giovedì 8 maggio 2008

Fate in giardino


Bradford, Yorkshire, Inghilterra, anno 1917.
Nella radura di Cottingley Glenn due cugine (Frances Griffiths, 10 anni, ed Elsie Wright, 16) scattano due fotografie che le ritraggono in compagnia di piccoli esseri alati.
Nel Natale 1920 la rivista Strand pubblica un articolo, a firma Sir Arthur Conan-Doyle (papà di Sherlock Holmes), nel quale si racconta la storia, vera ed inconfutabile, di queste due ragazzine che incontrano regolarmente fate e gnomi, presentando diverse foto quale prova di questi incontri.

Esperti di fotografia della Kodak esaminarono attentamente le lastre, e dichiararono che non c’erano trucchi, ritocchi o doppie esposizioni. Dissero anche che ‘usando tutte le loro conoscenze ed i mezzi a loro noti’ sarebbero riusciti a creare immagini di quel genere. Si evidenziò che le foto erano state scattate da due ragazzine della ‘classe lavoratrice’ inesperte (ricordate, è il 1920, la fotografia è ancora una tecnologia giovane e non alla portata di tutti).

Il racconto fu accolto con una robusta dose di sano scetticismo, ed i sostenitori del caso dovettero essere molto convincenti nelle loro argomentazioni.
Conan-Doyle studiò il caso in collaborazione con Edward L. Gardner, ed insieme fecero del loro meglio per smontare le diverse critiche al caso, ottenendo anche qualche successo.

Allora possiamo dire che l’esistenza di fate e gnomi è provata dalle foto di Cottingley? Per qualcuno è certamente così, e questo caso è tuttora portato come prova a favore dai fans delle fate.

Ci sono però tanti indizi che lascerebbero pensare ad una ben congegnata truffa. Alcuni esempi:
- Elsie non era a digiuno di fotografia, avendo lavorato in uno studio fotografico
- Le fate sono sempre a fuoco, ed hanno un aspetto ‘piatto’
- Le fate sono molto somiglianti ai disegni disponibili nei libri per ragazzi del tempo.

Sono tante le incongruenze in questa storia che James Randi, nel libro ‘Flim-Flam – Fandonie’ uscito nel 1982, ha usato questo caso come esempio classico di quanto è facile trarre in inganno chi voglia farsi ingannare, e di come occorre agire per mettersi al riparo dalle truffe.

Leggendo il libro di Randi uno potrebbe pensare che si, va bene, ci sono delle critiche, ma siamo sicuri che sia realmente un falso? Dopotutto potrebbe anche essere vero…..

Se la logica non vi basta, c’è una testimonianza che mette fine ad ogni dubbio: nel 1983, dopo la pubblicazione di ‘Flim-Flam’, sul British Journal of Photograpy due anziane signore, Elie e Frances, confessarono pubblicamente che si era trattato di uno scherzo, e spiegarono di aver fotografato delle figure di cartone disegnate.
Ma non preoccupatevi: per i ‘fatisti’ puri e duri, la confessione è un falso…..

Alla prossima

Le foto scattate dalle cugine sono oggi conservate al Museo della Kodak in Inghilterra.

Da Il Novese, Giovedì 8 Maggio 2008, Numero 18

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