giovedì 27 novembre 2008

Cercando la vita


Ho già scritto di essere convinto dell’esistenza di altre forme di vita nell’universo. Non solo il solo a pensarla così! Ci sono molti enti che studiano quest’affascinante possibilità e cercano di trovare prove dell’esistenza di vita su altri mondi.

Un esempio sono i rover della NASA, Spirit ed Opportunity, che stanno ancora esplorando la superficie di Marte, anche alla ricerca di acqua e molecole complesse. Questo programma continua a ben 5 anni dal lancio, ed a più di 4 dall’atterraggio, a fronte di un’attesa di funzionamento di 90 giorni. Un vero successo! I risultati ottenuti, anche se non hanno permesso di scoprire gli omini verdi, sono eccezionali, ed i dati fin qui raccolti occuperanno i geologi per molti anni.

Esiste anche il Progetto SETI, che si occupa di analizzare i dati radio raccolti dai radiotelescopi per identificare segnali radio di origine artificiale. La cosa interessante è che tutti possono contribuire a questo progetto. Basta scaricare un piccolo programma nel nostro PC, e questo, lavorando come uno screensaver, scaricherà ed analizzerà pacchetti di dati dai server di SETI, ed invierà i risultati. Purtroppo fino ad oggi non abbiamo scoperto segnali intelligenti, ma si continua a cercare. Magari potrebbe essere uno di voi a trovare la prima prova di intelligenza aliena nell’universo!

Lasciando perdere ET ed i vari omini verdi della fantascienza, come potrebbe essere un alieno? La NASA ha un ente che studia le diverse possibilità di vita aliena. Sono tante le possibilità analizzate, in funzione del tipo di stella, del pianeta, e della chimica usata. La vita sulla terra è basata sul carbonio, ma potrebbero esistere esseri che usano il silicio o altri elementi. Noi viviamo su un piccolo pianeta roccioso, ma possiamo escludere la possibilità di vita sui giganti gassosi?

Ci sono diversi progetti, sia della NASA che dell’ESA dedicati alla ricerca di pianeti in altri sistemi solari (ebbene si, nonostante le distanze in gioco, questo tipo di ricerca è tecnicamente possibile! Una delle meraviglie rese possibili della scienza!). Ad oggi abbiamo già scoperto almeno 200 diversi pianeti orbitanti intorno ad altre stelle, ma sono solo una piccola parte di quelli che sicuramente esistono.

Non sappiamo ancora se qualcuno di questi pianeti ospiti la vita, ma è questione di tempo. Nel Luglio 2007 è stata confermata la presenza di vapore acqueo in un pianeta extrasolare, studiando il passaggio della luce di una stella attraverso l’atmosfera del pianeta.
Un possibile sistema per scoprire vita è cercarne la ‘firma’, per esempio analizzando la composizione dell’atmosfera alla ricerca di gas di origine biologica, quali ossigeno ed ozono, oppure valutando la colorazione della superficie.

La nostra Terra, vista dallo spazio, è in prevalenza blu (gli oceani), e le terre emerse sono in larga parte di colore verde, dato dalla clorofilla delle piante.
Un pianeta che orbiti attorno ad un’altra stella potrebbe però avere vegetazione di altri colori, rosso, blu, addirittura nero, in funzione del tipo di luce disponibile. Le diverse possibilità sono studiate in modo da poter definire come identificare i segni di vita su altri mondi.

Informazioni (in Inglese) sugli studi di ‘astrobiologia’ sono disponibili sul sito di 'Astrobiology'. Ne raccomando la consultazione!

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 27 Novembre 2008, Numero 46

giovedì 20 novembre 2008

Argyria.


L’oggetto di questo articolo è una particolare forma di dermatosi, ed è uno dei tanti motivi per cui questa rubrica esiste.

Di che cosa si tratta? Dobbiamo iniziare dalle proprietà antimicrobiche dell’argento. Questo metallo, oltre ad essere apprezzato in gioielleria, è usato per esempio nelle testine degli spazzolini da denti, appunto per ridurre la formazione di batteri. Ci sono molti altri usi medici dell’argento. Fin qui, tutto bene.

