giovedì 11 febbraio 2010

Abominevole a chi?


Lo Yeti è sicuramente l'animale misterioso per antonomasia. Altrimenti chiamato "abominevole uomo delle nevi", esso abiterebbe le inospitali regioni himalayane. Le prime notizie sulla sua presunta esistenza sembrano risalire a oltre quattrocento anni fa. Tuttavia, l'interesse nei suoi confronti ha cominciato a svilupparsi a partire dal secolo scorso.
Il nome Yeti deriva dal termine Sherpa "yeh-teh" che significa "quella cosa". Si tratterebbe di un essere di altezza compresa tra 1.80 e 2.40 metri, ricoperto di una folta pelliccia di colore marrone scuro, nero o rossastro. Avrebbe una lunga capigliatura e braccia lunghe fino alle ginocchia. Secondo gli abitanti del Tibet esisterebbero due tipi di Yeti: il Dzu-teh (che significa cosa grossa), più alto, e il Meh-teh, di altezza più ridotta.
Le uniche "prove" a favore dell'esistenza dello Yeti sono costituite da impronte, testimonianze di avvistamenti e, in certi casi, reperti anatomici.

Il ritrovamento delle prime impronte risale al 1889, quando il maggiore L. A. Waddell, avvisato dai suoi Sherpa, osservò delle enormi impronte impresse nella neve a oltre 5000 metri di quota. Nel 1921, durante una spedizione sull'Everest, furono individuate altre impronte sul lato meridionale della montagna a circa 6000 metri di quota. Nel 1951, un'altra spedizione individuò numerose impronte che proseguivano per circa un miglio. Queste impronte vennero accuratamente fotografate e ampiamente pubblicizzate. Nel 1972, ulteriori impronte furono individuate da una spedizione guidata da Edward Cronin. Esse mostravano un largo alluce opponibile e una disposizione asimmetrica delle rimanenti quattro dita.
Nel 1925 il fotografo inglese N. A. Tombazi, della Royal Geographic Society, affermò di avere avvistato uno strano essere vicino al ghiacciaio del Zemu, a quattromilacinquecento metri di quota. L'essere aveva sembianze umane, camminava eretto, era di colore marrone e aveva un folto pelo. Nella zona dell'avvistamento furono trovate numerose impronte.

Nel 1970, sul Monte Annapurna uno scalatore inglese di nome Don Whillans, allertato da strani suoni simili a urla, vide una figura scura simile a una grossa scimmia che scappò immediatamente, ma che Whillans riuscì a osservare con un binocolo per più di venti minuti prima che scomparisse.
Nel corso degli anni, oltre alle impronte e alle testimonianze, sono emersi alcuni reperti anatomici che confermerebbero l'esistenza dello Yeti. Nel 1954, una spedizione del London Daily Mail esaminò un presunto scalpo di yeti che sarebbe stato vecchio di trecento anni. Nel 1958, un'altra spedizione esaminò lo stesso scalpo insieme a supposte mani di Yeti. Sull'autenticità di tutti questi reperti sono stati avanzati seri dubbi e, in almeno un caso, si è scoperta una palese falsificazione. Una delle presunte mani dello Yeti è, infatti, risultata essere una zampa di leopardo delle nevi opportunamente contraffatta.

Il celebre esploratore Reinold Messner ha pubblicato un libro in cui racconta di aver più volte osservato lo strano essere durante le sue spedizioni in Himalaya. Messner sostiene la tesi secondo la quale lo Yeti altro non sarebbe se non una particolare varietà di orso che ha l'abitudine di camminare in posizione eretta e che, da lontano, può apparire con sembianze umane.

Più di recente, nell’ottobre del 2003, fu diffusa la notizia secondo cui sarebbe stata ritrovata una presunta gamba dello Yeti, un arto mummificato risalente a migliaia di anni fa. Il ritrovamento è avvenuto, sulle alture dell'Altai in Siberia, alla quota di 3.000 metri.

Sui giornali si sottolineò il fatto che l'arto ritrovato non corrisponderebbe a nessun animale noto vivente o scomparso. Sul sito www.criptozoo.com è però comparso un articolo dal titolo inequivocabile: "Imbroglio giornalistico sul presunto arto di Yeti":
"È stato ormai da tempo assodato e dimostrato dagli esperti che il presunto arto di Yeti, nella fattispecie una gamba, ritrovato presso i monti Altai alcuni mesi orsono dall'alpinista Sergey Semenov, altro non è che una zampa d'orso".

Secondo l'articolista esperto di criptozoologia non esisterebbero dubbi sul fatto che l'arto in questione appartenga a un orso. Si legge infatti: "Ritornando sul presunto arto di Yeti [...] si può facilmente evincere, dalla visione delle lastre, che si tratta indiscutibilmente dell'arto posteriore di un orso. La presenza degli artigli inoltre, è assolutamente incompatibile con qualsiasi primate superiore".

Insomma, visto che ad oggi pare non esistano prove certe dell’esistenza dello Yeti, dobbiamo concludere che probabilmente è un essere molto timido!

Alla prossima!

Informazioni tratte dagli articoli di Silvano Fuso pubblicati sul sito CICAP.

Pubblicato su Il Novese, numero 5, Giovedì 11 Febbraio 2010

3 commenti:

markogts ha detto...

Non sottovalutiamo gli effetti della carenza di ossigeno quando valutiamo i testimoni oculari.

talligalli blog ha detto...

ma una "bestia" rara simile avrà potuto assaporare la nota levissima lasciata dall'intrepito scalatore?

talligalli blog ha detto...

p.s si si proprio intrepito intrepito non intrepido lol

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