venerdì 4 marzo 2011

Vedere il passato

Come sarebbe bello poter vedere i fasti della Roma imperiale con i nostri occhi, vero? O fare una visita all’Atene di Pericle, o qualsiasi altro periodo del passato. Magari i dinosauri!

Questo è un sogno che ricorre in molti libri di fantascienza, da Asimov (Cronoscopio) a Simak (Mastodonia), e le trame in cui il protagonista scompare perché uccide suo nonno (e situazioni simili) si sprecano.

Purtroppo, almeno allo stato attuale delle nostre conoscenze, il viaggio nel tempo, almeno in una forma come descritta in libri e film, non è possibile. Magari un giorno lo sarà, ma i dubbi sono forti.

Ma… la Domenica del Corriere numero 18 del 2 Maggio 1972 pubblicò un articolo dal titolo "Inventata la macchina che fotografa il passato"; in quattro pagine (dalla 26 alla 29) veniva riportata l'intervista a Padre Pellegrino Maria Ernetti nella quale si dava l'annuncio della creazione di una macchina capace di vedere eventi del passato. In realtà, l'articolo prendeva le mosse da una foto consegnata al curatore del servizio da un anonimo signore, denominato Signor X. La foto, che ritraeva il volto del Cristo morente così come, presumibilmente, era apparso nella macchina inventata, era stata poi costruita grazie all'aiuto fondamentale del citato monaco benedettino.

Ecco di seguito quanto viene affermato nella parte iniziale del servizio:
"Un mese fa, una persona della quale non posso fare il nome, e che chiamerò signor X, mi dice che padre Pellegrino Ernetti, un monaco dell'ordine benedettino, assieme ad un gruppo di dodici fisici è riuscito a costruire un complesso apparecchio di altissima precisione che consente di ricostruire immagini, suoni, avvenimenti accaduti centinaia e centinaia di anni or sono".

Lo stesso Ernetti disse  a un teologo francese, padre François Brune:  "Volevamo per prima cosa verificare che quello che vedevamo fosse autentico. Così iniziammo con una scena abbastanza recente, della quale avevamo buoni documenti visivi e sonori. Regolammo l'apparecchio su Mussolini che pronunciava uno dei suoi discorsi. Poi risalimmo nel tempo, captando Napoleone (se ho ben compreso quello che diceva, era il discorso con il quale annunciava l'abolizione della Serenissima Repubblica di Venezia per proclamare una Repubblica Italiana). Successivamente andammo nell'antichità romana. Una scena del mercato ortofrutticolo di Traiano, un discorso di Cicerone, uno dei più celebri, la prima Catilinaria. Abbiamo visto e ascoltato il famoso: "Quousque tandem Catilina".

Poco tempo dopo, continuava Ernetti, fu possibile assistere a una tragedia latina andata perduta, il "Thyestes", di Quinto Ennio, uno dei padri della poesia romana. Il monaco trascrisse la tragedia sostenendo di avere così restituito al mondo un tesoro perduto e di avere quindi dimostrato l'efficacia della sua meravigliosa invenzione.
Ernetti si mostrava reticente a parlare e a fornire dettagli sulla sua invenzione, e diceva che la scoperta era avvenuta per caso. Sembra che, all'epoca in cui lavorava con padre Agostino Gemelli, il fondatore dell'Università Cattolica di Milano, ebbe qualche esperienza di psicofonia. Questa pratica, di moda presso certi gruppi di spiritisti, sembra offrire la possibilità di registrare su nastro le voci degli spiriti dell'aldilà. Ernetti si convinse così di avere captato la voce del padre di Gemelli e immaginò che allo stesso modo si potessero captare le immagini di eventi del passato.

La prima cosa che salta agli occhi è la mancanza di qualsiasi dato concreto  a supporto delle affermazioni di Padre Ernetti (detto per inciso, ottimo musicista e stimato storico di musica arcaica). Ci sono solo delle descrizioni di una macchina, una spiegazione teorica che fa acqua da tutte le parti, una trascrizione di una tragedia non verificabile e la citata foto del volto di Gesù.

Su questa foto, pubblicata anche da altri giornali, è di notevole interesse la lettera riportata sul Il Giornale dei Misteri n° 17:
"Trattasi di una mistificazione alle spese dei lettori che non hanno avuto l'occasione di visitare il Santuario dell'Amore Misericordioso di Collevalenza (Todi). Il volto, bellissimo, è infatti, quello del Crocifisso ligneo, opera dell'artista Cullot Valera, venerato in quel Santuario. Invio l'immagine ricordo acquistata presso il Santuario, affinché possiate rendervi conto della mistificazione e pubblicarla sulla vostra Rivista".

La rivista riporta per un confronto la foto della cartolina ricordo e quella dell'articolo della Domenica del Corriere sulla cui somiglianza non possono sussistere dubbi.  Insomma, la foto sarebbe un falso.

In conclusione: non abbiamo una macchina, non abbiamo una teoria, e l’unica prova concreta è un chiaro falso. Temo che anche stavolta i viaggi nel tempo restino una pia illusione.

Pubblicato su Il Novese n. 8 del 3 Marzo 2011

. Wikio

3 commenti:

masdeca ha detto...

Bel post!
Tu, supponendo che esistesse e potessi avere quella macchina tra le mani per un giorno cosa andresti a vedere del passato?

Claudio Casonato ha detto...

Grazie.
A me piacerebbe vedere Roma ai tempi dell'impero.

brain_use ha detto...

Concordo: bel post.

@Claudio:
magari partecipare a un bel bunga-bunga del buon Caligola?

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...