giovedì 2 luglio 2009

Il Caso ZANFRETTA


Alcuni lettori di NoviOnLine mi hanno chiesto informazioni su Zanfretta. Di questo caso parlò Gian Paolo Grassino sul n. 5 di "UFO - Rivista di informazione ufologica" (Giugno 1988).
Dopo 20 anni dall’articolo, e 30 dai fatti, non abbiamo informazioni tali da cambiare quanto scritto allora.

Ringrazio Edoardo Russo del CISU per avermi dato l’autorizzazione a ripubblicare l’articolo di Grassino, mai apparso prima in formato elettronico.


UN ENIGMA IRRISOLTO
di Gian Paolo Grassino

Alle ore 23.30 circa del 6 dicembre 1978 ha inizio quello che possiamo classificare come il più articolato ed interessante caso di rapimento UFO avvenuto in Italia. Si tratta della serie di "incontri" che ebbero come protagonista il metronotte genovese Fortunato Zanfretta e i cui aspetti generali, a causa della vasta eco su stampa e televisione, sono noti a tutti gli appassionati. Conviene però ricordare brevemente le prime due abduction, forse le più significative, per proporre una valutazione globale della complessa vicenda.

IL PRIMO INCONTRO
Durante un giro di perlustrazione a Marzano di Torriglia, località di villeggiatura sulle alture dell'entroterra genovese, Fortunato "Piero" Zanfretta sta portandosi con la Fiat 126 della ditta per la quale lavora alle propaggini del paesino quando la sua attenzione è attratta da quattro luci che si muovono nei pressi di una villetta piuttosto isolata. Fermata l'auto ad un centinaio di metri dall'edificio, il metronotte segnala alla centrale operativa la sua intenzione di andare a controllare cosa sta succedendo, senza ricevere alcuna risposta (la radio sembra ammutolita), e scende dall'auto avvicinandosi alla villa con la sua pistola in una mano ed una torcia elettrica nell'altra.

Zanfretta supera quindi il cancelletto della staccionata che recinge la villa ed il terreno circostante ed avanza lungo una parete dietro la quale ha visto scomparire le luci, nel tentativo di sorprendere i "ladri" da dietro. In questo momento sente però una forte "spinta" da tergo che lo fa cadere; alzatosi urta con la testa contro un qualcosa di strano che immediatamente illumina con la torcia. Si tratta di un essere mostruoso, alto circa tre metri, con la pelle del torace "ondulata" in senso orizzontale ("un tronco grosso, piuttosto largo, ammucchiato di carne, grigia scura") ed un volto che Zanfretta illumina alzando notevolmente il fascio luminoso e del quale non ricorda nulla al di là della presenza di strani "spinoni" al posto della capigliatura.

Atterrito ed incapace di reagire in alcun modo il metronotte lascia sfuggire la torcia e quando si rialza dopo averla raccolta, la spaventosa visione è scomparsa: Zanfretta fugge quindi verso l'auto rimanendo però abbagliato da un oggetto luminosissimo a forma di triangolo (con un angolo molto ottuso) che si sta alzando dietro alla villetta. Non appena riesce a raggiungere la radio di bordo grida alcune frasi sconnesse e fa così scattare immediatamente le operazioni di soccorso che si concludono poco dopo l'una quando una pattuglia ritrova Zanfretta nel prato a fianco della villa in stato confusionale, con i ricordi sconnessi di un'avventura allucinante.

Immediatamente la notizia dell'incontro ravvicinato è ripresa dai giornali locali e così il "caso Zanfretta" assume subito le dimensioni che lo contraddistingueranno anche in seguito, ossia il racconto di una persona estremamente semplice amplificato, filtrato e spesso distorto dai mass-media - che giocano un ruolo importante in tutta la vicenda - e attorno al quale si sono concentrati gli interessi di ufologi e giornalisti che hanno seguito, e a volte si sono intromessi, nel caso.

L'IPNOSI
Per cercare di chiarire i numerosi particolari ancora oscuri nel racconto di Zanfretta, il giovane (all'epoca ventiseienne) viene sottoposto ad una ipnosi regressiva da un ipnotista di un istituto medico privato, durante la quale racconta di essere stato portato in un luogo intensamente luminoso da alcuni esseri giganteschi che gli avrebbero posto sul capo una specie di "casco" caldissimo e doloroso e gli avrebbero parlato traducendo attraverso un "apparecchio luminoso".

Emergono anche altri particolari descrittivi delle entità: sono verdi, con occhi gialli triangolari, la pelle "piena di righe come se fossero dei vecchi", sulla bocca "qualcosa che sembra ferro", "vene rosse" sulla testa, le orecchie a punta e le dita che terminano con "delle cose rotonde".

