lunedì 26 luglio 2010

Il Geode di Coso (seconda parte)


La scorsa puntata abbiamo descritto la ‘nascita’ del Geode di Coso. Proseguiamo il discorso.

Innanzitutto, il Manufatto è veramente inserito in un geode? Pur essendo vero che gli scopritori quel giorno andavano effettivamente alla ricerca di geodi, e che la formazione di un geode richiede moltissimo tempo, è da notare che i geodi sono composti da un guscio esterno di calcedonio riempito di uno strato di cristalli di quarzo, mentre il Manufatto di Coso non presenta nessuna di queste proprietà. Maxey - una degli scopritori - si riferiva al materiale che ricopriva il Manufatto come ad "argilla indurita", e notava che essa aveva raccolto una quantità di materiale vario, tra cui "un chiodo e una rondella". La durezza della superficie non era molto elevata e di sicuro era molto inferiore a quella del calcedonio. Altre argomentazioni sulla provenienza antica del Manufatto si basano sulla presenza di conchiglie fossili sul guscio esterno. Il ritrovamento contestuale di un chiodo e una rondella ne diminuisce però di molto il valore.

I fratelli Willis furono i primi a suggerire che si trattasse di una candela, ma non sapevano spiegare il filamento metallico; le candele dell'epoca (anni Sessanta) terminavano senza fili visibili ed erano smussate in punta.

Nel corso delle indagini, si scoprì che nell'area del ritrovamento erano state effettuate operazioni minerarie agli inizi del XX secolo. Questa notizia portò subito a ipotizzare che primitivi motori a scoppio fossero stati impiegati durante i lavori. Anche se questa pista era effettivamente molto interessante, sembrava estremamente difficile poter individuare la candela in questione. Pierre Stromberg e Paul Heinrich, dei Pacific Northwest Skeptics (gli Scettici del Pacifico Nord-occidentale), autori della ricerca cui questo articolo si ispira, si rivolsero a un gruppo di esperti non molto conosciuto: The Spark Plug Collectors of America, un'associazione che riunisce i collezionisti americani di candele per motori a combustione.

A quattro di essi furono inviate descrizioni del Manufatto di Coso, e copie delle radiografie eseguite all'epoca del ritrovamento. Ai collezionisti venne richiesto se sapevano identificare quel che vedevano. Gli autori si aspettavano, al più, qualche vago indizio. Le risposte furono assolutamente stupefacenti. Nel settembre del 1999 Chad Windham, Presidente della Spark Plug Collectors Association, si mise in contatto con Pierre Stromberg, sospettando inizialmente uno scherzo, anche perché, per puro caso, era appena stata prodotta una linea di candele denominata "Stromberg". Dopo aver appurato che la richiesta era seria, e che aveva finalità scientifiche, Windham dichiarò di essere assolutamente certo che l'oggetto radiografato e descritto fosse una candela per motore a combustione. In più, sostenne di essere sicuro che si trattasse di un modello Champion degli anni 1920, e si offrì di inviarne due esemplari identici.

Alcuni giorni dopo questo primo contatto, Stromberg ricevette una telefonata da Bill Bond, fondatore della Spark Plug Collectors Association e curatore di un museo privato in cui sono esposti oltre 2000 esemplari di candele di varie epoche. Anche Bond si disse assolutamente certo di trovarsi di fronte a una Champion degli anni Venti. Gli altri collezionisti interpellati si unirono via via a questa identificazione e, a tutt'oggi, nessuno dei membri della Spark Plug Collectors Association ha avanzato dubbi sulla reale identità del Manufatto di Coso.

Sembrerebbe che il caso di Coso sia risolto: si tratta di una candela degli anni venti in un agglomerato di ossido e altri residui.

Eppure, ancora oggi in molti affermano che si tratta di un reperto di migliaia di anni fa, e lo usano per giustificare le più diverse – ed improbabili – teorie.

Per ulteriori informazioni:
http://www.eprf.tzo.com/html/spark_plug.html
http://www.eskimo.com/%7Epierres/coso/coso.html
http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=101536


Pubblicato su Il Novese n. 28 del 22 Luglio 2010

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