Ma se l’argento è antimicrobico, se io ne assumo una certa quantità con regolarità dovrei essere in grado di limitare le infezioni. Questo ragionamento, che ha una sua logica, è stato seguito da diverse persone. E’ possibile trovare (su Internet) svariate pagine che spiegano come prepararsi in casa una soluzione di argento colloidale, oppure siti che vendono ‘integratori alimentari’ pronti a base di questo metallo, con dettagliate istruzioni per l’uso.

Occorre sapere che il nostro organismo contiene naturalmente una quantità di argento, circa un milligrammo a persona. Eventuali quantità aggiuntive di metallo (comunque assunto) vengono eliminate dall’organismo attraverso le solite vie. Il metallo che non può essere eliminato viene accumulato nelle cellule, soprattutto quelle della pelle.
L’argento diventa tossico quanto raggiunge la concentrazione di 50 – 500 milligrammi per Kg di peso, ovvero da 4 a 40 grammi per una persona di 80 kg (fonte).

E’ un quantitativo decisamente difficile da raggiungere, a meno di sgranocchiare cucchiai d’argento tutto il giorno. Però, assumendo costantemente soluzioni di argento colloidale, come suggerito da diversi siti, si riesce ad arrivare a livelli molto vicini a quelli indicati.

A questo punto possiamo iniziare ad avere un quadro generale della situazione:
- l’argento è antimicrobico
- se ne può fare in casa una soluzione colloidale
- si può comprare come ‘integratore’ già pronto
- ci sono istruzioni per ‘mantenersi in salute’ con l’argento
- ci sono sempre quelli che magari esagerano
- l’argento in eccesso si accumula nella pelle.

Ma l’argento colloidale per che cosa è anche usato? Qualcuno ha detto in fotografia? Risposta esatta! Infatti, i sali di argento hanno la caratteristica di decomporsi sotto l’azione della luce, depositando argento metallico.

Ma un momento….. se io ho assunto tanto argento, che mi si è accumulato nella pelle….. non è che sono diventato una specie di lastra fotografica ambulante?

Ebbene si , questo è il rischio che si corre ad assumere alte dosi di argento colloidale. E’ possibile che si arrivi ad accumulare nella pelle una tale quantità di sale d’argento da diventare ‘fotosensibili’: con l’esposizione alla luce del sole, il sale si decompone, il metallo precipita, e la pelle diventa grigio-blu.

Questa colorazione cutanea è appunto detta ARGYRIA. Non è dannoso per l’organismo, semplicemente si assume un colore strano, vagamente metallico, e di difficilissima eliminazione……

Se volete saperne di più, rivolgetevi a Rosemary Jacobs, oppure a Stan Jones , che vivono questo problema sulla loro pelle (nel vero senso della parola!).

Alla fine, l’importante è sempre INFORMARSI bene, valutando con attenzione le (troppe) informazioni disponibili. Considerate anche da chi arriva l’informazione: se chi vi dice che l’argento fa bene vi vuole vendere il suo preparato, forse è di parte.

Se dopo aver vagliato i pro ed i contro, deciderete che bere un bicchiere d’argento al giorno fa bene, nonostante il rischio di diventare grigi, la scelta è solo vostra.

Alla prossima.

Informazioni sulla tossicità dell’argento sono disponibili qui.

Da Il Novese, Giovedì 20 Novembre 2008, Numero 42

giovedì 13 novembre 2008

Misteri veri: le montagne sepolte dell'Antartide.

Questo articolo è tratto dal sito di Paolo Attivissimo, e pubblicato con il permesso dell’autore.

Intanto che certi programmi TV si occupano di misteri di cartapesta, gli scienziati si occupano di quelli veri. Per ricordare che la scienza vera non nega i misteri, ma quando li trova sul serio li indaga, eccovi la storia intrigante dei monti Gamburtsev.

