Siccome è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, dico
subito che questo post è pesantemente basato su post trovati in rete, che
trovate citati in fondo ai punti 1 e 2, insieme ad altri link di
approfondimento.
Credo tutti voi conosciate Charles Darwin (3), noto per il
libro ‘L’origine delle specie’ (pubblicato
nel 1859) scritto dopo un lungo viaggio come naturalista di bordo durante il
secondo viaggio della HMS Beagle (4),
dal dicembre 1831 all’ottobre 1836. Con questo suo lavoro Darwin ha definito la
teoria dell’evoluzione che, detto per inciso, è stata più volte verificata e si
è dimostrata essere fondamentalmente corretta.
Sir Charles ha scritto anche altri libri, uno dei quali
pubblicato nel 1862: I vari espedienti
mediante i quali le orchidee vengono impollinate dagli insetti.
Nel Gennaio del 1862 Robert Bateman inviò a Darwin, che
stava allora scrivendo il libro appena citato, alcuni esemplari dell’orchidea Angraecum sesquipedale, una pianta
endemica delle foreste pluviali del Madagascar conosciuta come orchidea cometa.
Quando il naturalista posò gli occhi su A.
sesquipedale, fu sorpreso dalla straordinaria lunghezza dei suoi nettarii
tubulari, che stimò essere di circa trenta centimetri. Ecco cosa scrisse Darwin
a riguardo nel suo libro sulle orchidee.
Questa specie, i cui grandi fiori esameri, simili a stelle formate di
candida cera, hanno destato nel Madagascar l’ammirazione dei viaggiatori, non
può non essere notata. Sotto il labello pende al basso un nettario verde di
straordinaria lunghezza e simile ad una frusta. In parecchi fiori, che mi
furono spediti dal signor Bateman, ho trovato nettarii lunghi undici pollici e
mezzo, e solo la porzione inferiore fino alla lunghezza di un pollice e mezzo
ripiena di nettare. Si può domandare, a quale scopo possa servire un nettario
di una lunghezza tanto sproporzionata. Io penso che noi arriveremo a
persuaderci, che la fecondazione della pianta è condizionata ad una tale
lunghezza e alla presenza del nettare solo nella porzione inferiore. Restiamo
stupiti che un insetto qualsiasi possa essere capace di raggiungere questo
nettare. Le nostre specie inglesi di Sphingidae hanno proboscidi lunghe quanto
il loro corpo; ma nel Madagascar devono esistere farfalle notturne la cui
proboscide può essere allungata sino a dieci o undici pollici!
Come sarebbe a dire, una farfalla con una spirotromba lunga
30 centimetri? Ma Charles era forse impazzito?
Con il termine spirotromba si indica l’apparato boccale di
farfalle e falene, costituisce una vera e propria proboscide che viene
utilizzata per succhiare il nettare. La spirotromba non rappresenta solo
l’apparato che permette ai lepidotteri di nutrirsi, ma anche lo strumento con
cui le piante riescono a farsi impollinare, in quella che prende il nome di
impollinazione entomofila.
Darwin dimostrò che i lunghi nettarii delle orchidee
servivano all’impollinazione facendo un semplice esperimento. Prese un cilindro
e lo inserì per tutta la lunghezza del nettario, lo tolse e notò che il polline
aveva aderito al cilindro. Quando reinserì il cilindro, i pollini si
attaccarono allo stigma, la struttura deputata alla ricezione del polline.
Nell’orchidea di Darwin il nettare si trova in fondo al nettario, la falena
attirata dalla sostanza zuccherina è costretta quindi ad inserire la
spirotromba per tutta la sua lunghezza, massimizzando le probabilità che del
polline vi rimanga attaccato.
Anche se Darwin aveva dato una dimostrazione empirica del
processo di impollinazione di queste orchidee, eravamo ancora nel campo delle
congetture. Nessuno aveva mai trovato un insetto con quelle caratteristiche.
La dimostrazione della correttezza del ragionamento di
Darwin venne solo 40 anni dopo, e 20 anni dopo la morte del naturalista. La
falena a lungo ricercata, e già Alfred Wallace nel 1871, Xanthopan morganii, della famiglia delle Sphingidae, fu trovata nel 1903 dagli entomologi Lionel Walter
Rothschild e Karl Jordan.
È un vero e proprio spettacolo osservare come la loro
spirotromba, inizialmente ripiegata in una sorta di spirale, venga allungata
per raggiungere la sostanza zuccherina di cui si nutrono. All’insetto venne
aggiunto l’epiteto praedicta in onore
della predizione fatta da Darwin quasi 50 anni prima.
Questo curioso caso di storia naturale non solo smentisce
coloro che denunciano l’inesistenza di qualsiasi capacità predittiva della
teoria dell’evoluzione, ma è un esempio perfetto di adattamento e coevoluzione.
Piante da fiore e insetti hanno danzato insieme attraverso le ere della storia
dell’evoluzione, adattandosi le une con gli altri, ed è proprio la comprensione
di questa relazione che ha consentito a Darwin di immaginare l’esistenza di Xanthopan morganii praedicta.
Alla prossima!
Da http://www.alessandrianews.it/opinioni/
Foto tratte da Wikipedia.
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| Photo by Thérèse Viard Plant cultivated in France, december 2006 |
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| Natural History Museum of London |


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