giovedì 30 aprile 2009

Effetto KIRLIAN


Con questo nome si indica il fenomeno che si produce ponendo un oggetto a contatto con un foglio di materiale fotografico e applicandovi un'elevata tensione elettrica, registrato su pellicola mediante un apparato detto camera Kirlian. Sotto opportune circostanze, l'immagine che ne risulta ritrae il contorno dell'oggetto circondato da un alone luminescente dai bordi sfumati, alone che può apparire colorato se si impiega materiale sensibile in grado di registrare i colori. Taluni ritengono che l'immagine prodotta da una camera Kirlian ritragga la cosiddetta aura vitale, un'emanazione di natura indefinita che alcune filosofie orientali ritengono circondi ogni essere vivente.

Il nome dell'effetto e dell'apparato per produrlo deriva da Semyon Davidovitch Kirlian, un riparatore di macchine fotografiche russo che scoprì l'effetto nel 1939. Assieme alla moglie, Valentina Kirliana, Kirlian pubblicò nel 1961 un articolo in cui si evidenziava come una normale pellicola fotografica potesse essere impressionata anche ponendola in una sorta di "sandwich" costituito da due elettrodi ad alta tensione, fra i quali includere l'oggetto da ritrarre. Nelle più note immagini Kirlian uno degli elettrodi è costituito da una parte del corpo, ad esempio una mano, ottenendo in tal modo l'immagine della mano stessa circondata dal suggestivo alone luminoso.

Dal punto di vista fisico l'effetto Kirlian non ha alcunché di misterioso: si tratta di una luminescenza che si produce normalmente quando si sottopone un gas (o una miscela di gas, come l'aria) a una tensione elettrica elevata, anche se a bassa corrente, provocandone la ionizzazione. La causa dell'immagine non è quindi da ricercarsi in una qualche "emanazione" proveniente dal soggetto, quanto piuttosto nell'energia fornita dalla scarica elettrica. In mancanza di quest'ultima, anche la cosiddetta aura scompare. L'effetto è comunemente noto non solo ai fisici, ma anche ai riparatori TV con il nome di effetto corona.

La somiglianza tra le fotografie Kirlian e l'aspetto che, nell'immaginazione di alcuni, si attribuisce a quella entità misteriosa chiamata aura (o anche chakra, o energia vitale), ha portato alcune persone a ipotizzare la possibilità di ottenere informazioni sullo stato psicofisico di un soggetto esaminando l'aspetto della sua "aura" Kirlian. Esistono siti che, oltre a vendere attrezzature per ‘fotografie Kirlian’, presentano anche dettagliate spiegazioni su come interpretare i risultati: se l’aura è così, stai bene, se è cosà, stai male. Quale reale riscontro ci sia, aneddotica a parte, non si sa, ma di sicuro loro vendono le loro macchine (si paga con carta di credito).

In campo più propriamente paranormale, taluni utilizzano la fotografia Kirlian per "certificare" la presenza di poteri psichici in un soggetto, nell'intenzione di confermare strumentalmente le ipotetiche capacità terapeutiche che scaturirebbero dalle mani di un operatore particolarmente dotato (guaritore). Tuttavia nessuno studio rigoroso ha mai mostrato alcuna correlazione certa fra l'immagine Kirlian e un qualsiasi parametro fisiologico significativo, ad esclusione forse del grado di umidità della pelle, né tantomeno fra l'immagine e gli eventuali ‘poteri paranormali’ di un soggetto (cosa che peraltro non ci stupisce, vista la conclamata mancanza di qualsiasi prova di questi poteri).

Insomma, l’effetto Kirlian – o meglio, l’effetto corona – una volta analizzato correttamente, non presenta nulla di inspiegabile o di paranormale. Resta la suggestione delle immagini riprese con questa tecnica, alcune delle quali sono esteticamente interessanti.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 30 Aprile 2009, Numero 16

Nota: il CICAP ha realizzato, a cura di Claudio Marciano dell'Università di Pavia, un'apparecchiatura sperimentale in grado di mostrare l'effetto ionizzante dell'alta tensione anche senza impiegare materiale fotografico.

giovedì 23 aprile 2009

OGM - Non tutto quello che muta fa male.


In un recente articolo ho accennato agli OGM, sigla citata in molti posti, spesso anche a sproposito. E’ facile verificare che ben pochi hanno una chiara idea di che cosa si tratta. Nella maggior parte dei casi, si hanno solo poche informazioni ideologiche e non scientifiche.

