giovedì 6 giugno 2013

L’acqua che mangiamo.

Lo scorso 22 Marzo era la giornata mondiale dell’acqua, e con un po’ di ritardo vorrei riportare qualche informazione al riguardo.

Quanta acqua consumiamo annualmente? Secondo le ultime stime, ogni italiano utilizza
mediamente 152 metri cubi d’acqua l’anno. Ma si tratta solamente dell’acqua utilizzata per bere, cucinare, lavare e lavarsi. Se volessimo contare anche l’acqua che serve per produrre gli alimenti che mangiamo quotidianamente, il conto sarebbe ben diverso.

E’ quella che Marta Antonelli e Francesca Greco hanno definito “L’acqua che mangiamo”, dal titolo del volume appena pubblicato per le Edizioni Ambiente. Si parla sempre dell’acqua in bottiglia, o per uso domestico, ma la verità è – dice una delle autrici – che se oggi parliamo di scarsità idrica, ci riferiamo alla scarsità d’acqua riguardo al cibo.

Andando a curiosare tra i numeri, si scoprono cose interessanti. Per esempio, la nostra tazzina di caffè, per essere prodotta, richiede in tutto (coltivazione, trasporto, trattamento eccetera) circa 140 litri di acqua. Per la produzione di un chilo di carne di manzo ci vogliono invece ben 16 mila litri d’acqua!

Il Professor Andrea Segrè, preside facoltà di Agraria di Bologna, afferma: “E’ stato calcolato che il 70% dei consumi d’acqua dolce, a livello mondiale, è impiegato nel settore agricolo. Un po’ meno del 40% nei Paesi industrializzati e più dell’80% nei Paesi in via di sviluppo”,

Se si calcola l’impronta idrica (la quantità di acqua usata in totale) di un singolo individuo si scopre che quella di un cittadino italiano è pari a 2.303 metri cubi d’acqua procapite, a fronte di una media mondiale di 1.385 metri cubi (fonte www.waterfootprint.org).

Parlando di alimenti, è stato calcolato che 100 gr di pomodoro ‘costano’ 19 litri di acqua, contro i 133 litri richiesti da 100 gr di pane, 500 litri per 100 gr di formaggio e 1900 litri per un hamburger. Fatti i dovuti conti, il professor Segrè precisa che “dietro i pasti che consumiamo ci sono enormi quantità d’acqua: circa 3.600 litri al giorno per un’alimentazione a base di carne, o 2.300 per una dieta vegetariana. In un anno la dieta mediterranea utilizza poco più di 1.700 metri cubi d’acqua pro capite, mentre quella di tipo anglosassone ben 2.600 metri cubi”.

Enormi volumi, quindi. “Se però si utilizzasse tutto quanto viene prodotto dai campi, ci sarebbe forse una giustificazione”, ragiona l’economista. Il problema dello spreco si pone in modo drammatico, invece, se si considera che quantità ingenti di prodotti agricoli non arrivano mai al negozio, ma restano per vari motivi a marcire nei campi.

Dice ancor il Prof. Segrè che “nel 2010 s’è prosciugato un volume d’acqua pari al lago d’Iseo: esattamente 1,2 miliardi di metri cubi d’acqua,  andata sprecata per la produzione di 1,5 milioni di tonnellate di prodotti agricoli abbandonati nei campi”.

Marta Antonelli aggiunge altre considerazioni: “In più in Italia i prelievi di acqua sono tra i più alti del mondo, l’efficienza di uso tra le più basse. L’agricoltura italiana, in particolare, impiega una quantità di acqua enorme, e quanta più ne usa, tanto meno efficiente appare essere il suo modello gestionale. Con gli accorgimenti adeguati, i prelievi idrici potrebbero essere di molto ridotti”.

Le soluzioni non sono semplici, ma qualcosa si può e si deve fare: “Il prezzo è un segnale, potrebbe essere un accorgimento e un limite allo spreco, ma l’acqua fossile non ha un prezzo, non è preso in considerazione”. Un’alternativa potrebbe essere costituita da una ”etichetta idrica”, in cui informare il consumatore della quantità d’acqua utilizzata per produrre quello specifico alimento. Perché se è vero, come è vero, che la popolazione mondiale è destinata a crescere ulteriormente, aumentando notevolmente la richiesta di cibo, comprendere la sostenibilità (idrica, ma più in generale ambientale) della nostra dieta è assolutamente fondamentale.

Questo libro è un primo, utile strumento per acquistate consapevolezza delle proprie azioni. Da sempre, l’unica maniera per affrontare e risolvere i problemi.

Alla prossima!

Da  Il Novese, numero 22, Giovedì 6 Giugno 2013

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