Translate

lunedì 29 luglio 2019

La difficile vita dei rifiuti

La nuova giunta della città dove vivo ha recentemente iniziato una rivalutazione del sistema di raccolta dei rifiuti, rimandando l'avvio del porta a porta 'spinto', il cosiddetto 'Modello Contarina', e prendendo in considerazione anche l'eventuale costruzione di un termovalorizzatore.
Ovviamente una notizia del genere ha scatenato i commenti sui social, e ho letto affermazioni di ogni tipo, tra cui la completa inutilità dei termovalorizzatori (definiti il male assoluto) perché con la raccolta differenziata si risolve del tutto il problema.
Ho la netta sensazione che molti commentatori, soprattutto i più scatenati, non abbiano chiarissimo il problema rifiuti. Non che io sia un grande esperto, ma qualcosina, sia per interesse ecologista che per incarichi lavorativi, purtroppo ne mastico.
Per prima cosa bisogna aver ben chiaro che non esiste un tipo di rifiuti. Ci sono quelli urbani, quelli speciali, quelli industriali, quelli da scavo eccetera. Esistono norme a livello europeo che codificano i rifiuti con il cosiddetto Codice CER, e che cercano di garantire tracciabilità dei diversi tipi di rifiuto per evitare 'sparizioni'...
Ogni tipo di rifiuto deve essere trattato nel modo corretto, e il primo obiettivo del sistema è il RIUTILIZZO, il RECUPERO e il RICICLAGGIO. Siccome questo non è possibile per tutto, ci sono poi il conferimento in discarica e l'incenerimento.
L'Unione Europea cerca di darsi delle norme per la corretta gestione dei rifiuti. Non sempre rappresentano il meglio offerto dalla tecnologia, ma almeno ci sono delle basi comuni valide come il pacchetto economia circolare e la direttiva plastiche monouso. E tutto si può, anzi si deve, migliorare.
Considerando tutto il 'sistema rifiuti', a mio avviso ci sono diversi passi da considerare, che in funzione dell'ambito, domestico, industriale, sanitario, possono essere facili e risolutivi o estremamente difficili da gestire.
1 - EVITARE di produrre il rifiuto. Sembra banale, ma non comprare più cibo di quello che occorre, non usare contenitori monouso, privilegiare prodotti con imballo ridotto è il primo passo per la riduzione di rifiuti prodotti.
2 - Valutare se si può riutilizzare. Quello che per noi è un rifiuto per altri può essere utile. Per esempio, se decido di liberare la libreria, invece di buttare libri e riviste posso cercare qualche biblioteca o centro di incontro dove i nostri vecchi libri possono avere una nuova vita.
3 - Fare la RACCOLTA DIFFERENZIATA. Buttare tutto in un sacchetto rende molto difficile riuscire a recuperare e riciclare. Difficile è trovare il giusto equilibrio tra facilità di gestione da parte del produttore ed efficacia della raccolta, anche perché ci vuole una buona qualità del rifiuto differenziato per permettere un buon risultato del passo successivo.
4 - RICICLARE e RECUPERARE il rifiuto differenziato. Qui è dove ci sono i problemi più grossi. Riciclare il vetro raccolto alla rinfusa è facile, ma occorrono impianti all'avanguardia per separare i diversi tipi di vetro e avere un risultato economicamente e qualitativamente valido. Molto più difficile il riciclaggio della plastica, o meglio 'delle plastiche'. Ci sono ovviamente diversi sistemi per la separazione e il riutilizzo/riciclaggio delle plastiche, e per certi materiali si potrebbe arrivare a percentuali di riutilizzo superiori al 90%, ma allo stato attuale ci ritroviamo con situazioni a dir poco imbarazzanti. La Cina ha bloccato l'import di rifiuti in plastica, e i depositi italiani sono tanto pieni di balle di plastica che ogni tanto, 'casualmente', prendono fuoco… qualche esempio:
5 - E quello che resta? Si, perché anche assumendo che i passi da 1 a 4 siano stati fatti bene, che si sia fatto poco rifiuto, sia stata fatta la raccolta differenziata e si sia riciclato il tutto, che si siano rivisti i processi industriali per ridurre ancora, esiste ancora una parte di rifiuti, sia urbani che industriali (inclusi i rifiuti del riciclaggio) che in qualche modo deve essere smaltita.
A questo punto ci sono 2 alternative: discariche e termovalorizzatori. Le discariche significa fare un buco e lasciare li la roba ad accumularsi. I termovalorizzatori permettono di generare energia da rifiuti, e di ridurre di moltissimo la parte che va in discarica (perché ci sono le ceneri, che non sempre sono riutilizzabili…).
Ovviamente sia le discariche che i termovalorizzatori hanno i loro difetti, che andrebbero però valutati correttamente nell'intero ciclo dei rifiuti, e applicando il meglio delle tecnologie oggi disponibili. Un esempio è il termovalorizzatore di Copenaghen, mentre per le discariche non ho esempi virtuosi.
Soprattutto, non sono cose che si possono discutere senza dati di fatto oggettivi e in base allo schieramento politico...