Per capire di cosa si tratta, occorre sapere che i GENI sono delle parti del nostro DNA (il nucleo delle cellule, il nostro ’progetto’ di costruzione) che codificano una determinata caratteristica. Il colore di occhi e capelli, per fare un esempio banale, sono scritti nei nostri geni.

La GENETICA è la scienza che studia i geni, e tra i risultati di questa disciplina ci sono gli OGM, gli Organismi Geneticamente Modificati.

In pratica, di che si tratta? Facciamo un esempio reale: il mais Bt-176.
Il granoturco è soggetto ad un parassita, la piralide, che, oltre a ridurre la produzione di mais, può portare ad avvelenamenti da tossine a causa delle muffe che si sviluppano. Per combattere questa farfallina è necessario l’uso di insetticidi, con elevati costi sia economici che ambientali.
La ricerca genetica ha trovato un’altra strada: introducendo nel mais un gene particolare, derivato da un batterio, è lo stesso mais a creare una proteina tossica solo per le larve della piralide. Questo mais, il BT-176, è quindi resistente al parassita senza necessità di insetticidi, e senza avere controindicazioni di alcun tipo per l’uomo o per gli altri animali.

Un altro esempio molto interessante è il cosiddetto ‘Golden Rice’.
Premessa: la carenza di vitamina A porta a diverse conseguenze, la cui gravitá é proporzionale all'entitá della carenza. La prima manifestazione é l'impossibilitá di produrre lacrime con conseguente secchezza degli occhi, per poi passare alla cecitá notturna fino ad arrivare alla cecitá totale e irreversibile. L'Organizzazione mondiale della sanitá ha stimato che tra i 100 e i 140 milioni di bambini sotto i 5 anni sono a rischio di carenza di vitamina A: il 69% dei bambini del Sud-Est Asiatico e il 49% dei bambini africani si trovano in questa condizione.
Il prof. Ingo Potrykus, visto questo problema, negli anni 80 propose di studiare una varietà di riso (cibo principale in molte delle aree in oggetto) modificato per fornire il beta-carotene, l’elemento che permette all’organismo umano di produrre la vitamina A.
Questo riso, sviluppato grazie ai contributi della Rockefeller Foundation esiste dal 1999, è stato sperimentato sul campo nel 2004, ha superato tutte le verifiche tecniche e scientifiche di innocuità ed efficacia, e potrebbe essere un valido strumento di aiuto per le popolazioni coinvolte.

Ovvero, tramite l’ingegneria genetica si è ‘costruita’ una versione di mais ed una di riso con caratteristiche speciali per risolvere dei problemi ben specifici. Cosa che del resto l’uomo fa da migliaia di anni, selezionando ed incrociando (o irradiando con radiazioni atomiche) piante ed animali per ottenere caratteristiche migliori, solo che con la genetica si può andare direttamente al cuore della necessità.

Occorre anche sapere che le ricerche genetiche sono soggette a severi vincoli di controllo. Non è possibile fare un incrocio e venderlo. Si devono fare lunghi studi di compatibilità ed innocuità, la modifica deve avere uno scopo chiaro e definito, e non deve avere effetti collaterali. Ci vogliono anni prima che un nuovo OGM possa essere immesso sul mercato, e quando ci arriva è stato sicuramente più controllato dell’originale ‘naturale’.

Purtroppo contro gli OGM esiste una campagna di opposizione che spesso ha ben poco di scientifico. Gli OGM sono da rifiutare a priori, e quindi prodotti come il Golden Rice (qualcuno avrà sulla coscienza decine di migliaia di bambini cechi) sono tuttora bloccati. Anzi, è la scienza in generale ad essere sotto attacco, accusata di essere la fonte dei nostri mali.

Ovviamente non voglio dire che gli OGM sono tutti buoni, ma solo che, come per tutto, bisogna usare la testa per sfruttare le buone opportunità evitando i rischi, senza preconcetti ideologici di nessun tipo.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 23 Aprile 2009, Numero 15

giovedì 16 aprile 2009

Nodi di Hartmann

Post modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Ovvero, la base della BioARchitettura®. La R nel cerchietto significa che si tratta di un marchio registrato, ed è quindi una cosa seria! Forse……

In uno spirito genericamente naturalista (è ‘fico’ aggiungere ‘bio’ a qualsiasi cosa, senza magari rendersi conto di quello che vuol dire), in molti si stanno impegnando in questa nuova frontiera dell'architettura, e davvero numerosi sono i nuovi prodotti per la casa (tutti rigorosamente certificati e testati dai produttori) messi in commercio con questa tendenza.

