martedì 7 gennaio 2014

Ma io, valgo più o meno di un ratto?

Di Nicoletta 'Nike' Boido.

Le affinità morfologiche e biochimiche tra diverse specie e le evidenze paleontologiche confermano che tutti gli organismi derivano da progenitori ancestrali comuni, per cui possiamo dire di essere parenti dei ratti. 
Basiamoci sulla classificazione scientifica che riunisce le specie secondo le caratteristiche morfologiche che condividono e secondo le teorie evoluzioniste, analizziamo passo dopo passo fino a quando i ratti possono “vantare” una parentela con l’uomo. Partendo dallo scalino più alto della classificazione scientifica: 

  • DOMINIO, ratto e uomo sono entrambi EUCARIOTI (organismi viventi uni o pluricellulari costituiti da cellule dotate di nucleo il che accomuna animali funghi e piante) 
  • REGNO appartengono entrambi al regno ANIMALIA di cui fanno parte quegli organismi eucarioti, con differenziamento cellulare ( in biologia, indica la maturazione di una cellula o di un tessuto da una forma primitiva o indifferenziata a una forma matura o differenziata, con funzioni specializzate: negli organismi pluricellulari complessi serve per ripartirsi i compiti.), eterotrofi ( è la condizione nutrizionale di un organismo vivente che non è in grado di sintetizzare le proprie molecole organiche autonomamente partendo da molecole inorganiche: per sopravvivere deve far riferimento a composti organici precedentemente sintetizzati da altri organismi, che sono invece detti autotrofi, come ad esempio tutte le piante che posseggono clorofilla) e mobili durante almeno uno stadio della loro vita, estesi per livello di complessità dai placozoi (organismi marini di acque basse, microscopici e somiglianti vagamente alle amebe, non più grandi di alcuni millimetri e spessi qualche decimo) all'uomo…! 
  • PHYLUM: occupiamo ancora la stessa nicchia: CHORDATA e…
  • SUBPHYLUM: VERTEBRATA di cui fanno parte gli organismi caratterizzati dal possedere una struttura scheletrica ossea e/o di cartilaginea. 
  • CLASSE: MAMMIFERI.che conta circa 5.400 specie (5420) attualmente viventi, variabili in forma e dimensioni dai pochi centimetri e due grammi di peso del mustiolo, agli oltre 30 metri e 150 tonnellate di peso della balenottera azzurra, uno dei più grandi animali finora apparsi sulla Terra. 
A questo punto le strade si separano: il ratto appartiene all’ORDINE dei RODITORI mentre l’uomo appartiene a quello dei PRIMATI che costituiscono un ordine di Mammiferi placentati comprendenti i tarsi, i lemuri, le scimmie e l'uomo moderno. 

La classificazione scientifica prevede ancora la FAMIGLIA: il ratto appartiene a quella delle MURIDE e l’uomo a quella degli HOMINIDI noti anche come grandi scimmie, una famiglia di Primati risalente al Miocene inferiore; poi il GENERE: i ratti è quello del RATTUS e quello dell’uomo: HOMO.

Le similitudini morfologiche che accomunano ratti e uomini, quindi, sono tante da affiancarli sino alla Classe dei mammiferi e poi le strade si separano divergendo. 

Però l’uomo ha seguito una linea evolutiva a sé stante nel regno animale che ha indubbiamente fatto di lui un soggetto “particolare” per il grado di capacità che ha acquisito nel relazionarsi, nel comunicare, nell’ apprendere, nell’ adattare sé all' ambiente che lo circonda ed adattandolo a sé quando necessario e/o possibile. 

Questo processo non è stato sempre facile per gli uomini e, non sempre, è stato privo di errori e incidenti, ma tant’è che ci siamo evoluti fino ad oggi e se volgiamo l’attenzione alla Nostra Storia Passata, non possiamo non essere fieri delle nostre conquiste, come pure non possiamo non vergognarci dei tanti errori commessi, ma per fare un’analisi corretta dovremmo avere una conoscenza enciclopedica che ci permettesse di valutare il nostro cammino sotto diversi punti di vista. (A farlo con la Mia Conoscenza della storia e della scienza, il risultato sarebbe veramente riduttivo e mi sono già spremuta parecchio per imbastire il ragionamento di qui sopra!).

Ma quello che mi frulla nella testa è questo: nel cammino dell’evoluzione dei nostri due protagonisti, il ratto da una parte e l’uomo dall’altra, ad un certo punto il ratto se n’è andato in giro bel bello a fare le “cose sue” senza preoccuparsi più di tanto del perché e del percome si trova su questa terra, non si è spremuto più di tanto per rendere la vita dei suoi simili migliore sotto qualsivoglia punto di vista: mangia quello che trova e se non trova nulla digiuna, non semina, non raccoglie, non impara, non insegna, non migliora, ha sviluppato capacità finalizzate alla sola “sua” sopravvivenza in maniera istintiva ed automatica senza porsi domande, senza cercare risposte fondamentalmente perché non ha acquisito “consapevolezza di sé”.

L’uomo, al contrario, le domande se le è poste, le risposte le ha cercate, si è ingegnato per migliorare la vita propria e quella dei suoi simili: ha seminato, ha raccolto, ha trasmesso agli altri le proprie conoscenze ed è per questo che la sua evoluzione l’ha portato così lontano da suo punto di partenza. 

Facendo questo percorso, ha commesso errori – è palese! – ma tanti sono i risultati che hanno contribuito al miglioramento della vita della sua specie e di quelle che lo circondano – e non datemi addosso con la storia dell’inquinamento e compagnia bella: lo so che ha innescato tutta una serie di problemi, ma sono il prezzo che paghiamo a tante belle comodità… cerchiamo di non essere ipocriti e superficiali come sempre!- Quanto ci hanno arricchito in termini non di denaro, ma di conoscenza, di consapevolezza, di appagamento gli sforzi compiuti da scienziati, filosofi, matematici, poeti, artisti: tutto ciò ci fa estremamente diversi dal ratto! Quanti uomini e donne hanno perso la loro vita nel corso di questo cammino? Ogni specie vivente ha tratto vantaggi e pagato pegni lungo questo percorso! 

L’uomo è l’unico essere consapevole del proprio destino, l’unico che avverta con “consapevolezza di sé” che prima nasce e poi muore: è questo che lo rende diverso dagli altri animali, è la base della sua spinta vitale… allontanare la morte/migliorare la vita. L’istinto lo guida, ma non domina la sua esistenza ed è forse proprio la consapevolezza che interverrà la morte a porre fine alla sua esistenza a dare il senso vero alla sua vita, ad infondergli il desiderio di lasciare un segno del proprio passaggio sulla terra. 

No, mi dispiace, non mi convincerete mai che la vita di un essere umano valga quanto quella di un qualsiasi animale da laboratorio: il confronto non regge.

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