| Immagine tratta da National Geographic |
Oggi viviamo in un mondo sempre più piccolo, e
le nostre azioni hanno conseguenze che vanno aldilà di quello che possiamo
immaginare. Un esempio, incredibile al punto da poter essere una bufola se non
venisse dalla splendida rubrica di Telmo Pievani, lo ho letto su ‘Le Scienze’
di Febbraio.
I gorilla sono scimmie antropomorfe, e vivono
in alcune zone dell’Africa equatoriale. Esistono diverse specie di questi
nostri cugini, tutte più o meno a rischio di estinzione. Per esempio, i gorilla
di montagna, resi famosi dallo splendido libro ‘Gorilla nella nebbia’ (da cui è
stato tratto il film omonimo), biografia della ricercatrice Dian Fossey, sono
ormai meno di 800. Decimati dal bracconaggio, dalla distruzione del loro habitat
naturale, e dal virus Ebola, rischiano di sparire per sempre. Una sottospecie
del gorilla occidentale, il rarissimo Cross River Gorilla, vive solo in una
piccola zona fluviale al confine tra Nigeria e Camerun, ed è ormai sul ciglio
dell’estinzione.
Il maggior responsabile della morte dei
gorilla, come di altri animali, e della distruzione della biodiversità è,
chissà come mai, l’uomo e la sua avidità. Ma cosa c’entrano gli smartphones?
Ora ci arriviamo.
Nella continua lotta tra produttori di
elettronica per offrire il gadget più ‘cool’, la tecnologia si spinge sempre
più avanti nella miniaturizzazione, per offrire la consolle di gioco più
potente, il telefonino con lo schermo più luminoso, o il tablet con il
processore più potente. Per questi telefoni di ultima generazione, che tra 6
mesi (o meno) saranno già obsoleti, non bastano più i ‘vecchi’ condensatori
ceramici, e bisogna usare materiali con caratteristiche superiori, come un
metallo raro chiamato tantalio. Durissimo, resistente, ottimo conduttore e con
punto di fusione elevatissimo, era usato soprattutto per turbine aeronautiche,
strumenti chirurgici e protesi. Il suo uso nell’elettronica, soprattutto nella
telefonia, ne ha mandato il prezzo alle stelle, dando impulso alla sua estrazione.
Il tantalio di ricava da una specie di sabbia
scura, leggermente radioattiva, detta ‘coltan’ (dai componenti, columbite e
tantalite). I giacimenti di coltan più importanti si trovano in Brasile, in
Australia ed in Africa, soprattutto in Mozambico ed in Congo.
| Immagine tratta da Wikipedia |
Sfortunati, i gorilla… vivono proprio dove ci
sono grandi giacimenti di questo minerale. Vista l’avidità umana, non stupisce
che individui senza scrupoli sfruttino questa ricchezza senza preoccuparsi di
problemi ambientali. Dopotutto, non si fanno problemi a sfruttare per pochi
dollari migliaia di disperati, bambini inclusi, messi a scavare a mani nude.
Il
coltan è solo un nuovo motivo per scatenare conflitti, che si aggiunge ad oro,
diamanti ed altre materie prime rare e preziose. E chissenefrega se per
arricchirsi qualche migliaio di elefanti (ehi, buoni anche per l’avorio
questi!) e di gorilla devono morire. Muoiono anche i pigmei Mbuti? E allora?
L’importante è che il loro conto in banca non ne abbia a soffrire…
E l’importante per noi è che a Natale arrivi
l’ultimo smartphone, poco importa se sfrutteremo solo il 5 % delle sue
possibilità e che quello ‘vecchio’ faccia ancora più che egregiamente il suo
lavoro. Tanto noi non lo sappiamo che quel telefonino è sporco di sangue, umano
e di gorilla.
Adesso che lo sappiamo, però, che faremo? Il
minimo, ma veramente il minimo, sarebbe almeno riciclare quello vecchio.
Da Il Novese, numero 30, Giovedì 2 Agosto 2012
PS: da oggi il Novese e l'Ovadese vanno in ferie. La rubrica riapparirà, come per magia, a Settembre.
. Wikio
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