Veniamo al dunque….
In un modo o nell’altro, le origini della BioARchitettura® si ricollegano alla geobiologia, formulata negli anni 50 dal dottor Ernst Hartmann.

Secondo questa teoria, la Terra sarebbe attraversata da un sistema di linee che formerebbe una rete: i punti di incrocio di tali linee, chiamati "nodi radianti" o "nodi di Hartmann", sarebbero nocivi per l'organismo in quanto provocherebbero le cosiddette geopatie. Queste idee, che prendono l'avvio da ricerche svolte con metodi di rabdomanzia, sono in netta contraddizione con le proprietà della Terra e con le leggi dell'elettromagnetismo conosciute dalla scienza moderna.

Genericamente la rete di Hartmann viene definita (da coloro che ritengono esista) una griglia di passo 2 m per 2.5 m ricoprente l'intero pianeta Terra e uscente radialmente da esso. Le geopatie, in questa visione del mondo, sarebbero le malattie causate dallo stazionamento sopra le zone di incrocio della rete di Hartmann, dove si hanno i cosiddetti "nodi di Hartmann" (chiamati anche "nodi radianti" o "punti cancro"). Secondo gli esperti bioarchitetti il sostare per lunghi periodi sopra uno di tali nodi potrebbe essere estremamente dannoso per la salute, soprattutto se sotto al nodo (anche a profondità di centinaia di metri) ci dovessero essere falde acquifere oppure faglie, che sono ritenute in grado di intensificare le "radiazioni nocive" sviluppate dal nodo. Di qui la necessità di correre ai ripari progettando abitazioni in luoghi non radianti, e, dove vi sia già la costruzione, eseguendo mappature dettagliate della posizione dei nodi di Hartmann più patogeni al fine o di spostare i letti e le scrivanie al di fuori delle zone a rischio, o di schermare i punti cancro per mezzo di tappetini di sughero e rame o altri apparecchi brevettati (e venduti a caro prezzo), garantiti allo scopo.

La bioarchitettura prevede energie e fenomeni non ancora conosciuti né dalla fisica né dalla biologia, e in netto contrasto con le conoscenze scientifiche di base. La prova che viene portata per l'esistenza di queste energie, secondo Hartmann e i suoi epigoni è la sensitività rabdomantica.

Se tali supposte energie venissero realmente rilevate per mezzo di persone particolarmente "sensibili", attraverso l'utilizzo delle cosiddette bacchette da rabdomante, per quanto misteriosa, l'esistenza dei nodi radianti sarebbe comunque comprovata in modo concreto. Il rabdomante, infatti, fungerebbe da strumento di misura.

Purtroppo nessun rabdomante è sinora riuscito a localizzare dei nodi di Hartmann in maniera ripetibile e controllabile, ovvero in maniera concreta. Quando infatti viene detto che la rete di Hartmann e i nodi patogeni vengono "sentiti" dai rabdomanti, viene taciuta una cosa fondamentale: ogni rabdomante trova i nodi in posti diversi (essi divengono perciò "i suoi" nodi), e uno stesso rabdomante, qualora provi a mappare un luogo da lui già analizzato in precedenza, non riesce a rintracciare i nodi nei posti precedentemente identificati.

In sintesi, a me sembra qualcosa di inesistente, e quindi non sprecherò i miei soldi per delle biobufole.

Per approfondire: clicca qui.

PS: vorrei ringraziare Gianni Comoretto per il suo commento a questo post, dove mi segnala la parte seria, e maggioritaria, della BioARchitettura®.

Alla prossima!

Da Il Novese, Giovedì 16 Aprile 2008, Numero 14

giovedì 9 aprile 2009

Latte crudo


Ve lo ricordate il buon latte crudo di una volta? Si, quello che bevevamo così come munto dalla mucca, senza passaggi intermedi? Era buono, ricco, saporito….. altro che il latte della centrale, filtrato, pastorizzato, senza gusto!

Fortunatamente oggi in molte città si possono trovare dei distributori automatici di latte crudo. Queste macchine, gestite direttamente dagli allevatori, permettono di gustare nuovamente il buon sapore del latte di una volta. Con i suoi pro ed i suoi contro.