Non ne avete mai sentito parlare? Eppure si tratta di una catena montuosa grande come le Alpi, che si estende per circa 1200 chilometri e ha vette di oltre 3000 metri. Non siete i soli a non conoscerle: sono in un luogo così inaccessibile che nessuno ne conosceva l'esistenza fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, e ancor oggi nessuno le ha scalate. Cosa ancora più intrigante, sono in un posto dove la geologia dice che non ci dovrebbero essere montagne. E' questo il motivo che ha spinto Robin Bell, del Lamont-Doherty Earth Observatory, a dire di queste montagne: "E' come aprire la porta di una piramide egizia e trovarci dentro un astronauta".

Dove sono? Non cercatele sull'atlante: sono sepolte sotto i ghiacci dell'Antartide. Furono scoperte da una missione sovietica nel cuore del continente, durante l'Anno Geofisico Internazionale 1957-58, e prendono il proprio nome dal geofisico sovietico Grigoriy A. Gamburtsev (morto tre anni prima della scoperta). La loro struttura è stata poi mappata approssimativamente tramite i satelliti Landsat, che sono in grado di "vedere" oltre la coltre di ghiaccio, spessa fino a 600 metri.

Ora la comunità scientifica internazionale torna ad esplorare questo mistero nell'ambito dell'Anno Polare Internazionale, con una spedizione aerea dotata di sensori radar, magnetici e gravimetrici per ottenere una mappa dettagliata della stratificazione dei ghiacchi antartici sopra i monti Gamburtsev (la mappa qui accanto è cliccabile per ingrandirla). Dei sismografi al suolo analizzeranno le onde prodotte dai terremoti per decodificare la struttura delle rocce e dei ghiacci. Verranno effettuate trivellazioni per prelevare campioni di neve compressa, nei quali è intrappolata aria che risale a milioni di anni fa, da confrontare con quella attuale.

Il mistero, per i geologi, è come si possano essere formate delle montagne così alte al centro del continente. Come dice il professor Bryan C. Storey, dell'Università di Canterbury in Nuova Zelanda, "non esiste alcun meccanismo ampiamente accettato che spieghi le origini dei Monti Gamburtsev". Le montagne si formano ai bordi dei continenti, o dove le zolle della crosta terrestre si scontrano o vengono stirate, oppure dove un vulcano erompe fino alla superficie. Ma nessuno di questi meccanismi si applica a queste montagne.

L'ultima collisione fra zolle nell'Antartico risale a oltre 500 milioni di anni fa, e quindi le montagne dovrebbero essere state erose dal tempo e dai ghiacci: invece sono ancora lì. E non risultano tracce di vulcanesimo sotto la calotta di ghiaccio, formatasi circa 30 milioni di anni fa.

A parte risolvere un mistero, la spedizione ha anche uno scopo molto pratico: l'Antartide è il principale regolatore dei livelli dei mari e degli oceani. A differenza dell'Artico, il suo ghiaccio poggia sulla terraferma, e quindi se si scioglie fa aumentare il livello delle acque. E' quindi importante capire come si evolverà l'Antartico se la temperatura mondiale aumenterà e come si è formata la calotta antartica, e i monti Gamburtsev sono ritenuti il punto dal quale ha avuto inizio la crescita dei ghiacci.

E là sotto ci sono laghi e fiumi subglaciali che non hanno contatti con il resto del mondo da 30 milioni di anni. Sarà come avere la macchina del tempo.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 13 Novembre 2008, Numero 41

giovedì 6 novembre 2008

Le pietre di ICA


Questo articolo è tratto dal sito di Paolo Attivissimo, e pubblicato con il permesso dell’autore.

Voyager racconta che queste pietre, provenienti da Ica, in Perù, potrebbero essere "raffigurazioni che non dovrebbero esistere", perché sarebbero state scolpite "alcune migliaia di anni fa ed in maniera praticamente perfetta" e mostrano "scene di caccia con uomini e dinosauri insieme... incisioni di mappe geografiche, costellazioni, strumenti ottici, trapianti di organi e macchine volanti".

