giovedì 19 marzo 2009

I nemici della scienza


I miei tre lettori mi scuseranno se torno su un argomento già parzialmente trattato in diversi articoli di questa rubrica: la scienza ed il suo rapporto con il nostro vivere quotidiano. Ricorderete forse che ho spesso parlato dell’esistenza di una certa ‘avversione’ per la scienza, accusata di essere la causa primaria dei mali del mondo.

In questi giorni uscirà un libro di Silvano Fuso dal titolo appunto ‘I nemici della scienza’ (edizioni Dedalo), del quale ho avuto la fortuna di poter leggere ampi stralci in anteprima. In questo libro Silvano (docente di Chimica a Genova) tratta il tema nella maniera completa ed obiettiva che lo contraddistingue.

Sul retro del libro si legge, per esempio, che ‘un crescente atteggiamento antiscientifico si sta diffondendo nella nostra società’. Io aggiungerei pure ascientifico, ovvero quell’approccio che si basa su sensazioni personali senza il supporto di prove obiettive.

Per esempio, c’è chi pretende di rivoluzionare secoli di ricerca medica pretendendo di curare i tumori con flebo di bicarbonato. Altri affermano che le scie di condensa degli aerei sono in realtà un complotto mondiale per trasformarci in androidi controllati a distanza.

I creazionisti, invece, fondano riviste per combattere l’evoluzionismo darwiniano, base di tutta la biologia moderna, e stanno prendendo piede anche in Italia. Esiste una corrente di pensiero ‘ambientalista’ che pensa che il progresso scientifico e tecnologico condurrà il pianeta alla catastrofe. Centrali nucleari e termovalorizzatori sono ostacolati in nome di un malinteso ‘principio di precauzione’, mentre cose sicuramente pericolose sono tranquillamente accettate o addirittura ben considerate (vedi latte crudo o benzina verde).

Il famoso filosofo Benedetto Croce scrisse: ‘gli uomini di scienza … sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico’.
Recentemente, Papa Ratzinger ha scritto che ‘la scienza senza Dio è una minaccia per l’umanità’.
Filosofi alla moda, capi religiosi e leaders ambientalisti non esitano neppure a sostenere palesi falsità, pur di criticare la scienza, di cui spesso sono peraltro profondamente ignoranti.
Le posizioni cattoliche riguardo alle cellule staminali embrionali hanno fatto sì che in Italia la ricerca in tale promettente settore sia vietata per legge.

Insomma, la scienza vista come ‘l’uomo nero’, causa ultima di tutti i nostri mali, da tenere da parte ed osteggiare in ogni modo. Non da oggi, visto che già Sant’Agostino parlava de ‘la curiosità vana, ammantata del nome di cognizione e di scienza’.

Questi atteggiamenti antiscientifici fanno si che la cultura della scienza venga sempre più messa da parte, con una riduzione sensibile degli iscritti alle facoltà scientifiche e degli investimenti in ricerca.

Eppure è ampiamente dimostrato che il benessere e la ricchezza di un paese sono legati a doppio filo alla sua capacità di creare cultura scientifica. Dopotutto, chi è in grado di curare i nostri malanni? Il filosofo, oppure il medico? Chi porta nelle nostre case energia ed informazione?

Ma questa diffidenza nei confronti della scienza purtroppo esiste, ed è reale. È naturale essere spaventati dalle cose che non si conoscono, e la conoscenza scientifica è ormai talmente vasta che è difficile potersi orientare senza solide basi matematiche e fisiche. Matematica e fisica sono di per se materie difficili e poco conosciute e poco capite, ed esiste una forma di ‘vendetta’ che ci porta a dichiarare ‘inutili’ le cose che non capiamo.

Occorre diffondere una migliore conoscenza della scienza e dei suoi vantaggi, ma anche dei sui reali limiti e problemi. Occorre avere l’onestà e l’umiltà di riconoscere la propria ignoranza in campo scientifico, e non pretendere di prendere decisioni senza un’adeguata informazione.

Noi oggi viviamo in un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnologia. Un cattivo uso delle nostre conoscenze può portare a gravi problemi, ed è quindi nostro interesse coltivare la cultura scientifica.

Dobbiamo anche affrontare diversi problemi, dalla produzione di energia al riscaldamento globale, passando per la lotta alle malattie ed alla fame.
Io non conosco un modo più efficace di affrontare e risolvere i problemi di quello offerto dalla ricerca scientifica.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 19 Marzo 2009, Numero 10

9 commenti:

markogts ha detto...

Hehe, mi sa che io Gianni la vediamo allo stesso modo. Lasciamo stare Battaglia, il cui sbufalamento è facilmente reperibile su internet. Non ho letto il libro in questione, per cui non ne parlo, commento piuttosto il tuo articolo, Claudio.

Intanto, secondo me metti nello stesso calderone tre argomenti leggermente diversi: la fissa di complottisti e medicine alternative, l'eterno dissidio tra scienza e fede e infine il contrasto sul tema dell'energia nucleare.

