venerdì 17 agosto 2012

giovedì 2 agosto 2012

Smartphones e gorilla.


Immagine tratta da National Geographic
Oggi viviamo in un mondo sempre più piccolo, e le nostre azioni hanno conseguenze che vanno aldilà di quello che possiamo immaginare. Un esempio, incredibile al punto da poter essere una bufola se non venisse dalla splendida rubrica di Telmo Pievani, lo ho letto su ‘Le Scienze’ di Febbraio.

I gorilla sono scimmie antropomorfe, e vivono in alcune zone dell’Africa equatoriale. Esistono diverse specie di questi nostri cugini, tutte più o meno a rischio di estinzione. Per esempio, i gorilla di montagna, resi famosi dallo splendido libro ‘Gorilla nella nebbia’ (da cui è stato tratto il film omonimo), biografia della ricercatrice Dian Fossey, sono ormai meno di 800. Decimati dal bracconaggio, dalla distruzione del loro habitat naturale, e dal virus Ebola, rischiano di sparire per sempre. Una sottospecie del gorilla occidentale, il rarissimo Cross River Gorilla, vive solo in una piccola zona fluviale al confine tra Nigeria e Camerun, ed è ormai sul ciglio dell’estinzione.

Il maggior responsabile della morte dei gorilla, come di altri animali, e della distruzione della biodiversità è, chissà come mai, l’uomo e la sua avidità. Ma cosa c’entrano gli smartphones? Ora ci arriviamo.

Nella continua lotta tra produttori di elettronica per offrire il gadget più ‘cool’, la tecnologia si spinge sempre più avanti nella miniaturizzazione, per offrire la consolle di gioco più potente, il telefonino con lo schermo più luminoso, o il tablet con il processore più potente. Per questi telefoni di ultima generazione, che tra 6 mesi (o meno) saranno già obsoleti, non bastano più i ‘vecchi’ condensatori ceramici, e bisogna usare materiali con caratteristiche superiori, come un metallo raro chiamato tantalio. Durissimo, resistente, ottimo conduttore e con punto di fusione elevatissimo, era usato soprattutto per turbine aeronautiche, strumenti chirurgici e protesi. Il suo uso nell’elettronica, soprattutto nella telefonia, ne ha mandato il prezzo alle stelle, dando impulso alla sua estrazione.

Il tantalio di ricava da una specie di sabbia scura, leggermente radioattiva, detta ‘coltan’ (dai componenti, columbite e tantalite). I giacimenti di coltan più importanti si trovano in Brasile, in Australia ed in Africa, soprattutto in Mozambico ed in Congo.
Immagine tratta da Wikipedia

 Sfortunati, i gorilla… vivono proprio dove ci sono grandi giacimenti di questo minerale. Vista l’avidità umana, non stupisce che individui senza scrupoli sfruttino questa ricchezza senza preoccuparsi di problemi ambientali. Dopotutto, non si fanno problemi a sfruttare per pochi dollari migliaia di disperati, bambini inclusi, messi a scavare a mani nude. 

Il coltan è solo un nuovo motivo per scatenare conflitti, che si aggiunge ad oro, diamanti ed altre materie prime rare e preziose. E chissenefrega se per arricchirsi qualche migliaio di elefanti (ehi, buoni anche per l’avorio questi!) e di gorilla devono morire. Muoiono anche i pigmei Mbuti? E allora? L’importante è che il loro conto in banca non ne abbia a soffrire…

E l’importante per noi è che a Natale arrivi l’ultimo smartphone, poco importa se sfrutteremo solo il 5 % delle sue possibilità e che quello ‘vecchio’ faccia ancora più che egregiamente il suo lavoro. Tanto noi non lo sappiamo che quel telefonino è sporco di sangue, umano e di gorilla.

Adesso che lo sappiamo, però, che faremo? Il minimo, ma veramente il minimo, sarebbe almeno riciclare quello vecchio.

Alla prossima…

Da  Il Novese, numero 30, Giovedì 2 Agosto 2012

PS: da oggi il Novese e l'Ovadese vanno in ferie. La rubrica riapparirà, come per magia, a Settembre.

. Wikio

mercoledì 1 agosto 2012

Perchè aderire al CICAP?


«Tutti, e in particolare i giovani, potranno trovare nel CICAP un modo per esercitare la loro creatività e la loro capacità critica. E’ una palestra intellettuale estremamente stimolante, che consente di capire molte cose, non solo sul metodo scientifico, ma anche sulla natura umana». Piero Angela


«Approvo in pieno lo sforzo del CICAP di bloccare la tendenza in continuo crescendo di credere al paranormale e a un ritorno a superstizioni di pretto sapore medievale. Disgraziatamente, nei periodi di crisi quali l’attuale riaffiorano queste forme di rifiuto delle capacità cognitive del nostro cervello». Rita Levi Montalcini


../new/images/a/k/wp_veronesi.jpg«Apprezzo gli obiettivi del Comitato, la difesa della scienza e la lotta a ogni forma di superstizione e pregiudizio. Per questo sono lieto di unire il mio nome alla rosa di personalità del mondo intellettuale e scientifico che giù hanno aderito al CICAP. Il pensiero scientifico potrà definirsi “buono” se sarà in grado di non allontanarsi dal suo ruolo civilizzatore e di avvalersi della forza della ragione, necessaria per contrastare movimenti anstiscientifici e irrazionali». Umberto Veronesi

«Alcuni sostengono: “Perché non ignorare semplicemente i propalatori di falsità e illusioni e gli sciocchi che li seguono?” Perché facendo così si trascura la loro forza e l’influenza che la pseudoscienza esercita sulla società e sulla politica. Ci si dimentica di come, in passato, teorie pseudoscientifiche fornirono a dittatori e a nuovi guru argomenti per stermini e suicidi di massa». Margherita Hack

«Ritengo che l’attività del CICAP sia una necessità civile e morale. Non convinceremo mai chi vuole credere a tutti i costi, però credo che una funzione si possa avere: indurre le sedi responsabili, i quotidiani, i settimanali, la Rai a non incrementare la credulità e a non favorire quelli che io chiamo i “mercanti dell’assoluto”, coloro cioè che sulla credulità ci campano». Umberto Eco

Aderite al CICAP... e accendete la vostra curiosità


. Wikio

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