Già, con i suoi contro, perché non è tutto oro quello che luce…. Vediamo di fare qualche considerazione al riguardo.

Il latte viene prodotto dai mammiferi per allattare i cuccioli. Vista l’alta utilità alimentare del latte, che contiene proteine, grassi e calcio, alcune specie animali sono state selezionate per la capacità di produzione di questo alimento. Anche se è possibile trovare piccole quantità di latti ‘speciali’ (di capra, di pecora), possiamo dire che tutto il latte in vendita per uso domestico è di mucca. A dire il vero c’è anche il latte di soia, ma si tratta di tutt’altra cosa.

Uno dei vantaggi attribuiti all’allattamento al seno dei cuccioli d’uomo è che in questo modo i bambini prendono gli anticorpi dalla mamma. Infatti, il latte prodotto dalla mamma contiene i suoi batteri ed anticorpi, che vengono quindi trasmessi al lattante.

Lo stesso accade con il latte animale, che contiene i batteri presenti nell’animale che lo produce. Questi batteri possono essere benefici (alcuni li coltiviamo appositamente per produrre gli yogurt, per esempio), ma possono anche essere pericolosi per la salute.
Riguardo ai batteri benefici, sinceramente, meno ce ne sono meglio è. Infatti un latte con carica batterica elevata non è un buon latte, crudo o cotto che sia. Si tratta ogni caso di "contaminazioni" esterne: può andarci bene oppure no.
Si dice che "non è mai stato trovato nulla nel latte crudo". In realtà ci sono state in particolare segnalazioni di presenza di campylobacter e di coli 157 in campioni di latte crudo. Vi sono stati poi casi di sindrome emolitico-uremica potenzialmente riconducibili al consumo di latte crudo. Tutto questo dovrebbe se non altro indurre alla precauzione, o no?
Visti i recenti casi di infezione legati al consumo di latte crudo sono noti a tutti, le autorità sanitarie hanno ribadito l’obbligo di bollitura del latte prima dell’uso, ed istruzioni al riguardo (alcune anche polemiche) sono apparse sui distributori.

Anzi, uno studio americano sul latte crudo si chiude con queste frasi:
"nonostante gli enormi avanzamenti tecnologici, igienici (...) continuano ad esservi, negli US, casi di malattie legate al consumo di latte. Il fattore chiave per prevenire le malattie generate dal latte è di evitare il consumo di latte crudo." E poi aggiunge: "chiunque promuova il consumo di latte crudo è passibile di azione legale".

La bollitura in pratica non è altro che un processo di ‘pastorizzazione’, che serve ad uccidere la maggior parte dei batteri contenuti nel latte. Ovviamente, la pastorizzazione industriale (quella fatta alla centrale del latte) permette di ottenere i risultati migliori, in quanto non è necessario ‘far bollire’ il latte, ma solo portarlo alla temperatura di uccisione batteri per i pochi secondi necessari, e quindi il latte pastorizzato mantiene al meglio le sue caratteristiche nutritive e di sapore.

Con questo non voglio dire di evitare il latte crudo, ma solo di usarlo con coscienza, facendolo bollire prima dell’uso. Sicuramente il latte crudo ha il vantaggio della freschezza e del prezzo!

E’ interessante notare che il rischio di malattie legato al consumo di latte crudo è chiaro e ampiamente verificato. Tuttavia in questo caso non si invoca il ‘principio di precauzione’ che tanto spesso viene tirato in ballo per situazioni dove non esiste prova di rischio (per esempio le onde elettromagnetiche), o dove il rischio è verificabile ma sotto controllo (il nucleare). Sembra quasi che si creda che ciò che è ‘naturale’ sia anche ‘sicuro ed innocuo’, in contrapposizione con le ‘pericolose’ conquiste della scienza…. Strano concetto.

Per altre informazioni al riguardo, rimando al blog Biotecnolgie Basta Bugie.

Alla prossima

Da Il Novese, Giovedì 9 Aprile 2009, Numero 13

giovedì 2 aprile 2009

Il terribile Monossido di diidrogeno!


Firma anche tu la petizione! Mettiamo fine a questo scempio! Fermiamo l’invasione di Monossido di diidrogeno! Eliminiamo l’acido ascorbico dalle nostre vite! Proteggiamo i nostri figli dalla contaminazione elettromagnetica! State attenti alle caramelle con E330! Proibiamo l’uso del paraparprimotrimetilbelinelano!

