sabato 11 settembre 2010

Philadelphia Experiment


Nel 1943 la marina statunitense decise di tentare un esperimento (conosciuto come “Philadelphia Experiment” o “Project Rainbow”) sulla base della teoria del “Campo Unificato” di Albert Einstein, che metteva in relazione i campi magnetici e gravitazionali con altri fenomeni subatomici. Secondo un’interpretazione di questa teoria, applicando un violentissimo campo magnetico ad un corpo, se ne provocherebbe la sparizione. L’esperimento fu effettuato sulla nave USS Eldridge.
A bordo vennero montati dei generatori di magnetismo di tipo de-gausser; la nave divenne evanescente fino a scomparire in una luminosità verdastra. Ma il campo magnetico aveva alterato anche fisiologia ed equilibri psichici dell’equipaggio. Si racconta addirittura che la nave riappari’ in un altro porto per poi tornare dov’era. Inoltre meta’ dell’equipaggio impazzì ed alcuni presero fuoco, mentre altri divennero invisibili.

Questo e’, per sommi capi, ciò che sostengono coloro i quali ritengono che questo esperimento abbia davvero avuto luogo. Chi vuole leggere il resto del ‘resoconto’ di questo segretissimo esperimento, lo può facilmente trovare (in varie versioni) sul web, per esempio nel sito www.roswell.it.

L’idea è perfetta per un film, ed infatti ne hanno fatto addirittura due, uno nel 1984, ed uno nel 1993.

Riporto un paio di commenti tratti dal sito citato in precedenza. Max scrive (e personalmente sottoscrivo):
Fantastico. Si sperimenta una tecnologia potenzialmente pericolosa subito su una nave di 1200 tonnellate con equipaggio al completo e non su un modello in scala (per vedere se funziona) e non su una gabbietta con canarino o bertuccia (per testare se danneggia le forme viventi rilocalizzandole all’interno di corpi solidi o inducendo qualche patologia). Ma scherziamo! Come si possa credere a queste cose è questo il vero mistero.

A questo risponde Olivetis:
Prima di sperimentarlo su umani, compresa nave e tutto il resto, vennero condotte prove su oggetti e animali, con risultati negativi ( animali scomparsi, altri bruciati, altri ancora incastonati intimamente nelle gabbie che li conteneva). Tutto sotto la supervisione di Nikola Tesla (l’ideatore del sistema di “invisibilità” e “teletrasporto”), il quale, visti i risultati, volle interrompere subito gli esperimenti, ripresi poi in segreto dalla marina americana…sugli esseri umani…militari…sacrificabili?

Tipico atteggiamento complottista… la marina militare è cattiva, se poi è americana tanto peggio, ed i militari sono ovviamente sacrificabili…

Comunque, dal punto di vista scientifico, l'apparato teorico citato nell'esperimento sarebbe pura pseudoscienza, e avrebbe solo vaghi collegamenti con la teoria dei campi unificati einsteiniana, o con gli studi di Nikola Tesla. Solo nell'ottobre del 2006 alla Duke University  si sarebbe riusciti ad ottenere un effetto simile a quello presupposto dall'esperimento, su scala molto ridotta e solo per quanto riguarda alcuni tipi di microonde elettromagnetiche.

Einstein lavorò per la Marina negli anni quaranta, ma solo riguardo ad alcuni progetti relativi a ricerche teoriche sulle esplosioni, mentre Nicholas Tesla (altro scienziato coinvolto nel progetto) all’epoca dei fatti era già scomparso.

Dal punto di vista storico e documentale, vi sono fonti controllabili sulla vicenda. Tutti i racconti sono rimaneggiamenti delle pubblicazioni precedenti, che avrebbero avuto origine da trafiletti comparsi su giornali d'epoca, a loro volta privi di documentazione.

Un personaggio ‘chiave’ della storia è Alfred Bielek . Nel 1990, durante una conferenza, confermò l'avvenimento dell'esperimento dichiarando di avervi partecipato, e di esserne uno dei pochi sopravvissuti. La sua storia ha dell'incredibile, visto che afferma di essersi trovato catapultato nel futuro, poi fatto tornare indietro nel passato esattamente come nell'omonimo film, per tentare di spegnere l'apparecchiatura a bordo della nave.

Ad una verifica da parte di fan e appassionati, emerse rapidamente che Bielek non si trovava nemmeno nelle vicinanze di Philadelphia, che aveva cambiato la propria versione dei fatti decine di volte, che i fatti riportati non coincidevano con altri dati verificabili e che aveva già in passato prodotto documentazione falsa per supportare i propri discorsi. Ciononostante, Bielek ottenne una discreta esposizione mediatica per quasi un decennio, intraprendendo una redditizia attività di conferenziere. E in molti sono coloro che gli credono...

Insomma, questo ‘esperimento’ non ha basi scientifiche, non ha prove documentali, non ha testimoni (attendibili), è in contrasto con tutti i dati obiettivi disponibili.

Quindi, ovviamente, è vero…. Oppure no? Voi che dite?

Pubblicato su Il Novese n. 31 del 9 Settembre 2010

1 commento:

markogts ha detto...

Da quel che ne so, è un "effetto telefono senza fili" che parte da una comune procedura di smagnetizzazione dello scafo. I nazisti avevano infatti inventato le mine magnetiche; per fortuna gli inglesi capirono come funzionavano (grazie a una mina inesplosa spiaggiata) e capirono che bisognava annullare il magnetismo residuo nel ferro dello scafo, per rendere le navi "invisibili" (ai detonatori magnetici). Il procedimento è abbastanza semplice, anche se richiede grandi bobine: visto che il ferro può avere dentro atomi "orientati" che generano campo magnetico, si applica un forte campo magnetico in un verso, poi di nuovo nell'altro verso, ma un po' indebolito. Si ripete la procedura fin quando il campo magnetico applicato è quasi nullo. Con questo sistema il ferro dello scafo non ha più campi magnetici parassiti e può passare vicino alle mine senza farle esplodere. Una procedura simile la ricorderanno gli appassionati di hi-fi e si applicava alle testine dei cassette-deck con una cassetta apposita.

http://www.pxarchive.de/home/tech/degauss.html

http://www.xs4all.nl/~eeuwen/Degaussing.htm

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