DNA, di allungare la vita umana, che ci ha aperto alle meraviglie dell’immensamente grande e dell’immensamente piccolo.

La scienza non sa tutto, ovviamente, e sa di non sapere. Non da niente per scontato, non rifiuta idee nuove o fenomeni sconosciuti. Si mette sempre alla prova, cercando una spiegazione migliore ai fatti. Chiede a se stessa di dimostrare le proprie affermazioni, ed onora chi riesce a scoprire la falla nella teoria.

Ovviamente ci sono casi in cui la ‘scienza ufficiale’ ha rifiutato idee che erano in contrasto con le teorie dominanti. Per esempio, la deriva dei continenti fu derisa quando fu presentata, ma in seguito, grazie alle verifiche sul campo, la ‘tettonica a zolle’ è diventata un caposaldo della moderna geofisica.

La base della scienza è il metodo scientifico, ovvero un sistema di controlli e procedure per verificare obiettivamente se una teoria è in grado di spiegare le osservazioni e di prevedere fenomeni osservabili. Il tutto senza tirare in ballo entità misteriose ne complotti per nascondere la ‘verità’, che sono i ‘marchi di fabbrica’ delle pseudoscienze.

Vorrei riportare un brano tratto da ‘Il mondo infestato dai demoni’, l’ultimo libro di Carl Sagan, famoso astrofisico, grande divulgatore, e padre del progetto SETI (http://www.seti.org/), scomparso il 21 Dicembre del 1996:
"A una cena, molti decenni fa, fu chiesto al fisico Robert W. Wood di rispondere al brindisi ‘alla fisica ed alla metafisica’. Per ‘metafisica’ si intendeva qualcosa di simile alla filosofia, ossia verità che si potrebbero riconoscere semplicemente riflettendo su di esse. Fra queste verità poteva esserci anche la pseudoscienza. Wood rispose pressappoco così: il fisico ha un’idea. Quanto più riflette su di essa, tanto più gli pare che abbia senso. La consultazione della letteratura scientifica gli fa sembrare l’idea ancora più promettente. Allora va in laboratorio per verificarla con un esperimento. L’esperimento è lungo e complesso. Il fisico controlla molte possibilità, affina le misurazioni e riduce il margine di errore. L’unica cosa che gli interessa è il responso dell’esperimento. Alla fine di tutto questo lavoro l’idea risulta essere sbagliata. Il fisico, allora, la lascia cadere, si libera la mente dall’errore, e passa a studiare qualche altra cosa.
La differenza tra fisica e metafisica, concluse Wood alzando il bicchiere, non è che i cultori dell’una siano più intelligenti dei cultori dell’altra. La differenza è che il metafisico non ha un laboratorio."

Alla prossima.

Da Il Novese, Giovedì 7 Febbraio 2008, Numero 5

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