No, non sono impazzito. Semplicemente ho raccolto alcuni dei tanti appelli che periodicamente circolano per parlare del significato delle parole e della forza di certi metodi di comunicazione.

Lo spunto me lo ha dato il solito Paolo Attivissimo che ha riportato un articolo pubblicato sulla rivista Psychological Science, intitolato "Se è difficile da pronunciare, dev'essere rischioso", di Hyunjin Song e Norbert Schwarz della University of Michigan, dove si dimostra l'effetto dei nomi complicati sulla percezione dei concetti che rappresentano. In sintesi, se una cosa ha un nome ‘difficile’, la sentiamo pericolosa, ed istintivamente diffidiamo di essa.

Ovviamente anche ‘come’ una parola viene presentata ha la sua importanza. Parlando del ‘famigerato’ Monossido di Diidrogeno possiamo dire che:
  • Uccide migliaia di persone ogni anno
  • Inalarlo può esserti fatale
  • Può migliorare le prestazioni atletiche
  • Si trova in tutti i fiumi, laghi, torrenti, oceani
  • E' uno dei principali componenti delle piogge acide
  • Corrode molti metalli.
Tutto vero, tutto dimostrabile. Tra le varie bufale che circolano, questa ha le basi forse più solide in assoluto.
Ma questo ‘pericolo’ altro non è che l’acqua. Che è si pericolosa, ma è anche indispensabile per la vita. Tutto sta a non abusarne – per esempio, stare sott’acqua un’ora senza bombole non è salutare.

Molto importante nella diffusione delle ‘bufole’ è anche chi appare come origine della notizia. Un appello che, in varie forme, gira addirittura dal 1976, cita come fonte il centro antitumori di Aviano, oppure l’ospedale Regina Elena, o altri importanti ed autorevoli enti. Il messaggio invita a boicottare i produttori di un lungo elenco di prodotti che contengono un additivo TOSSICO chiamato E330. E’ vero che molti alimenti contengono additivi, è vero che alcuni (ad alte dosi) possono essere pericolosi, ma quello indicato nell’appello, usato come antiossidante, è il caro, vecchio acido CITRICO, contenuto negli agrumi. Che facciamo: aboliamo arance, mandarini e limoni? Forse è meglio abolire i bufalari….

E l’acido ascorbico, anche conosciuto come E300? Con un nome così deve essere terribile! Se poi ci metto anche il nome chimico - (R)-3,4-diidrossi-5-((S)- 1,2-diidrossietil)furan-2(5H)-one - è roba da scappare terrorizzati!

Fermi! Nessun pericolo, anzi, è una cosa che non deve mancare nella nostra dieta: la vitamina C!

Ci sono poi termini di cui più o meno conosciamo il significato, come le radiazioni elettromagnetiche. Ci sono grandi movimenti di opinione che lottano per proteggerci da questo ‘inquinamento elettromagnetico’, sono in vendita ‘scudi’ per i cellulari, si accusano i ‘campi elettromagnetici’ di varie nefandezze.

Se però si va a vedere l’evidenza di questi pericoli….. ops! Non si trova nulla o quasi. A furia di sentirlo dire, di leggerlo su giornali e riviste, è però diventato un problema percepito come reale. Ma queste ‘radiazioni’ alla fine, che cosa sono, che cosa fanno? La luce solare, le onde radio, le microonde sono tutte radiazioni elettromagnetiche. Come per tutte le cose, ci sono dei limiti. Non posso stare al sole 4 ore d’estate senza prendermi un’insolazione, come non posso chiudere il gatto nel forno a microonde acceso senza cuocerlo. E’ possibile che stare a stretto contatto con trasmettitori radio ad alta potenza per 20 anni possa aumentare il rischio di alcune patologie.

Escludendo questi casi limite, nella vita quotidiana non ci sono indicazioni di reali rischi per la salute, ciononostante si invocano investimenti di miliardi per eliminare questo ‘pericolo’.

Esistono invece sostanze ben conosciute come cancerogene e tossiche, che vengono usate quotidianamente da tutti noi, senza particolari precauzioni e senza particolari preoccupazioni. Un esempio è la famosa benzina verde, che di solito contiene percentuali significative di benzene. Ma siccome noi siamo abituati a fare benzina, e la macchina ci serve, non ci facciamo caso….

Alla prossima!

PS: il prodotto di cui all’inizio dico di proibire l’uso non esiste….

Da Il Novese, Giovedì 2 Aprile 2009, Numero 12

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...