giovedì 26 giugno 2008

Gli alieni esistono! Almeno, credo…..


Personalmente sono convinto che nell’universo esistano altre forme di vita intelligente oltre la nostra (sempre che si possa definire l’uomo ‘intelligente’….), anche se, come ho già avuto modo di scrivere, ritengo molto improbabile che i tanti UFO avvistati siano mezzi volanti di origine aliena.

L’apparente contraddizione si basa su due diversi ragionamenti.

La nostra galassia è formata da circa 200 miliardi di stelle, e ci sono almeno 10 miliardi di altre galassie. Considerando le stelle simili al sole, con la giusta età, e facendo diverse valutazioni sulla probabilità dell’esistenza di pianeti di tipo terrestre e sull’evoluzione della vita, nell’universo potrebbero oggi esserci da migliaia a miliardi di diverse civiltà (vedi ‘Nel cosmo alla ricerca della vita’, di Piero Angela). Il numero cambia in funzione del grado di ‘pessimismo’ usato nelle valutazioni, ma si tratta sempre di un numero enorme di possibili razze aliene!
Ed io voglio essere ottimista, e credo che l’uomo non sia solo!

Allo stesso tempo, le nostre conoscenze della fisica fanno pensare che non esista un sistema che permetta un viaggio a distanze interstellari compatibile con i limiti della vita. La stella a noi più vicina dista oltre 4 anni luce, e la nostra galassia ha un diametro di circa 100.000 anni luce. Visto che la luce viaggia a 300.000 km al secondo, ed un anno luce è la distanza percorsa dalla luce in un anno…. fate voi i conti! Ma la comunicazione con altri esseri potrebbe essere possibile.

Un’affascinante possibilità, scientificamente plausibile, è presentata nel film ‘Contact’, con Jodie Foster, tratto dal libro (stesso titolo) di Carl Sagan (http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Sagan): un’intelligenza aliena ci trasmette dati via onde radio, captate dai radiotelescopi.

Come abbiamo fatto noi nel novembre del 1974, trasmettendo da Arecibo un segnale radio verso l’ammasso di Ercole M13 (http://it.wikipedia.org/wiki/Messaggio_di_Arecibo).

Magari un giorno arriverà una sonda automatica, come le nostre ‘Voyager’ lanciate nel lontano 1977, ambasciatrice di una lontana civiltà (http://it.wikipedia.org/wiki/Voyager_1).

Oppure, come raccontato ne ‘Star Trek – il film’, sarà ‘Viger’ a tornare da noi….. (http://it.wikipedia.org/wiki/Star_Trek:_Il_film).

E sarebbe molto triste se invece avesse ragione Stephen Webb, ed in realtà fossimo soli nell’universo… http://www.delymyth.net/node/5116

Alla prossima.

Da Il Novese, Giovedì 26 Giugno 2008, Numero 25

giovedì 19 giugno 2008

Raimondo di Sangro, il Principe Maledetto


A lui si deve l’esistenza di un capolavoro del barocco napoletano, la ‘Santa Maria della Pietà’, meglio nota come ‘Cappella Sansevero’, dove possono essere ammirate statue di rara bellezza, la cui esecuzione materiale resta ancora un mistero. Due di esse infatti sembrano coperte da un velo trasparente di marmo che però è omogeneo con la statua sottostante, mentre la terza statua è coperta da una rete di marmo apparentemente posta successivamente ma anch'essa perfettamente omogenea con la statua. Una delle ipotesi, da parte degli estimatori moderni del principe, è che si tratti del risultato di un procedimento inventato dal Principe per "marmorizzare" un tessuto. Tale procedimento, però, non è stato ancora messo alla prova e tutt'oggi non sembrano esserci spiegazioni convincenti.

Eppure, nonostante abbia tolto il disturbo da oltre due secoli, ancora oggi a Napoli quando lo sentono nominare c'è chi si fa furtivamente il segno della croce. Di lui la gente racconta che fosse una specie di stregone, un alchimista diabolico che faceva rapire poveri disperati i cui corpi dovevano servire per i suoi turpi esperimenti, un castrafanciulli senza Dio che nessun potere, neanche quello del re, riusciva a controllare.

