domenica 3 luglio 2011

La grande estinzione

Oggi non parliamo di ‘bufole’ bensì di una delle più recenti ipotesi su uno dei grandi misteri dell’evoluzione della vita sulla terra: la grande estinzione del Permiano. Con ‘permiano’ si identifica il periodo geologico che va da 300 a 250 milioni di anni fa, ovvero prima dell’epoca d’oro dei dinosauri.

Alla fine del Permiano, e quindi circa 250 milioni di anni fa, scomparvero in poco tempo oltre il 90% delle specie marine, il 70% dei vertebrati, e molti insetti. In totale furono distrutti il 57% di tutte le famiglie di organismi viventi e l’83% dei generi. Una tale perdita di biodiversità non si è mai più verificata nella storia del nostro pianeta. Questa è conosciuta dai paleontologi come ‘la grande estinzione’.

Come riporta il blog ‘Oggiscienza’  (da cui ho tratto la maggior parte delle informazioni), recenti scoperte sembrano confermare che la causa di questo disastro ecologico sia stata la gigantesca eruzione di una serie di vulcani noti come Trappo siberiano, che coprono un’area di 2 milioni di chilometri quadrati, cioè più grande dell’Europa, e che si trovano dove oggi c’è la Siberia.

Il mondo allora era molto diverso, i continenti non erano ancora suddivisi come adesso e formavano tutti insieme il supercontinente Pangea. Proprio all’estremo nord orientale del Pangea avvenne l’eruzione che scaraventò nell’atmosfera enormi quantità CO2, fumo, cenere, lava e carbone. 

Le ceneri contenenti il carbone viaggiarono e si depositarono fino nella zona che è ora l’artico canadese e dove sono state appunto trovate dai ricercatori Stephen Grasby, Hamed Sanei, del Geological Survey del Canada, e Benoit Beauchamp dell’Arctic Institute of North America di Calgary.

Già si ipotizzava una relazione tra l’eruzione e l’estinzione ma non si erano mai trovate tracce concrete che ne testimoniassero il legame diretto. Ora invece i ricercatori canadesi hanno verificato la presenza di carbone di origine terrestre nei sedimenti marini. Questi depositi indicano che un grande quantitativo di residui sono stati depositati nelle rocce del Permiano in un periodo immediatamente precedente l’estinzione di massa. Questi depositi sono molto simili alle ceneri volanti che si ottengono dalla combustione del carbone, per esempio nelle centrali termoelettriche, e che sono tossiche per l’ambiente marino.

Ma non basta l’effetto diretto dell’eruzione. L’amico Gianni Comoretto mi segnala una ricostruzione delle conseguenze di questa immane eruzione:
La CO2 immesso dai vulcani ha causato un forte effetto serra, portando ad un sensibile innalzamento delle temperature. Questo ha liberato il metano contenuto nei clatrati (un particolare composto chimico stabile a basse temperature), che ha ulteriormente aumentato l’effetto serra e quindi la temperatura. Gli oceani si sono surriscaldati, diventando una sorta di bagno di soda. L'anossia (mancanza di ossigeno) ha portato alla liberazione di ingenti quantità di acido solfidrico, che hanno avvelenato la vita sulla Terra. Un po' alla volta il CO2 è stato eliminato come carbonati (strati di carbonato di calcio alti metri, formati in tempi rapidissimi da un punto di vista geologico), e la temperatura è calata. Per ricostituire la biodiversità persa ci sono voluti 50-100 milioni di anni.

Oggi, con il Sole più intenso di allora, basterebbe una quantità minore di CO2 (circa un terzo) per ottenere lo stesso effetto.
Non c’è che dire: fu veramente un disastro.

Alla prossima.

. Wikio

1 commento:

cooksappe ha detto...

wow! grazie per l'info!

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