giovedì 28 febbraio 2013

La minaccia dallo spazio…



http://www.corriere.it

La notizia è fresca: il 15 Febbraio un meteorite ha causato circa 1500 feriti a Chelyabinsk, in Russia. Un evento raro, ma non isolato.

Come ho avuto modo di scrivere in passato, ci sono molti asteroidi in orbita attorno al Sole, e le loro orbite possono incrociare la Terra. Esiste un gruppo di studio che di dedica alla ricerca ed al controllo di questi corpi celesti, con un sito web liberamente consultabile: http://neo.jpl.nasa.gov/.

Tuttavia ci sono dei limiti. Possiamo controllare solo quello che possiamo vedere, ed il meteorite del 15 Febbraio era piccolo, solo 17 metri di diametro ed una massa di 10.000 tonnellate. Troppo piccolo per poter essere visto e seguito.

Si tratta del più grande oggetto dall’evento di Tunguska, ma non l’unico che abbia colpito la Terra. Veramente colpito non è la parola giusta, perché è raro che un meteorite raggiunga il suolo senza esplodere in atmosfera, ed è quello che è successo in Russia: il bolide è esploso  ed è l’onda d’urto dell’esplosione che ha causato la maggior parte dei danni. A terra sono arrivati i frammenti del corpo esploso.

Un evento di queste dimensioni è atteso in media ogni 100 anni, il che, trattandosi di probabilità e non di certezze, vuol dire che può accadere di nuovo domani, oppure non prima del 2500.

Ci sono però corpi più piccoli che colpiscono il nostro pianeta ogni giorno, tanto che si stima in circa 50 mila tonnellate all’anno la quantità di ‘detriti’ cosmici che ogni anno ‘appesantiscono’ la terra. 
http://www.astrocampania.it

Nella maggior parte dei casi si tratta di polveri o ghiaia, senza alcun effetto. A volte sono abbastanza grandi da generare scie luminose chiaramente visibili nel cielo notturno, come le famose ‘lacrime di San Lorenzo’,  o per meglio dire le Perseidi, una nuvola di residui della cometa Swift-Tuttle che attraversiamo nella prima metà di Agosto. 

Di tutti questi meteoriti a terra rimane polvere e granelli di pochi millimetri di diametro, e solo raramente pezzi di dimensioni più sostanziose. La ‘fortuna’ è che la maggior parte dei meteoriti cadono in acqua, senza causare danni, ma non sempre è così. 

http://it.wikipedia.org
Come detto, la maggior parte dei meteoriti si disintegrano in aria, e l'impatto con la superficie terrestre è raro. Ogni anno si stima che il numero di rocce delle dimensioni di una palla da baseball o più che cadono sulla Terra si aggiri sulle 500. Di queste ne vengono mediamente recuperate solo 5 o 6; gran parte delle rimanenti cadono negli oceani o comunque in zone in cui il terreno rende difficile un loro recupero.

Per esempio, il 18 maggio 1988, sulla zona di Torino ovest, cadde una pioggia di frammenti di meteorite. Uno, del peso di 800 g piombò nel parcheggio dello stabilimento attualmente Alenia, in corso Marche. Curiosamente l'azienda in questione costruisce, fra l'altro, anche scudi di protezione anti-meteorite per satelliti artificiali. Altri frammenti vennero raccolti a Pianezza, Collegno e Borgata Leumann. Il campione principale è conservato presso la stessa Alenia.

Questa continua pioggia di polvere cosmica può anche essere occasione per un simpatico esperimento: raccoglierle e studiarle. Questo viene fatto nei licei americani, e non richiede chissà quali attrezzature. Serve solo uno spazio aperto, un foglio di carta bianca oppure una grande bacinella, una calamita ed un po di pazienza.  Potete trovare i dettagli nel blog Ditadifulmine. Potrebbe essere un’idea per il prossimo anno scolastico.

Nel frattempo, sappiate che al momento non ci sono asteroidi di dimensioni pericolose in rotta di collisione. Ma domani potrebbe cambiare…

Alla prossima!

Da  Il Novese, numero 8, Giovedì 28 Febbraio 2013  

lunedì 4 febbraio 2013

Cosa i politici vogliono fare della scienza.

Come i miei tre lettori sanno, Dibattito Scienza ha posto ai candidati per le prossime elezioni 10 domande sulla scienza.

Dei 6 attori principali solo tre hanno risposto: Bersani, Giannino ed Ingroia.

Berlusconi, Grillo e Monti si sono distinti per l'eleganza (diciamo così) con cui hanno ignorato la cosa... e qualcosa vorrà pur dire!

Ora le risposte (quelle arrivate) sono state pubblicate, e vi invito  consultarle. Come ho già detto, la scienza è un punto importante per il nostro futuro, e quando andremo a votare dovremo anche tener conto di quello che i candidati dicono di voler fare (e si spera facciano) su questi temi...

Buona lettura.

venerdì 1 febbraio 2013

Le risposte - mancate - dei politici...

Nel post precedente ho ricordato le domande poste da 'Dibattito Scienza' ai nostri politici.

Il tempo concesso per presentare le risposte è scaduto, ed hanno risposto, in rigoroso ordine alfabetico, solo Bersani, Giannino e Ingroia.

Latitano le risposte di Berlusconi, Grillo e Monti. Per me queste 'mancate risposte' denotano una mancanza di interesse per la scienza e ciò che essa rappresenta. Una GRAVE mancanza.

Rimando alla pagina di Dibattito Scienza per i dettaglie e le risposte (che saranno pubblicate il 4 Febbraio), e mi permetto di copiare il post di Marco Cattaneo su Le Scienze.

Buona lettura e... meditate...