La cattiva fama del principe può trovare spiegazione se dalla cappella si scende, passando da una scala a chiocciola, al laboratorio segreto. Qui, in due teche di vetro alte circa due metri, sono conservate le cosiddette «macchine anatomiche» .
Lo scheletro della donna ha il braccio destro alzato e i globuli oculari interi, quasi ancora lucenti, in un'espressione di vero terrore. Sembra quasi che invochi aiuto. Le ossa sono interamente rivestite dal fittissimo sistema arterioso e venoso che, metallizzandosi, ha preservato anche gli organi più importanti. Il cuore è intero e nella bocca si possono riconoscere persino i vasi sanguigni della lingua. Il corpo dell'uomo ha più o meno le stesse caratteristiche, solo che le braccia scendono lungo il tronco.

Come furono realizzate le «macchine anatomiche»? Non lo sappiamo. Leggenda vuole che il Principe avesse ottenuto tale "metallizzazione" del circuito sanguigno "iniettando" un composto di sua invenzione e, poiché unica "pompa" in grado di spingere il liquido fin nei capillari più sottili è il cuore, che i due malcapitati fossero ancora vivi quando tale esperimento venne eseguito.

Occorre rammentare che all'epoca non era stata ancora inventata la siringa ipodermica. Le due "macchine” sarebbero state realizzate da un anatomista palermitano, Giuseppe Salerno, come risulta da un contratto ancora oggi conservato all'archivio notarile di Napoli. Partendo da due scheletri umani, il Principe si impegnava a fornire al medico fil di ferro e cera colorata (secondo un metodo di sua invenzione) per ricostruire l'albero circolatorio e dare così un valido modello didattico ai non esperti medici dell'epoca. In origine la "macchina" femminile aveva anche un feto che però negli anni '60 del '900 è stato trafugato. Che si tratti di "macchine" non è tuttavia certo dacché gli attuali proprietari della Cappella Sansevero hanno sempre opposto il loro rifiuto a far eseguire qualunque tipo di indagine.

Il mistero, quindi, continua…

Da Il Novese, Giovedì 19 Giugno 2008, Numero 24

Altre informazioni in rete:
Wikipedia
Articolo di Rino di Stefano

giovedì 12 giugno 2008

Il Triangolo Maledetto


Lo conoscete tutti. E’ quel tratto di mare a forma pressappoco triangolare, di circa 2.000 km per lato, compreso tra la Florida, le Bermuda e Puerto Rico, famoso per le innumerevoli e mysteriose sparizioni di navi ed aerei accadute nel corso degli anni. La letteratura al riguardo è vastissima, e riporta centinaia di casi di ogni tipo.

Cos’è che causa queste sparizioni, questi incidenti? Un vortice spazio-temporale? Una base aliena? Una anomalia magnetico-gravitazionale?

Per rispondere a queste inquietanti domande, cerchiamo di trovare qualche dato di fatto, per esempio, quante sono le navi realmente scomparse nel Triangolo delle Bermuda?

La Coast Guard degli Stati Uniti ha studiato il caso e parla di normale casualità. Data l'alta intensità del traffico aereo e marittimo in quella zona l'incidenza degli episodi occorsi non è da considerarsi allarmante, e rientra nella quota statistica normalmente accettabile. In poche parole il rapporto tra passaggi aerei, marittimi e navali, e il numero di incidenti verificatisi, rientra nelle casistiche. Mera fatalità. Nessun mistero.

Si, dirà qualcuno, ma la Coast Guart è un’ente statale, che ovviamente nasconde la verità! Facciamo allora una verifica con i Lloyds di Londra, la principale società di assicurazioni marittime mondiale. Visto che loro dovrebbero pagare i danni in caso di incidente, si suppone che se navigare in quel tratto fosse più pericoloso, il premio da pagare sarebbe più alto. Sorpresa! Il triangolo non mi fa alzare il premio! Si vede che per i Lloyds il ‘rischio Bermuda’ non esiste.