Secondo il suo modello ben collaudato, Voyager si para le spalle mettendo il tutto in forma interrogativa, dimenticandosi che il compito del giornalismo non è fare domande, ma trovare risposte. Risposte che si potevano trovare facendo a meno di un viaggio di Giacobbo fino in Perù, perché la bufala delle pietre di Ica è in giro da quarant'anni e nota da almeno dieci.

Basta una ricerchina negli archivi di Internet per scoprire che di questa storiella si sono già occupati lo Skeptical Dictionary e la BBC in due documentari, nel 1977 e nel 1996, che hanno chiarito come stanno le cose. Si tratta di falsi, realizzati da artigiani del posto per venderli ai polli. Se fossero autentici e quindi antichi di millenni, le incisioni non avrebbero spigoli netti, perché sarebbero stati smussati dall'erosione naturale. Spigoli netti, come se fossero stati incisi l'altroieri. Appunto.

Il pollo, nello specifico, è un medico, Javier Cabrera Darquea, che negli anni Sessanta ricevette in regalo una pietra sulla quale era inciso un pesce che, a suo avviso, apparteneva a una specie estinta. Cabrera andò alla ricerca di altre pietre simili e gli abitanti del posto furono sorprendentemente più che lieti di "fornirgliele" dietro compenso, raffiguranti uomini insieme a dinosauri e tutte le altre sciccherie tecnologiche anacronistiche descritte da Voyager.

Cabrera, a quanto pare, non si chiese come mai una civiltà così tecnologicamente avanzata da fabbricare telescopi e macchine volanti e realizzare trapianti non avesse lasciato alcuna traccia di sé a parte qualche sasso. Diamine, troviamo le pietre di selce degli uomini primitivi, e non troviamo una valvola o uno spinterogeno, un cuscinetto a sfere, le rovine di un ospedale o di un palazzo lasciato da questa civiltà evoluta?

Il medico peruviano, evidentemente, non si chiese neppure se per caso il suo interesse per le pietre incise avesse spinto qualche artigiano intraprendente a realizzare l'equivalente locale della proverbiale fabbrica di mobili antichi. Fatto sta che la sua collezione ha superato i 15.000 esemplari, tanto da permettergli di aprire un museo a Ica.

Le pietre di Ica, fatte di andesite, non possono essere datate usando la datazione al radiocarbonio, che si applica soltanto alla materia organica. Le pietre si datano di solito guardando gli strati in cui sono sepolte, ma nessuno sa da dove provengano esattamente. In ogni caso, qualsiasi datazione di questo genere indicherebbe l'età del sasso, ma non direbbe nulla sull'epoca in cui sono state realizzate le incisioni.

La datazione delle incisioni è possibile osservando, appunto, l'erosione: se non c'è, vuol dire che sono recentissime. E infatti hanno bordi netti. Cosa ancora più importante, il ricercatore spagnolo Vicente Paris, di Fraudesparanormales.com, scoprì, con un esame approfondito, che le incisioni contenevano tracce di moderna carta.

Dobbiamo domandarci un'altra cosa. Come mai la vendita di reperti archeologici è proibita in Perù, eppure queste pietre sono in libera vendita ai turisti ingenui?

Forse perché Basilio Uschuya, il principale fornitore di Cabrera, fu arrestato nel 1996 per questo presunto crimine e fu poi rilasciato quando confessò che le pietre se le fabbricava da solo prendendo spunto dai fumetti, dai libri di scuola e dalle riviste. Le pietre venivano poi ricoperte di una patina di invecchiamento ottenuta lasciandole per qualche giorno nel pollaio a ricevere gli escrementi delle galline. Se per prendere un ladro ci vuole un ladro, forse ci vuole una gallina per prendere un pollo.

Infine, per i cocciuti che sostengono che l'andesite è durissima e quindi non può essere lavorata senza strumenti particolari, ergo le pietre devono essere autentiche, va chiarito che non si tratta di sculture, ma di semplici incisioni superficiali, che rimuovono lo strato superficiale ossidato. Uschuya mostrò, nel documentario della BBC, come realizzarle usando un semplice trapano da dentista.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 6 Novembre 2008, Numero 40

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...