giovedì 11 settembre 2008

Corpi di pietra


Lodi, Piazza Ospitale 10. Nel cuore dell'Ospedale Vecchio, nel lato sud del chiostro quattrocentesco, in un'unica sala dai soffitti riccamente affrescati nel 1593 da Giulio Cesare Ferrari, è ubicata la particolare collezione Anatomica di Paolo Gorini.

Si tratta di una raccolta, la cui visita è aperta al pubblico, di 166 delle oltre 1700 ‘preparazioni’ prodotte nel 19° secolo dallo studioso pavese famoso anche per aver ‘pietrificato’ il cadavere di Giuseppe Mazzini.

Gorini è uno di quei personaggi che, tra la fine del Settecento e la prima metà del Novecento, si dedicarono a sperimentare metodi per la conservazione indefinita di tessuti animali, e anche di interi corpi umani, tramite la loro cosiddetta pietrificazione. Un'attività che il gusto del macabro del diciannovesimo secolo tollerava ancora, ma che oggi sarebbe difficile praticare per ragioni di “correttezza politica”.
Si intende comunemente (ma impropriamente) per "pietrificazione" di tessuti animali la loro trasformazione a durezza lapidea, ottenuta grazie a vari metodi, ma soprattutto per impregnazione con sali minerali.
I pietrificatori operavano solitamente al di fuori dell'ambiente accademico ufficiale. Sperimentavano senza rivelare i loro metodi, spesso cambiando tecniche e ricette, circondati da un alone di segretezza. Erano per questo oggetto di timore reverenziale da parte della popolazione, dando origine a vere e proprie leggende.
Tra di essi si include, anche se impropriamente, il ‘Principe Maledetto’ di cui scrissi alcune settimane fa.

Il Prof. Luigi Garlaschelli (Chimica, Università di Pavia), con il curatore della collezione Prof. Alberto Carli, hanno studiato i documenti disponibili, scoperti nell’archivio storico di Lodi, ed hanno riscoperto il metodo usato: iniettava nelle salme, che al contrario delle mummie egizie non venivano eviscerate ma solo private del sangue, un preparato altamente tossico a base di bicloruro di mercurio, muriato di calce e sublimato corrosivo.

Garlaschelli ha quindi riprodotto il processo, ovviamente non su corpi umani, bensì su polli, conigli e su una mezza testa di maiale, con risultati incredibili!

Non pago, Garlaschelli ha studiato altri famosi ‘pietrificatori’ (un suo scritto al riguardo è scaricabile qui ).

Girolamo Segato, il cui procedimento è rimasto segreto, ci ha lasciato diversi reperti, quali un busto di giovane donna, un tavolino nel quale l'intarsio è costituito da sezioni di organi umani, e una scatola con altri pezzi, tra cui sezioni di uteri, reni, e una bellissima fetta di salame... Gran parte delle sue ‘opere’ possono essere ammirate nel Museo del Dipartimento di Anatomia, Istologia e Medicina Legale dell'Università degli Studi di Firenze.

L’ultimo dei ‘pietrificatori’ fu Francesco Spirito, morto nel 1962, Rettore dell'Università di Siena dal 1939 al 1943. L' Accademia dei Fisiocritici conserva una collezione di circa 70 pezzi da lui trattati nella prima metà del secolo scorso. Spirito fu il solo ad aver lasciato, in lavori pubblicati su riviste scientifiche, descrizioni abbastanza dettagliate dei suoi metodi.
Il passaggio principale consiste nell'impregnazione dei pezzi con una soluzione di silicato di sodio, composto chimico grazie al quale "la massa assume un aspetto ed una consistenza lapidea che con l'evaporazione diventa una massa vetrosa trasparente".

C’è anche un libro, un giallo, un cui il detective Fulvio Fùlleri riceve un pezzo di corpo di pietra…… Il titolo è ‘Corpi di pietra’, ed indovinate chi lo ha scritto?

Alla prossima

Da Il Novese, Giovedì 11 Settembre 2008, Numero 32

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