Secondo me sono tre argomenti diversi, perché hanno tre interlocutori diversi: ignoranti e/o truffatori nel primo caso, teologi raffinati nel secondo e scienziati e tecnici nel terzo. Ovviamente, in tutti e tre i gruppi possiamo trovare anche fanatici ed invasati, ma non è quello secondo me il nocciolo.

Però...

Se riesco a far funzionare la divulgazione scientifica (se...) posso pensare di eliminare il primo gruppo.

Ma è pieno zeppo di medici, scienziati, tecnici che sono credenti. Finché si limitano a credere a un dio (minuscola senza offesa), starebbe anche bene, il problema è che credono al Papa. Senza andare a toccare le staminali: uno che va in un continente con venti milioni di malati di AIDS e dice che i preservativi sono sbagliati, per me ha lo stesso spessore morale di chi propina il bicarbonato per curarsi dai tumori, eppure troverai un sacco di gente intelligente e preparata disposta a difenderlo. Contro questi, la divulgazione scientifica serve a poco.

Così come ci sono ingegneri e scienziati contrari all'energia nucleare *come la conosciamo oggi*. La loro posizione evidentemente ha poco a che vedere con la conoscenza della sezione d'urto dei neutroni. Qui si innesta un discorso squisitamente politico, che non si può più trattare in termini esclusivamente scientifici. Come fai a trattare "scientificamente" la proliferazione o il caso Ilaria Alpi (ricordiamolo che aveva scoperto un traffico di scorie radioattive)?

Poi, altro discorso va fatto sulla divulgazione scientifica in sé. Ai tempi dell'università ho lavorato come divulgatore. La soddisfazione c'era, come anche alcune scenette degne del miglior Orboveggente. Ma continuo a chiedermi: ha senso? Oscillo tra due stati opposti: a volte una depressione di fronte a cotanta ignoranza (insomma, c'è ancora gente che non sa cosa siano le auto ibride e pensa che le fasi lunari siano dovute all'ombra della Terra!). Come svuotare il mare con un cucchiaio.

Altre volte penso che servirebbe un piano Marshall di divulgazione, una rivoluzione copernicana... Ma mi rendo conto che sarebbe difficilissima da attuare, anche perché troppo spesso il miglior scienziato non coincide col miglior divulgatore (Feynman, dove sei?)

Che depressione...

PS Fantastica la citazione di Croce. Ora capisco meglio la fonte delle mie sofferenze scolastiche.

Gianni Comoretto ha detto...

Dopo un veloce scambio con Silvano, per il primo post qui (caspita, che velocita', sicuramente un complotto :-) :-) ) mi rendo conto che la sua posizione è molto più articolata di quella di Battaglia.
Quindi mi zittisco e leggo BENE il libro. Poi se ne riparla.

Claudio Casonato ha detto...

Si, si, Gombloddo, Gombloddo!!!!!

Infatti ero rimasto spiazzato dal commento di Gianni, che ho quindi inviato a Silvano.... colpa mia, come al solito!

Gianni Comoretto ha detto...

Siccome le cose su Internet rimangono, correggo il mio primo intervento.
--------------------------------
Silvano mi ha regalato una copia del libro (grazie mille) e ho cominciato a leggerlo.

Purtroppo per la parte sui "miti ambientalisti" si deve essere appoggiato a Battaglia, che ha una posizione che definire "equilibrata" proprio non si può.

Soprassediamo su OGM, mucleare, energie alternative, ecc. in cui il dibattito è aperto (anche se a riguardo non ci sono solo posizioni antiscientifiche).

Ma su tutto il discorso dei cambiamenti climatici, Battaglia sostiene quelle che ormai sono delle vere e proprie bufale. Spero non le abbia riportate sul libro, sarebbe un pessimo servizio alla scienza, purtroppo, nonostante l'ottimo lavoro che Silvano fa, in questo libro e in generale nel CICAP.

Anonimo ha detto...

confesso la mia inadeguatezza culturale ,non essendo laureato,ma vorrei fare qualche commento prendendo spunto dall'ultima frase.credo che la ricerca scientifica non possa risolvere alcun problema complesso riferito alla società.la ricerca è uno degli strumenti che chi ci governa dovrebbe saper usare per uscire dalle crisi,per indirizzare le risorse,per fare di una massa informe di mediocri venditori di pesce quali sono i nostri industriali una classe dirigente vera. ci sarebbero millanta esempi su cosa si potrebbe fare ma il succo è sempre lo stesso:una classe politica che arranca dietro alla società in fermento senza riuscire a dettare un pensiero guida. ciao mauro. p.s. ti leggo spesso ma ho sempre un poco di vergogna a commentare,per via che faccio l'operaio,ma i tuoi post mi piacciono molto.

Claudio Casonato ha detto...

Caro Mauro,
grazie per il tuo commento e per le gentili parole.

Ritengo il tuo concetto interessante e fondamentalmente corretto: non è la scienza in se che può risolvere i problemi, occorre averla a disposizione, ma poi serve la volontà politica di usarla correttamente. Ma per questo ci vuole anche una diffusa coscienza scientifica, non fraintesa o combattuta da ideologie ottuse.

