giovedì 23 ottobre 2014

Mannaggia alla gastrite…

Ho già avuto modo di raccontare che il progresso umano è passato attraverso varie prove, tentativi ed errori. Non sempre la verità è evidente, e spesso capita di inciampare in una scoperta senza riconoscerla, oppure di incontrare diciamo ‘difficoltà’ nel far accettare un cambiamento del comune sapere. Per fortuna esistono persone con la testa dura, e quella cosa chiamata ‘metodo scientifico’, per cui alla fine le cose interessanti vengono riconosciute.

Una di queste storie riguarda la gastrite, almeno certi tipi di gastrite. Si tratta di una infiammazione della mucosa gastrica (per semplificare, dello stomaco) che porta a diversi problemi.

Le gastriti ‘acute’ possono essere provocate da diversi fattori, dall’abuso di alcool a quello di medicinali, da shock o altro. Anzi, per decenni la dottrina medica ha sostenuto che le ulcere fossero causate da stress, cibo piccante ed eccesso di acido.

Le gastriti ‘croniche’, che possono portare a ulcere e tumori, molto spesso hanno una origine batterica, ovvero sono provocate da un microorganismo, l’Helicobacter pylori, che ha come habitat naturale la mucosa gastrica, dove è capace di convertire l'urea in ammoniaca. Questo porta ad un

abbassamento dell’acidità dello stomaco rendendolo vulnerabile agli acidi digestivi. Tra parentesi, lo stomaco è una centrale chimica molto aggressiva, molto più della famigerata coca cola, che potete bere (se vi piace) senza preoccuparvi delle sue proprietà corrosive (magari dei suoi zuccheri).
Un tempo la gastrite in generale  veniva curata con diversi prodotti, come antiacidi e protettori della mucosa, e quando diventava ulcera si interveniva chirurgicamente.  Oggi, almeno nei casi di gastrite di origine batterica (la maggior parte), è sufficiente una terapia a base di antibiotici, che risolvono il problema in pochi giorni e senza particolari problemi.

Il nostro imputato, l’Helicobacter pylori, fu identificato per la prima volta nel 1893 da Giulio Bizzozero, un medico italiano, che rilevò il batterio nello stomaco di cani. Purtroppo non si rese conto delle conseguenza della sua scoperta, ed il ruolo di questo batterio rimase un segreto per un altro secolo.

Occorre dire che i medici ritenevano impossibile che un batterio potesse sopravvivere a lungo nelle infernali condizioni presenti nello stomaco, quindi quando Barry Marshall e Robin Warren proposero la loro teoria batterica, vennero messi in ridicolo dalla comunità scientifica. Anzi, pare che Barry sia addirittura stato cacciato da un convegno in cui parlò di questa possibilità.

Ma i due erano convinti della loro scoperta, e Barry, per costringere la gente a dare retta alla sua teoria, bevve una piastra di Petri di batteri, ammalandosi quasi subito di gastrite. I sintomi sparirono dopo due settimane di terapia, ma Marshall continuò a prendere antibiotici per uccidere i batteri rimasti su richiesta di sua moglie, visto che l'alitosi è uno dei sintomi dell'infezione… povera donna, cosa non si sopporta per la scienza!

La malattia e la guarigione di Marshall, basata sulla coltura di organismi estratti da un paziente, fu una dimostrazione plateale della correttezza della loro teoria che accusava l'Helicobacter pylori di provocare la gastrite. L'esperimento fu pubblicato sull'Australian Medical Journal nel 1984 ed è tuttora uno degli articoli più citati della rivista australiana.

A quel punto gli studi su questo batterio si moltiplicarono, portando alle attuali terapie anti gastrite, ed il lavoro di Marshall e Warren è stato premiato con il premio Nobel per la medicina del 2005 con la seguente motivazione: "Per avere scoperto il batterio Helicobacter pylori e il suo ruolo nella gastrite e nell'ulcera peptica".

Che dire… Grazie a Barry e Robin per i loro studi e la loro testardaggine…

Alla prossima!


Da  Il Novese, numero 38, Giovedì 23 Ottobre 2014

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