martedì 12 novembre 2013

Il mito del seme fatto in casa...

La trasmissione REPORT ha (s)parlato di OGM. Mi permetto di segnalare un paio di post al riguardo, scritti da chi della materia si intende.

Un articolo di Prometeus, a questo link, dice tra l'altro:
Tutte le specie agrarie che vengono riprodotte per seme vengono valutate dall’agricoltore innanzitutto per un banale parametro: la germinabilità.
Insomma, quando vi fate il seme in casa andate a comprare i vostri bulbi da invasare o l’erbetta per il giardino (sì, anche quella si compra e non si fa in casa) vi aspettate che nasca (germini) e vi dia la pianta per cui avete pagato. Se non nasce nulla, andate dal venditore e gli fate il cosiddetto “paiolo”.
Per tornare ai campi veri, quelli che ci devono dare da mangiare, prediamo, ad esempio, il mais, che rappresenta il caso più “pratico” perché si ha l’equazione: una pianta = una spiga (o pannocchia per i profani).
E’ chiaro a questo punto che, visto che depongo con precisione “millimetrica” i semi nel terreno, devo essere sufficientemente sicuro che la stragrande maggioranza dei semi nasca, altrimenti mi troverò il mio povero campo pieno di “buchi”.
I semi, dunque, devono avere una elevata “germinabilità”, che deve quanto più possibile avvicinarsi al 100%.

Non è però facile raggiungere un obiettivo del genere. E’ chiaro infatti che, per ottenere semi “sani” e soprattutto “vivi”, bisogna crescere le piante in condizioni ideali dal punto di vista idrico e nutrizionale. Non ci devono essere attacchi fungini e tantomeno da parte di insetti, un seme danneggiato non è detto riesca a germinare.
Per questo i semi vanno scelti e trattati con cura. La spiga del mais ad esempio presenta in punta dei semi (cariossidi) che non sono completamente formate e che quindi vanno eliminate. Il raccolto deve inoltre essere effettuato nel momento giusto. E va conservato nel modo giusto, essiccato, difeso dai patogeni, dalle muffe, dagli insetti, dai roditori…
In alcuni casi, ad esempio la barbabietola da zucchero, le cose si complicano ulteriormente. Il seme infatti è piccolo ed irregolare e per essere seminato meccanicamente deve essere “confettato”, ovvero racchiuso in un involucro biodegradabile che lo faccia diventare una sfera rotonda di una dimensione adatta alla semina.

Vi rimando al post originale per l'articolo completo, corredato di foto.

Su Strade si trova invece un interessante 'fact checking' sulle diverse tesi presentate da Report.

Riporto di seguito il primo dei 5 validi punti sollevati dall'autore, Giordano Masini:
1) Brevettato o geneticamente modificato? Sono due cose differenti. Le piante si brevettano all'incirca dagli anni '30, quindi molto tempo prima che apparisse sul mercato il primo OGM, negli anni '90. L'intera trasmissione ha giocato su questo equivoco. Non è chiaro se sia stato un equivoco voluto o provocato dalla scarsa comprensione della materia da parte degli autori, in ogni caso l'impressione è che si stesse parlando di mele del Trentino Ogm. E le mele Ogm non esistono.

 Anche in questo caso, vi racomando la lettura dell'articolo originale.

A presto.


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