giovedì 15 maggio 2008

Siberia, 30 Giugno 1908.

Era un chiaro mattino d’estate a Kezhma. In questo villaggio siberiano la gente si preparava per andare al lavoro, quando nel cielo a nord si accese un incredibile bagliore, seguito dopo pochi istanti da un profondo boato. Il bagliore fù visto anche da un treno che, percorrendo la Transiberiana, si dovette fermare bruscamente alla stazione di Filironovo dopo aver rischiato il deragliamento a causa di un’onda d’urto.

Che era accaduto? Purtroppo la Russia di quegli anni aveva problemi tale che investigare su un bagliore era impossibile. Seguirono poi i terribili anni della Prima Guerra Mondiale e della Rivoluzione d’Ottobre.

Nel 1921, nel Nuovo Corso dell’Unione Sovietica, il Prof. Leonid Kulic, incaricato dall’Accademia delle Scienze di studiare i meteoriti, ricevette un foglietto, strappato da un calendario del 1910, sul retro del quale compariva copia di un articolo comparso sul giornale Sibirskaya nel 1908 che parlava dell’evento del 30 Giugno 1908.

Incuriosito, e poi quasi ossessionato dalla cosa, iniziò a raccogliere informazioni, e nel 1927, finalmente, riuscì ad organizzare una spedizione nell’area dove, secondo i suoi calcoli, doveva essere caduto un meteorite di ragguardevoli dimensioni. Raggiunse la cittadina commerciale di Vanavara e cominciò a cercare testimoni dell’evento del 30 Giugno 1908, raccogliendo numerosi e raccapriccianti particolari. Ad esempio risaltava nei loro discorsi un concetto comune: lo sviluppo di calore che procurò ustioni ai malcapitati e bruciature nei vestiti.

Kulik ripartì e raggiunse il fiume Makirta, affluente del Chambè. Il 3 Aprile 1927 Kulik e compagni si trovarono dinanzi uno spettacolo di devastazione e d’irrealtà che superava ogni più fervida fantasia umana. Davanti a loro sino all’orizzonte, un numero incalcolabile di alberi di conifere giacevano distesi sul suolo ghiacciato a testimonianza di un evento incommensurabile ed apocalittico.

Il drappello cominciò immediatamente a porsi delle domande ed a chiedersi quale causa avesse provocato tale disastro, cercando razionalmente di attribuirgli un qualche cosa di conosciuto. L’unico oggetto conosciuto cui, all’epoca, si poteva attribuire una simile catastrofe era sicuramente un mastodontico meteorite, ma non si trovò traccia di cratere, ne di altri detriti meteorici. Fotografie aeree prese in una successiva spedizione permisero di stimare in circa 2150 km2 l’area devastata, con oltre 60 milioni di alberi abbattuti.

Cosa era successo, quindi? Un UFO era esploso in volo? Un grumo di antimateria aveva colpito la Terra? Oppure una cometa si era schiantata nella foresta?

Un recente studio del CNR di Bologna confermerebbe l’ipotesi meteorite. Il lago Cheko, di circa 500 metri di diametro, che si trova a circa 10 chilometri dall'epicentro dell'esplosione, sembra essere il famoso cratere dell'impatto.

Luca Gasperini, uno dei ricercatori di questo studio, spiega: “L'esplosione si sarebbe verificata nell'atmosfera, 5-10 chilometri sopra la regione di Tunguska. Si è trattato della deflagrazione di un asteroide o di una cometa, di circa 50-80 metri di diametro”.

Si attendono conferme, ma ad oggi questa è sicuramente l’ipotesi più probabile.

Alla prossima

PS: il primo paragrafo è frutto della mia fantasia, solo vagamente basato su articoli dell’epoca e mappe attuali.
Ulteriori dettagli sul web, in Wikipedia, oppure l'articolo su Repubblica.

Da Il Novese, Giovedì 15 Maggio 2008, Numero 19

Nessun commento:

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...