venerdì 5 luglio 2019

Responsabilità di chi scrive o commenta sul Web (UPD 05-07-2019)

Il web è un mezzo potente, ed è soggetto alle leggi sulla privacy e sulla diffamazione, a cui cerco di sottostare.
Ritengo importante segnalare ai miei lettori questo articolo di Tom's Hardware, che fa il punto sulla situazione alla data in cui scrivo.
Alcuni passaggi meritano attenzione.
- Di conseguenza se una volta il direttore responsabile di un giornale era quasi sempre l'unico a rischiare di incorrere in reati penali come la diffamazione, oggi anche blogger e utenti comuni devono prestare molta attenzione a quello che scrivono online.
Ovvero, anche un semplice commento ricade sotto la legge.
(Cass. pen., sez. I, 16 aprile 2014, n. 16712).
Più precisamente, in tale pronuncia la Corte, facendo applicazione dei principi già consolidati in materia di diffamazione a mezzo stampa, ha ritenuto sufficiente, ai fini dell'integrazione della diffamazione a mezzo Facebook, che "il soggetto la cui reputazione è lesa, sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dall'indicazione nominativa". Infatti – ha precisato la Corte –, è "sufficiente ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell'altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due".
Un punto interessante riguarda la moderazione dei commenti in un blog, e, per estensione, delle pagine Facebook e dei forum:
Per quanto concerne il blogger, nei casi in cui questi assume la veste di "moderatore" filtrando i messaggi dei lettori prima di pubblicarli, lo stesso potrà essere chiamato a rispondere del reato di diffamazione "in concorso" con l'autore dei messaggi diffamatori, ove si accerti che il blogger abbia volontariamente scelto, dopo aver letto il messaggio, di continuare a diffonderlo in Rete. Per contro, nei casi in cui i messaggi dei lettori vengano automaticamente pubblicati, senza alcun filtro da parte del blogger, solo gli autori dei messaggi risponderanno di eventuali offese o reati, in quanto il nostro ordinamento non riconosce in capo al blogger alcuna posizione di garanzia rispetto agli articoli o ai messaggi di terzi pubblicati sul suo blog.
Io da tempo permetto i commenti solo da parte di utenti registrati, che si devono quindi assumere la responsabilità diretta, e mi riservo il diritto di CANCELLARE commenti che reputo eccessivi o fastidiosi. Tuttavia, non esercitando moderazione dei commenti, chi commenta è responsabile di ciò che scrive.
Alla prossima

Cookies Google Analitycs

Questo blog usa i cookie standard di Google per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il traffico. Questi cookie vengono usati da Google per fornire informazioni sul modo in cui utilizzi questo blog alle agenzie pubblicitarie, agli istituti che eseguono analisi dei dati web e ai social media partner di Google. Io personalmente utilizzo esclusivamente i rapporti standard di Google per il conteggio delle visite al blog, e NON utilizzo Google AdSense. Visualizza dettagli