lunedì 11 novembre 2013

«La campagna anti-vivisezione? È falsa perfino nel nome»

Vi invito a leggere l'intervista a Silvio Garattini pubblicata su Tempi (clicca qui per aprire la pagina).

Ecco alcuni stralci.
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Se usiamo la parola “vivisezione” sono il primo a essere inorridito. Letteralmente vuol dire “sezionare i viventi”, cosa che però non avviene nei laboratori, dove gli animali non vengono affatto aperti in maniera brutale, bensì sono soggetti ad analisi ed esperimenti sempre in sicurezza, nel rispetto di tutte le norme. Il termine giusto sarebbe “sperimentazione animale”: paradossalmente, sarebbe più corretto chiamare “vivisezione” qualsiasi intervento chirurgico facciamo sull’uomo. E non è una precisazione da poco: tempo fa abbiamo fatto un’indagine attraverso l’azienda di sondaggi Doxa. Al quesito “Sei contro la vivisezione?” tutti dicono di sì; se invece si chiede “Sei contro l’impiego degli animali nel progresso della medicina?” le risposte cambiano radicalmente.
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Chi è contento se si blocca la sperimentazione animale? L’industria, perché può smettere di portare avanti una pratica che risulta molto costosa. Qui al Mario Negri, ad esempio, il mantenimento degli stabulari (gli ambienti in un laboratorio dove sono ricoverati gli animali, ndr) è la spesa principale dopo gli stipendi. Quando parlano di lobby di interessi, gli animalisti non capiscono che i primi a essere contenti saremmo noi e le industrie farmaceutiche.


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