Questa non è che la prima di una lunga serie di ipnosi (alle quali si affiancheranno anche delle sedute di narcoanalisi attraverso somministrazione del pentothal, il cosiddetto "siero della verità", presso un istituto privato di Milano) che danno origine ad una storia parallela: da una parte i ricordi coscienti di Zanfretta e le testimonianze dei colleghi di lavoro coinvolti che descrivono il "prima" e il "dopo" dell'evento, dall'altra i racconti sotto ipnosi che illustrano i periodi trascorsi in balia degli "esseri".

Lo stesso schema si ripete per gli altri 8-9 casi che hanno coinvolto Zanfretta contrapponendo alla sincerità di una persona stimata sul lavoro e seria l'incredibilità di racconti sotto ipnosi nei quali certamente confluiscono elementi fantastici ed onirici, a cui si aggiunge un insieme di testimonianze collaterali e conferme fisiche delle quali è difficile valutare validità ed importanza, come ad esempio le "tracce" che sarebbero state rilevate da alcuni nei prati a lato della villa.

IL SECONDO RAPIMENTO
Pochi giorni dopo questa ipnosi (svoltasi il 23 dicembre) si verifica un secondo incontro, sempre nella stessa zona. Questa volta Zanfretta, la sera del 28 dicembre sta dirigendosi dall'abitato di Rossi verso Torriglia, nei pressi della galleria della Scoffera, a bordo di una Fiat 127 e improvvisamente, alle 23.46, avverte concitato la centrale operativa di aver perso il controllo dell'auto che sta procedendo per conto proprio sui ripidi tornanti, in mezzo ad una fitta nebbia; dopo quattro minuti chiama nuovamente per segnalare che l'auto si è fermata e che sta per uscire a vedere una gran luce proveniente dall'esterno. Anche in questo caso le auto di pattuglia nella zona si precipitano alla ricerca dello Zanfretta, la cui FIAT 127 viene trovata dopo un'ora ferma trasversalmente sulla strada.

Il metronotte è poco lontano, fuori di sè, tanto che i colleghi devono bloccarlo e faticare non poco per tranquillizzarlo. Nonostante il freddo pungente della nottata e la pioggia che sta cadendo, il giovane sembra avere gli abiti asciutti ed è rosso in viso, mentre l'interno dell'auto è molto caldo e lo stesso tettuccio pare rovente. La pistola a tamburo risulta priva dei sei colpi, ma ciò che colpisce maggiormente l'attenzione dei soccorritori sono alcune orme molto nette e della lunghezza di circa 50 centimetri che vengono trovare nella piazzola sterrata vicino all'auto.

Queste tracce sono anche ben visibili la mattina successiva, ma vengono distrutte da un gruppo di pseudo-ufologi che ne ricavano dei calchi prima che chiunque altro sia in grado di scattarne delle foto.

Dopo pochi giorni viene eseguita una nuova ipnosi regressiva che, seguendo scelte ispirate dal tentativo di ottenere pubblicità dalla vicenda e dal classico giornalismo sensazionalista ed insensato, viene addirittura trasmessa in diretta da una televisione locale. Il racconto di Zanfretta è sulla falsariga del precedente, con alcune aggiunte importanti: questa volta gli esseri oltre ad applicargli il fastidioso casco sul capo lo spogliano, sottoponendolo a delle specie di esami con strane apparecchiature; prendono poi la sua pistola e sparano l'intero caricatore contro uno schermo all'interno dell'UFO e, sempre parlando attraverso l'emissione di luce dalla strana bocca, lo interrogano a lungo e gli promettono di tornare.

Altri particolari vengono alla luce durante la seduta di narcoanalisi del 6 febbraio 1979 e riguardano le intenzioni degli esseri mostruosi che, per loro stessa ammissione, apparterrebbero ad un popolo "disperso" nella galassia, ormai destinato a morire, che vorrebbe stabilirsi sulla Terra per l'atmosfera particolarmente adatta e nonostante i problemi per la temperatura troppo bassa. L'interno dell'UFO, secondo uno schema classico delle abduction, è molto più grande di come sembra dall'esterno e vi si trovano numerosi esseri di ambo i sessi. Zanfretta, oltre a servire per far conoscere da vicino la costituzione fisica degli uomini, dovrebbe fungere da tramite per le autorità terrestri; a tal scopo gli viene infatti promessa la consegna di uno strano oggetto (descritto come una piramide all'interno di una sfera trasparente) che dovrebbe servire a "proiettare" le immagini degli alieni e dare prova definitiva della loro esistenza.