Ma allora? Da dove salta fuori il mistero? Facendo un’indagine si scopre che il Triangolo delle Bermuda viene citato per la prima volta negli anni 60 dallo scrittore americano Vincent Gaddis, che si limita a citare alcuni sporadici casi nell'ambito di un libro genericamente dedicato agli "orizzonti invisibili". Circa dieci anni dopo, lo stesso testo fu ripubblicato con il titolo eclatante ‘Il Triangolo maledetto e altri misteri del mare’. Sarà poi Charles Berlitz nel 1975 a consacrare definitivamente al mito le misteriosi sparizioni del Triangolo delle Bermuda con la sua pubblicazione omonima che dà ampio rilievo alle statistiche, ai casi segnalati, alla lunga lista di sparizioni, disastri, scomparse e naufragi occorse in quel tratto di oceano. E da qui in avanti, la letteratura aumenta enormemente!

Il giornalista Larry Kusche ha analizzato tutti i casi di "scomparsa" indicati dai cultori del mistero. Risultato: non c'è nessun mistero da spiegare. Infatti: 1) è stato possibile trovare una spiegazione razionale per la maggior parte degli incidenti verificatisi nella zona; 2) i pochi casi rimasti insoluti sono quelli per cui non è stato possibile trovare informazioni; 3) diverse "sparizioni" accreditate al Triangolo in realtà si sono verificate molto più lontano; 4) contrariamente alla leggenda, quasi tutti gli incidenti si sono verificati quando il tempo era brutto; 5) chi ha scritto libri sul Triangolo ha deliberatamente nascosto informazioni che avrebbero permesso di fornire semplici spiegazioni per le sparizioni; 6) alcuni incidenti non sono mai avvenuti se non nella fantasia di chi ha scritto libri sul Triangolo delle Bermuda.

Prendendo i casi citati dai cultori del mistero, esclusi quelli mai avvenuti, e li si dispone su una cartina, si scopre che alcuni si trovano a nord dell'Oceano Atlantico, altri nel Golfo del Messico, alcuni nell'Oceano Pacifico e altri addirittura nei pressi dell'Irlanda o del Portogallo. Quante sparizioni, dunque, sono avvenute realmente all'interno del Triangolo? Solamente quattro!

Alla prossima.

Da Il Novese, Giovedì 12 Giugno 2008, Numero 23

giovedì 5 giugno 2008

I rischi di Internet


Non intendo parlare di virus informatici oppure di furti di identità, bensì di qualcosa di più sottile e pericoloso…...
Con un PC ed una connessione alla rete, con pochi click del mouse si ha potenzialmente a disposizione tutto lo scibile umano. Internet ha i suoi punti di forza nella disponibilità, nella libertà e nella facilità di pubblicare un proprio sito, o blog, o forum, con costi irrisori. Io stesso ne ho uno, dove state leggendo questa rubrica.

Tutto bello? Non proprio, visto che in rete possiamo trovare le istruzioni per fabbricare in casa una bomba, mentre i terroristi la usano per pianificare e coordinare le proprie azioni. Triste…..

Ma il rischio a cui mi riferisco è proprio la grande libertà della rete. Tutti possono pubblicare una propria pagina, senza controllo, senza doverla giustificare. Possiamo trovare ogni tipo di informazione, dalla società della terra piatta ai gatti bonsai in bottiglia, dai classici in lingua originale ad ogni variazione possibile su temi quali l’11 Settembre, lo sbarco sulla luna o l’effettiva esistenza dei campi di sterminio nazisti.

In più, la mente umana è attratta dal mystero, dall’intrigo, quindi tesi indimostrabili ma ‘attraenti’ generano centinaia e migliaia di pagine web, che si rafforzano e si richiamano l’un l’altra. Diventa quindi difficile riuscire a discriminare tra notizie vere e false, tra affermazioni dimostrate e baggianate, tra realtà e fantasia.

Giornali e TV sono caduti spesso in false notizie pubblicate ad arte per ingannare, come per esempio la notizia del Tenente Indus .

Bisogna quindi attrezzarsi di pazienza e di giudizio, e cercare di vagliare le informazioni in base al loro grado di ‘affidabilità’. Lavoro difficile, lungo e faticoso, in quanto è facilissimo creare un ‘complotto’ (tanto non si deve dimostrare niente), mentre è difficile confutarlo (la rigorosa analisi dei dati è tediosa).

Un aiuto per identificare le false informazioni è il sito antibufala di Paolo Attivissimo, che consiglio a tutti di consultare in caso di dubbio.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 5 Giugno 2008, Numero 22

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