Poi, guarda, non serve essere laureati per pensare con il proprio cervello, ne bisogna vergognarsi del lavoro che si fa. Conosco laureati stupidi e contadini intelligenti.
Io, per esempio, ho qualche esame universitario, ma non la laurea, e sono non del tutto stupido (o almeno spero....).

A presto!

markogts ha detto...

confesso la mia inadeguatezza culturale ,non essendo laureato

Bastasse una laurea per distinguere... Tranquillo, le idee valgono per ciò che sono, non per chi le dice.

Mi ha fatto sorridere la tua frase sui pescivendoli, non posso che condividere.

Sul discorso che la ricerca è solo uno strumento, posso concordare, ma va aggiunto che uno strumento si può usare o non usare, e quello che (penso) Claudio intendesse era appunto di usare questo strumento, oltre che a svilupparlo.

Mi spiego meglio: da un lato c'è un'oggettiva carenza di fondi, baronìe universitarie, assenza di visione comune che ostacola la ricerca in Italia. Ma dall'altro c'è anche un problema di mancato sfruttamento della ricerca. Senza andare indietro a Marconi o Leonardo da Vinci, è sotto gli occhi di tutti che "i pescivendoli" non applicano le scoperte della ricerca alla produzione. Non abbiamo più un'industria elettronica, quella automobilistica è convinta di essere all'avanguardia perché mette bombole di metano su ogni modello, siamo indietro sulle rinnovabili, le biotecnologie sono al palo, la robotica si limita a piccole imprese che fanno poco più che modellini (nulla a che vedere con Honda, per capirci)

E c'è poi la politica: anch'essa dovrebbe affidarsi di più alla ricerca e meno alle ideologie. Esempio: più tasse o meno tasse? Invece di farne una guerra di religione, perché non confrontare diversi scenari con simulazioni numeriche? TAV, Ponte sullo Stretto ecc: dove sono le Valutazioni di Impatto Ambientale? Ragioniamo in termini quantitativi, applichiamo la ricerca ed il metodo scientifico per formarci un'opinione su queste decisioni. Nota bene, io sono tendenzialmente contrario a queste opere, ma se si dimostra inequivocabilmente che esse sono necessarie e utili (alla comunità, non ai pescivendoli), cambierei idea.

brain_use ha detto...

Si sono dette molte cose corrette e davvero interessanti, nel post originario e nei commenti che ne sono scaturiti.

Bello e importante il distinguo di Markogts, anche se il dibattito sulle energie e sui riflessi ambientali delle applicazioni tecnologiche non ha affatto come soli interlocutori scienziati e tecnici, come sarebbe in realtà opportuno.

Ancor più interessante la nota di Mauro: una classe politica che arranca dietro alla società in fermento senza riuscire a dettare un pensiero guida.

A me pare, infatti, che qui stia il nocciolo della questione: assistiamo impotenti al susseguirsi di generazioni di politici professionisti che si pongono a rimorchio anziché al traino della società.
Nascono leggi "d'urgenza" sulla base delle più variegate mode giornalistiche del momento.
Si legifera sulla base del comodo politico del momento, quando non di evidenti interessi di parte. Da ambo gli schieramenti.

Addirittura c'è chi propone all'attenzione del parlamento temi ridicoli come il signoraggio o le scie chimiche, o chi fa delle bufale sull'11/9 il fulcro centrale della sua azione politica.
Tutto, per come la vedo io, alla ricerca dei quattro voti dei quattro creduloni disposti ad affidare le proprie fantasie malate ad una voce consenziente (ma interessata).

Ma, soprattutto, siamo giunti a un totale degrado del sistema scolastico in nome di una malintesa democrazia del pensiero e di un ancor più malinteso diritto allo studio.

Se è assolutamente giusto che tutti abbiano diritto ad accedere ad una istruzione libera e gratuita, se è probabilmente sensato innalzare la soglia dell'istruzione obbligatoria, non così esiste alcuna giustificazione per l'impoverimento progressivo e costante della qualità della formazione conseguita.

Ho scritto conseguita, si badi bene, non ricevuta, perché c'è una bella differenza.

Non ci stupiamo poi che i giovani credano alle bufale sulle scie cOmiche o sull'11/9 vedendo i video su youtube, o che, divenuti adulti, siano disposti ad affidarsi agli sciamani per delle cure improbabili.

O che temi di assoluta competenza di pochi siano oggetto di sciagurate interpretazioni referendarie.

O, persino, che dalla fede scaturisca una religiosità becera e distorta come quella che riemerge dai fumi del passato in questi ultimi anni.

Claudio Casonato ha detto...

Per markogts:
relativamente al tuo primo commento, è il libro che tratta dei tre argomenti, separandoli in tre gruppi ben distinti.
Il difetto è nel mio post che non è sufficientemente chiaro, ne all'altezza del libro....

Relativamente alla scienza (o ricerca) come strumento, si la tua interpretazione è corretta. Dopo tutto, uno strumento non usato, che strumento è? L'importante è usarlo BENE, con giudizio.

Ciao

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...