La scienza, l’informazione, la politica. E lo sfascio

A metà gennaio, il gruppo DibattitoScienza – nato su Facebook e arrivato ormai a contare oltre 1400 iscritti – ha recapitato dieci domande ai principali protagonisti della campagna elettorale: Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Oscar Giannino, Antonio Ingroia e Beppe Grillo. Sulla falsariga del Science Debate statunitense, Dibattito Scienza si propone l’obiettivo di portare la politica della scienza all’attenzione di chi si candida a governare, e sull’onda del successo e della relativa risonanza ottenuta con le domande poste alle primarie del Partito Democratico, speravamo che gli staff dei candidati trovassero la pazienza di rispondere. Anche sinteticamente, se i ritmi della campagna elettorale sono troppo serrati. Gente come Barack Obama e Mitt Romney lo ha fatto.

Sì, perché quelle proposte da Dibattito Scienza non sono astruse domande di fisica quantistica o di biologia molecolare. Sono domande le cui risposte indicano la direzione che si vuole dare al futuro del paese. Sono domande di sostanza, che parlano di società, di sviluppo, di innovazione, se uno le sa leggere.

E sono domande che trovano ragioni nella cronaca di questi giorni, quasi che chi le ha scritte avesse improbabili doti divinatorie. Ora vedremo perché. Prima, una piccola aggiunta. Sono anche domande che nessuno ha fatto negli studi patinati dei talk show, dove di tutto si discute tranne che di progetti concreti. Sono domande che l’informazione generalista, come si dice, non ha ritenuto di porre a chi dovrà trovarsi alla guida di un paese che era, è e resterà sull’orlo del disastro.

E veniamo alla cronaca, con la domanda numero 5.
“Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?”
Giusto oggi, 30.000 persone hanno passato la notte all’addiaccio, in quel di Castelnuovo Garfagnana, per un allarme lanciato dalla Protezione Civile a seguito di un comunicato dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Peccato che la nota dell’INGV fosse stata diramata al mattino, come racconta Gianluca Valensise, che si trovava in sala sismica a seguire l’evoluzione delle repliche del terremoto del 25 gennaio. E peccato che l’INGV non avesse lanciato un allarme per un terremoto più intenso, che infatti non c’è stato. Pare chiaro che i sismologi si aspettassero una replica più intensa di quelle molto deboli avvertite nei giorni scorsi.
Che c’entra con la domanda di Dibattito Scienza? C’entra. Perché se ci fosse un piano per verificare lo stato del patrimonio edilizio del paese e mettere di conseguenza in sicurezza gli edifici a rischio, stabilendo tempi e priorità degli interventi, allora la gente potrebbe dormire sonni tranquilli a casa propria, anziché evacuare comuni di media grandezza senza ragione, se non il timore di essere indagati, processati e magari condannati per omicidio plurimo. Un timore inevitabilmente innescato dall’esito del processo dell’Aquila. E in più si darebbe fiato – magari con incentivi e defiscalizzazioni – alle piccole imprese edili.
Non è una formula magica e nemmeno una formula matematica: prevenire i terremoti promuove l’economia e le imprese.

Veniamo ora alle domande numero 1 e numero 8.
“Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?”
“Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?”
Ecco, proprio ieri giungeva, per niente inaspettato, l’allarme lanciato dal Consiglio Universitario Nazionale sul declino dell’università italiana. Calano i docenti, calano gli studenti, calano i laureati, calano i fondi, calano i corsi. Inquietante la percentuale dei laureati nella fascia 30-34 anni: 19 per cento, contro una media europea del 30 per cento, 6000 dottorandi in meno rispetto alla media europea.

Insomma, una situazione che agli occhi di qualsiasi persona di buon senso che si candidi alla guida del paese apparirebbe disperata. Badate, di questo passo tra vent’anni non avremo più ingegneri, architetti, biologi, medici, docenti. O perlomeno non abbastanza. Non avremo, dunque, tra le altre cose, di che alimentare il sistema della formazione e il sistema dell’innovazione.
Il che significa che le risposte a quelle domande sono di fondamentale importanza per delineare l’Italia che verrà, l’Italia che lasceremo alle generazioni future. Per questo quelle domande sono importanti.

Perché chiunque abbia viaggiato in Europa sa che lo spread vero è lì, che lì c’è la solidità dell’economia, che lì c’è l’investimento nel futuro.

Per questo mi aspettavo risposte. N’importe quoi, come dicono i francesi. Risposte purchessia. Perché alla fine queste sono le cose più terribilmente concrete che i cittadini possano chiedere alla politica.
Tre leader politici hanno risposto, Bersani, Giannino e Ingroia.

Le risposte saranno pubblicate lunedì 4 febbraio su Le Scienze, sul sito di Dibattito Scienza, su Cronache laiche e su altri mezzi d’informazione on line.

Tre non hanno risposto, Berlusconi, Monti, Grillo. Qualcuno si è scusato perché i tempi erano troppo stretti, ma non rispondere in quindici giorni a domande del genere significa non aver previsto di dare risposte concrete a quelle esigenze. Qualcuno forse non ci ha ritenuto degni di ascolto, troppo poca audience. Qualcuno ci ha detto che le risposte sono già nel programma del movimento, ma non le abbiamo trovate. O meglio, abbiamo trovato proclami, che non fa rima con progetti.

In particolare, è singolare che l’uomo politico più influente del paese negli ultimi vent’anni, durante dieci dei quali è stato presidente del Consiglio, abbia respinto le domande al mittente per la seconda volta. La prima era stata nel 2006, quando pubblicammo – allora sul cartaceo – le sole risposte di Romano Prodi. Tra il 2006 e il 2013, dunque, Berlusconi ha dato più risposte – almeno telefoniche – a Marysthell Polanco e Gianpaolo Tarantini che a noi. Desolati, ne prendiamo atto.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...