IL SEGUITO DELLA VICENDA
La storia degli incontri di Fortunato Zanfretta, già complessa e ricca di spunti, non si ferma però qui, ma continua in maniera ancora più complicata e confusa negli anni successivi. Tra la primavera del 1979 e il 1981, infatti, si susseguono diversi altri incontri, alcuni conosciuti e pubblicizzati, altri solamente noti a livello di voce o confidenza, e numerosissime ipnosi, interviste, partecipazioni a programmi radio-televisivi (tra le quali quella all'allora popolarissimo "Portobello") da parte di Zanfretta che risultò anche coinvolto in maniera molto profonda nelle vicende e nelle aspettative di alcuni ufologi locali.

I racconti dei rapimenti si fanno intanto sempre più fantastici e comprendono contatti telepatici (alcuni addirittura nel corso di sedute ipnotiche) e la visione a bordo dell'UFO di immagini degli ufologi, delle persone note a Zanfretta e di alcuni cilindri entro cui sarebbero stati conservati i corpi di esseri preistorici e creature di altri mondi. La piramide dentro la sfera (la prova definitiva) viene consegnata durante un'incontro, ma il testimone, inspiegabilmente, la rifiuta buttandola a terra e distruggendola, così come non ha alcun seguito il tentativo di chiedere agli alieni di sostituire allo Zanfretta un gruppetto di "esperti" che si sarebbero prestati allo scambio per motivi di studio.

Parallelamente i casi continuano a mantenersi sul confine tra la concretezza e la fantasia coinvolgendo nuovamente i colleghi di Zanfretta, o provocando delle supposte conferme fisiche, sulle quali non esiste però documentazione sufficiente per una valutazione.
Nel corso del 1981, infine, gli incontri hanno termine senza che Zanfretta sia in grado di portare una prova fisica degli "alieni", senza che venga realizzato il minacciato rapimento definitivo del metronotte ed il suo trasporto su un altro mondo e senza che il dispositivo approntato dalla ditta di sorveglianza per "seguire" Zanfretta riesca a produrre nulla di concreto.

UNA DIFFICILE VALUTAZIONE
Nonostante sul caso Zanfretta sia stato addirittura scritto un intero libro (Rino Di Stefano, "Luci nella notte", Alkaest, Genova 1984) oltre alle decine di articoli e le centinaia di pagine di relazioni, è quasi impossibile esprimere una valutazione conclusiva su un insieme di fatti così ampio e complesso.

Una prima notazione è infatti sulla qualità dell'in-formazione in nostro possesso, che spesso è molto scarsa o inficiata da un'impostazione sensazionalistica e poco scrupolosa, che non consente una comprensione chiara di quali fatti siano riportati fedelmente e quali deformati dalle idee e dalle aspettative di chi ha raccolto i dati.

Non bisogna poi dimenticare il clima del tutto particolare che si venne a creare attorno allo Zanfretta che sub un drastico mutamento del suo modo di vivere: da persona tranquilla e riservata si trovò "sbattuto in prima pagina" sui giornali e in televisione, circondato dall'incredulità e dal ridicolo, fatto oggetto di un pesante indottrinamento ufologico (venne addirittura condotto ad incontri tra appassionati e a serate di osservazione notturna), scosso dalle numerose e pressanti ipnosi ed infine danneggiato sul lavoro da un temporaneo ritiro del porto d'armi nel 1980.

Tutti questi fattori hanno senza dubbio avuto una parte non piccola nella vicenda e probabilmente hanno fatto sì che la personalità semplice e disponibile del testimone registrasse e facesse propri i tanti stimoli esterni che gli venivano rovesciati addosso per restituirli, mediati dai propri ricordi e dalle proprie fantasie, nel corso delle sedute ipnotiche. Tutto ciò non esclude l'esistenza di uno stimolo "fisico" oggettivo, ma non ci permette di distinguerlo tra le tante immagini soggettive certamente presenti nelle parole di Zanfretta.

Proprio per questi motivi risultano più significativi i primi due episodi, ed in particolare l'incontro del 6 dicembre 1978 a Torriglia, dove le influenze esterne non possono essersi fatte sentire e dove invece esistono conferme collaterali di maggiore spessore ed interesse. E' quindi un peccato che all'epoca non sia stata svolta un'azione più approfondita ed organica per approfondire la conoscenza su questi due casi che avrebbe permesso forse di scoprire la soluzione definitiva.

Il caso Zanfretta è stato quindi anche una specie di "libro" sul quale ciascuna delle persone coinvolte, i giornalisti, i datori di lavoro, gli ufologi, gli amici, ha voluto "leggere", ma anche "scrivere" la propria trama: è per questo che oggi disponiamo di una storia dalle troppe sfaccettature per essere compresa fino in fondo.

Pubblicato in 3 parti su Il Novese, tra Giovedì 2 Luglio e Giovedì 16 Luglio 2009

PS: l'immagine usata in questo post è tratta da questo sito.

Nessun commento:

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...